Cagnoli: i passi per far RIPARTIRE l’Italia (minimizzando rischi e danni del coronavirus)

Abbiamo intervistato l'uomo del momento, le cui idee sulla gestione dell'emergenza coronavirus hanno avuto largo spazio sui principali mezzi di informazione

Negli scorsi giorni Giovanni Cagnoli, Presidente di Carisma SpA e storico fondatore di Bain & Company, ha preso in considerazione alcuni elementi fondamentali dell’emergenza che il nostro Paese sta vivendo, ridefinendone le basi.
A partire da questa analisi, Cagnoli ha individuato una “road map” per gestire le prossime settimane, che ha avuto larga eco mediatica, da Affaritaliani.it al Corriere della Sera alle pagine facebook di alcuni esponenti politici.
L’approccio è pragmatico e getta uno spiraglio di luce. Abbiamo deciso di contattarlo per approfondire le sue proposte.

Giovanni Cagnoli: i passi per far RIPARTIRE l’Italia (minimizzando rischi e danni del coronavirus)

Quali sono le vie di uscita dal Coronavirus?

Ad oggi le ipotesi per ridurre i morti da Coronavirus sono:

  • vaccino: con tempi troppo lunghi
  • cure: possono ridurre, ma ancora in via di sperimentazione
  • distanziamento sociale di tutti
  • proteggere le categorie più deboli, distinguendo per fasce di età.

 

Il nostro Paese quale ha intrapreso?

L’Italia ha scelto l’opzione numero 3.
Il punto chiave in questo momento però non è cosa chiudere, come definito dai recenti DPCM e Ordinanze di alcune Regioni.
Perché in ogni caso, a meno di fare veramente come a Wuhan (ammesso e non concesso che si riesca a replicare in Italia) è necessario che un 30% di persone continui a muoversi per far sì che continuino le attività necessarie alla sopravvivenza (cibo, cure ospedaliere). Queste persone inevitabilmente stanno continuando a diffondere il contagio.
I numeri un po’ alla volta miglioreranno, ma quando si toglierà il distanziamento sociale, riaprendo le attività, il numero dei contagi comunque risalirà, anche per le interrelazioni con gli altri Paesi. Quindi non è una via di uscita.

 

Cosa si dovrebbe fare oggi?

Dobbiamo prendere in considerazione l’opzione numero 4.
Bisogna dare percorsi diversi a seconda delle 3 fasce di età, definite principalmente in base ai rischi di esposizione al virus:

  1. sotto i 55 anni
  2. dai 55 ai 65 anni
  3. sopra i 65 anni.

Va affrontata la scelta di quando e come riaprire le attività in tempi rapidi.
Per affrontare decisioni di questo tipo, è necessario partire dai numeri e definire alcuni parametri, dei key performance indicators (KPI), i più importanti sono:

  1. numero di quante persone hanno sviluppato immunità, basato sul test anticorpale del veneto
  2. numero di decessi.

Questi numeri possono essere confrontati anche con quelli dei Paesi con poca popolazione, in cui è molto più facile avere un controllo più preciso dei contagi, come San Marino, Isole Faroe, Islanda, Lussemburgo.
Oppure un altro caso studio interessante è costituito dalla Diamond Princess, che ha registrato il 20% di contagi e lo 0,3% mortalità. Numeri molto diversi da quelli della Lombardia ad esempio.
Da questi numeri si possono fare delle inferenze, per fasce di età e per Regione, sul numero dei contagi e definire degli scenari.

 

Qual è l’aspetto cruciale in questo momento?

Chi prende le decisioni è di fronte a una scelta sociale importante.
Per fare un esempio: abbiamo tutti accettato che guidare l’auto comporti moltissimi rischi, tra cui i decessi di tantissimi giovani (e non di tanti anziani): è come se oggi si chiedesse di impedire a tutti di guidare per evitare quei decessi.
Non funziona così. Dobbiamo in minima parte accettare anche alcuni rischi correlati al Coronavirus per continuare a vivere, così come facciamo in tanti ambiti della vita e soppesare i rischi di oggi con i rischi di domani. Sembra cinismo, ma è l’opposto. si tratta di avere cura tutti oggi, domani e dopodomani.

 

Qual è la proposta per le prossime settimane?

E’ necessario delineare un percorso per la riapertura delle aziende e del mondo del lavoro.
Quando? Quando il numero dei decessi sarà molto inferiore alla metà dei tassi di mortalità di oggi, ovvero ho stimato tra il 6-14 aprile.
Chi? Si apre alla fascia sotto i 55 anni, che torna a lavorare.
Sotto i 55 anni i contagi sono per la maggior parte superati come una grave influenza con possibile complicazione di polmonite, in ogni caso in maniera gestibile per le strutture sanitarie. Sotto i 50 anni il tasso di mortalità senza patologie pregresse è molto vicino allo zero (meno di 0,1%).
Chi non torna a lavorare, sempre nella fascia sotto 55 anni , senza un valido motivo, potrebbe anche farlo liberamente, ma il sussidio dello stato dovrebbe essere davvero solo di sussistenza (600 euro al mese per ipotesi) e l’isolamento domiciliare assoluto e controllato.
I datori di lavoro dovranno dotarsi di misure adeguate.
Si potrà anche tornare a correre e passeggiare, nel rispetto delle norme di sicurezza, per ristabilire un po’ di normalità e mantenerci sani anche sotto un profilo psicofisico.
Il 21 aprile riaprono bar e ristoranti, con le limitazioni di distanza già previste.
Dal 2 maggio, quando molta gente avrà sviluppato l’immunità, riapriranno le scuole e ci si potrà spostare.

 

E se così non fosse?

Non gestire questo significa andare incontro a:

  • fallimento di un numero elevatissimo tra le attività non focalizzate sul settore alimentare e sanitario/farmaceutico
  • disoccupazione immediata e fino alla riapertura al 70%, circa 12-13 milioni di persone, poi stabilmente e dopo il termine delle chiusure tra il 20 e il 25%
  • nazionalizzazione delle banche
  • nel lungo termine elevata probabilità di iper inflazione e distruzione di risparmi e pensioni.

 

Quali sono le competenze necessarie da mettere in campo ora?

Per gestire al meglio la situazione è assolutamente indispensabile che ci siano persone dotate di un forte senso dell’etica e preparate in ambiti diversi, quali:

  1. infettivologo/epidemiologico
  2. economico in ambito industriale
  3. giuridico
  4. retail/logistica
  5. bancario
  6. analisi di big data/statistico
  7. sindacale
  8. comunicazione
  9. psicologico/scienze sociali.

Questo Gabinetto deve riuscire a prendere decisioni fondate e mirate sul piano di riapertura del Paese, le misure da prendere per il rilancio e la comunicazione entro massimo una settimana da oggi.

 

Uno sguardo al futuro…

Guardando al nostro futuro, abbiamo davanti due modelli:

  1. collettivistico- tipo Cuba, tutto nazionalizzato
  2. capitalismo con importanti correttivi per limitare gli eccessi che sono stati tipici degli ultimi anni (tassazione, redistribuzione del reddito, limiti ai super stipendi, etc..).

Questa decisione deve essere presa, al più tardi, nei prossimi due mesi.
Ad oggi lavorano 4,5 milioni di persone nel settore pubblico, 18 milioni nei restanti settori, di questi ultimi un 20-30% è già de facto disoccupato (turismo, negozi, autonomi). Queste persone mantengono tutti gli altri, 40 milioni circa.
Se anche queste perderanno il lavoro… avrete capito da soli cosa ci resta.

 


Giovanni Cagnoli è Presidente di Carisma SpA, Holding che detiene 14 aziende con oltre 300 milioni di fatturato ed oltre 1.000 dipendenti. Le aziende della Holding operano in settori diversificati (food, moda, retail, marketing, leisure, …).
Fondatore e CEO di Bain & Company Italia dal 1989 fino al 2017. E’ stato consulente dei primari gruppi bancari e finanziari italiani ed è particolarmente attivo nello sviluppo e definizione di piani di turnaround e di creazione di valore per gli azionisti di grandi organizzazioni.
Ha ottenuto un MBA alla Sloan School of Management, al M.I.T di Boston nel 1982 e si è laureato in Business Administration all’Università Bocconi di Milano nel 1981.

MICHELA PARLATO

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1 COMMENTO

  1. Condivido pienamente il pensiero del Presidente Giovanni Cagnoli. Le attività dovranno riaprire per la tenuta del sistema economico-finanziario del nostro paese: imprese, famiglie e quant’altro. A mio avviso, bisognerebbe riaprire le attività lavorative facendo ai dipendenti i tamponi sul posto di lavoro.

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