🔴 La nuova VIA PALESTRO color catrame: che fine ha fatto l’asfalto “ROSSO MILANO”?

La promessa: al posto del pavé l'asfalto rosso. Poi c'è la realtà


Togliere la pavimentazione storica di via Palestro, con la promessa che al suo posto sarebbe arrivato un asfalto rosso? Questa l’idea suggestiva.
Poi c’è la realtà che scatena le reazioni dei milanesi. 

🔴 La nuova VIA PALESTRO color catrame: che fine ha fatto l’asfalto “ROSSO MILANO”?

Com’era

# Eliminato il pavé…

Ph. Christian Busato

Un’immagine, un sentimento e, come per magia, scattano i ricordi. È successo ieri sera, quando Christian Busato ha scattato queste foto in Via Palestro, pubblicandole poi sul Cantiere Urbanfile.
Immediatamente sono riaffiorati i ricordi di promesse, mantenute solo in parte.
È sicuramente stato rimosso lo storico pavé coi suoi binari, ormai in disuso da 40 anni; insieme alla rimozione dei lastroni è stato raggiunto un grado di sicurezza maggiore per le due ruote.

Ma c’è quella vocina fastidiosa dei ricordi, quella che sussurra “asfalto rosso, quello utilizzato in centro“. Quindi si ritorna a guardare le foto con più attenzione e si nota che l’asfalto non è per niente rosso

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# L’asfalto “rosso Milano”

Ph. Milano Post

L’asfalto color rosso è una scelta che il Comune di Milano ha intrapreso “per coniugare la sicurezza [delle strade n.d.a.] e salvaguardare il carattere storico di un luogo importante per i milanesi“, (citando una delle ragioni dei nostri amministratori).
Ma resterà uno dei misteri che da quest’epoca consegneremo alla storia, per investigarci su e trovare il colpevole: a Milano l’asfalto rosso diventa, prima o poi, sempre nero.
In Piazzale Baracca, come in altri luoghi del centro storico, succede dopo qualche anno.
In via Palestro deve essere successa una magia particolare: è diventato nero in corso d’opera.

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# Intervento economico, che rompe la poesia di un angolo storico

Ph. Christian Busato

Le reazioni “a caldo” dei milanesi sono, in pratica, un coro di critiche e, con tutta onestà, nessuno vorrebbe essere nei panni dei protagonisti di questa distesa di bitume, stamattina.

«Si sarebbe potuto asfaltare solo la sede stradale e lasciare il pave ai lati, com’era in un piccola porzione» dice Andrea L. seguito da altri che ne condividono il pensiero.

«Dove sono quelli che: “ma l’asfalto sarà di un elegantissimo rosso”? Uno scempio indecente!» dice Riccardo M. mentre gli fa eco Camilla P. «Che peccato!», aggiungendo l’emoticons con il magone.

Laura M. gioca la carta storica «tra la villa neoclassica del ‘700 del Pollak e più bella della città e i giardini pubblici del Piermarini più antichi e famosi di Milano …un tratto ricco di storia e di zero industrie o negozi….serviva l’orrido catrame a spezzarne la poesia?!», ponendo inoltre un ulteriore quesito: «come fanno a Salisburgo?».

Interessanti i commenti a favore: parlano comunque solo della sicurezza di quel tratto di strada, che vanno a sbattere però con la realtà: Via Palestro non è mai stata una highway di Los Angeles. Buona parte dei commentatori lo sa e, infatti, molti si auspicavano un uso del catrame nella sola sede stradale, «per lasciare il pave ai lati, salvaguardando la particolarità della via. Oltre a creare un arredo urbano adeguato al contesto» (Andrea L.)

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# Le ragioni del cuore e quelle del catrame

Ph. Christian Busato

Come descritto in questo articolo, il pavé di Via Palestro è stato rimosso per incentivare la mobilità leggera e per oggettivi problemi di sicurezza. Il lastricato, sollecitato dai moderni mezzi a 4 ruote, si solleva e genera pericoli costanti. La manutenzione del pavé sembra essere una sfida che nessuno è in grado di affrontare, nella Milano dei grattacieli.

Meglio una distesa di catrame?
A parere di chi scrive ha fatto bene Christian Busato a incentrare la questione sul contrasto tra l’eleganza della pavimentazione precedente e il «conglomerato bituminoso» fotografato.
Non è l’unica chiave di lettura, ma rende l’idea di aver trasformato Via Palestro in «un’anonima strada di periferia», come sottolinea il primo commento di Roberto S.

Quindi in periferia, tutto questo andrebbe bene? Siamo proprio sicuri di questo?

 

Fonte: Cantiere UrbanFile FB

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LAURA LIONTI

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Tecnico del suono milanese, nata da milanesi importati dalla Sicilia. Il mio quartier generale è sempre stato il Gallaratese con i suoi giardini e il verde, difeso a volte a spada tratta. Sogno che Milano si candidi a luogo ideale per creare un laboratorio a cielo aperto che ricerchi e trovi la soluzione per le Smart Cities, Città e comunità sostenibili: obiettivo 11 degli SDGs