Come un ANIMALE che morde l’ARIA

È necessario produrre assenza, non presenza

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Ph. Kelly L - Pexels

Si dice che la nostra civiltà abbia smarrito il senso dello spirito.

Come scrive il Prof. Capozzi, “la civiltà occidentale, un tempo cristiana, ora pressoché disgregata nella secolarizzazione radicale, ha trasferito e distorto il senso religioso del peccato, dell’espiazione, della redenzione sul piano socio-politico e su quello dei rapporti tra uomo e natura.”

Il problema è che non è l’essere umano che può produrre il risveglio. È lo spirito che può coinvolgere gli uomini.
L’uomo è vuoto perché è estraneo a questo processo. Come fa l’essere umano a riproporre un modo di sé che non ha più?

È necessario produrre assenza, non presenza.
Non è facile, perché siamo educati a un continuo sforzo razionale, siamo educati all’attività non alla sua remissione. Ma questa nuova percezione dovrebbe nascere dalla fine di questo sforzo che continua a rincorrere se stesso come un animale che morde l’aria.

Quando si resta assenti, improvvisamente si percepisce, ma quando si cerca di descrivere la percezione questa sfugge.
Serve stimolare gli inconsci per farli finire in mare aperto perdendo ogni approdo, soprattutto l’idea di se stessi.

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C’è una grande dispersione e difficoltà nel gestire questo processo. Anche perché ognuno di noi ha soprattutto bisogno di un’idea di sé, per quanto sbagliata, per esistere. Quando metti in crisi quella idea sbagliata di te, si apre un vuoto che fa paura.

Tutte le nostre azioni di ogni giorno, anche se non ce ne accorgiamo, rimandano a un fine che siamo noi, all’idea di noi stessi. Se quell’idea di noi, conscia o semi conscia, crolla, di conseguenza crolla l’interazione tra noi e il reale che abbiamo intorno.

Bisogna avere il coraggio di lasciare spazio a questa paura. Di vivere la paura della perdita di sé, il vuoto di non avere un Io per integrare il rapporto tra noi e l’esistenza.
Solo lasciando spazio al vuoto, a questa voragine che annichilisce nel terrore, si può cedere allo spirito che ci educa alla novità di noi stessi.

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