7 STORIE curiose del CASTELLO SFORZESCO

Il Castello Sforzesco è uno dei luoghi più visitati dai turisti in visita a Milano, ma in pochi sanno le storie che nasconde. Voi quale conoscete tra queste?

Credits: Andrea Cherchi - Castello Sforzesco

Il Castello Sforzesco è uno dei luoghi più visitati dai turisti in visita a Milano, nonché meta obbligata per ogni scolaresca e per ogni milanese che si rispetti. Quanti infatti non hanno visitato almeno una volta nella vita il castello? Quanti non hanno mai passato una domenica pomeriggio d’estate seduti in un prato di una delle corti interne?

Nonostante quindi il Castello Sforzesco sia un luogo davvero noto, vi lanciamo una sfida. Sapevate tutte queste curiosità?


7 STORIE curiose del CASTELLO SFORZESCO

#1 La sconcia fanciulla

tosa che si rasa

In una delle prime sale del castello si può notare un particolare bassorilievo. Raffigura una ragazza nell’atto di radersi il pube. Originariamente tale effige era situata come ornamento di uno degli ingressi della città, per la precisione a Porta Tosa. “Tosa” in dialetto milanese significa ragazza ed è probabile che il nome derivasse da tale immagine, come può essere che in realtà Tosa sia una contrazione del nome Tonsa, cioè rasata. Chi era dunque costei? Ci sono varie versioni popolari circa l’identità della “sconcia fanciulla”. C’è chi dice che fosse una prostituta, proprio perché la rasatura del pube era un’usanza tipica delle meretrici che lo facevano per eliminare i pidocchi. Ci sono altri invece che sostengono che in realtà si tratti di Beatrice di Borgogna, moglie di Federico Barbarossa, che nel 1162 rase al suolo Milano. Talmente odiata dai milanesi fu questa donna che probabilmente fu raffigurata nei panni di una prostituta.

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#2 La Stanza del tesoro

Pochi sono a conoscenza del fatto che il castello possiede una Stanza del Tesoro. Per accedervi bisogna passare dal Cortile della Rocchetta e si giunge così in questa stanza molto protetta. Di chi era questo tesoro? La storia dice che il legittimo proprietario era Ludovico il Moro, Duca di Milano e che questa sala fosse utilizzata come un moderno caveau. Qui infatti erano stati messi tutti i danari del Conte che, per inciso, non dovevano nemmeno essere così pochi, considerando che egli pensava di utilizzarli per espandersi in tutto il Nord Italia. Purtroppo del tesoro non se ne conosce la fine, però si è conoscenza dell’uso a cui era adibita la sala grazie alla scoperta di un ingegnoso sistema antifurto ante litteram. Per essere ancora più sicuro Ludovico decise poi di mettere all’ingresso del suo caveau personale un grande affresco, a monito dei ladri.

#3 L’Affresco senza testa


In fronte alla sala del Tesoro si può dunque ammirare questo affresco molto particolare. Esso raffigura un personaggio mitologico, a cui però manca interamente la testa. Tale affresco fu scoperto nel 1890 quando Luca Beltrami iniziò i lavori di ristrutturazione. Che cosa raffigura? Negli anni sono state fatte varie congetture. Inizialmente i critici avevano dato la paternità di tale opera a Leonardo Da Vinci e ritenevano che il personaggio fosse Mercurio, oggi invece essi sono tendenzialmente d’accordo a ritenere l’autore il Bramantino e il soggetto Argo dai Cento occhi. Egli era un gigante mitologico che non dormiva mai perché per riposare gli era sufficiente chiudere un occhio a rotazione. Nel mito si narra che Zeus si fosse innamorato della ninfa Io ma, sapendo che sua moglie Era sarebbe stata gelosa, la trasformò in una giovenca. Era si fece regalare tale animale e la affidò ad Argo perché la sorvegliasse. Zeus allora incaricò Ermes di liberare Io. Ermes riuscì a fare addormentare completamente il gigante, lo uccise e liberò la prigioniera. La dea Era allora, addolorata, prese gli occhi di Argo e li distribuì sulle code dei pavoni. Argo quindi rappresenta un guardiano e senza dubbio la sua posizione in fronte al tesoro non è casuale.

#4 La sottoscrizione pubblica per portare il Castello all’antico splendore

I milanesi in passato non amavano il castello perché rappresentava il simbolo dell’oppressione, del potere. La storia infatti conta svariati tentativi di saccheggio, di attacco e persino di demolizione da parte dei cittadini. Anche gli storici abitanti del maniero che si sono succeduti, non trattarono certo il luogo con il rispetto dovuto. Le nobili sale affrescate infatti sono state nel tempo adibite a refettorio, a stalle, a fienile e ad altri usi poco consoni. Nel 1521 la Torre del Filarete era stata addirittura adibita a deposito di munizioni e quando a causa di un fulmine si verificò un’esplosione essa provocò ingenti danni alle murature.

Nonostante quindi il castello sia stato bistrattato dai suoi proprietari e dai cittadini, quando nel 1893 fu indetta una sottoscrizione pubblica per riportare il complesso all’antico splendore molti furono i cittadini che parteciparono mostrando la convinzione che, in fondo, senza il castello Sforzesco si sarebbe perso un importante simbolo della città. Fu così che i lavori iniziarono, guidati dall’architetto Luca Beltrami, e riportarono il castello alle attuali sembianze.

#5 Il cunicolo segreto verso Santa Maria delle Grazie

Credits: manoxmano.it – Cunicolo segreto

La leggenda narra che nei sotterranei del castello vi sia un passaggio segreto che condurrebbe fino alla chiesa di S Maria delle Grazie. Sarebbe stato costruito da Ludovico Sforza per due motivi: poter fuggire dal castello in caso di pericolo e per poter accedere velocemente alla chiesa in cui era stata seppellita Beatrice D’Este, l’amata moglie. In realtà nel sottosuolo un cunicolo esiste ma la sua apertura è bloccata da una frana di pietre, che non è mai stata rimossa. Anche in corrispondenza della chiesa vi è un cunicolo anch’esso bloccato quindi molto probabilmente la leggenda, come sempre, ha una base di verità.

#6 La quattro Torri del Castello

Credits: Andrea Cherchi – Castello Sforzesco

La cinta del Castello conta oggi quattro torri: due a pianta quadrata e due a pianta cilindrica. Queste ultime contenevano enormi serbatoi di acqua potabile. Tali serbatoi erano fondamentali perché mantenevano una ottimale pressione nell’impianto idrico della città.

La torre del Filarete, primo biglietto da visita del Castello, deve il suo nome all’architetto Antonio Averulino, detto il Filarete che fu molto attivo a Milano. Egli nel 1452 progettò e costruì tale torre. Purtroppo, come abbiamo visto, tale torre ebbe vita breve in quanto nel 1521 crollò per effetto di una esplosione. Quella che oggi possiamo vedere è il risultato dell’abile ristrutturazione del Beltrami che inserì un orologio, la statua di Sant’Ambrogio, il bassorilievo di Umberto I a cavallo e gli stemmi di Francesco, Galeazzo Maria, Gian Galeazzo, Ludovico il Moro, Massimiliano e Francesco I.

Un discorso a parte merita la Torre di Bona. Il 26 dicembre 1476 Galeazzo Maria Sforza, figlio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, morì pugnalato. La moglie, Bona di Savoia, decise quindi di trasferirsi nel luogo più sicuro del Castello, la Rocchetta, e decise di fortificarla con un’alta torre. Tale torre, messa all’incrocio tra le ali nord-est e sud-est le consentiva di controllare tutto l’edificio. Anche questa torre subì il triste destino di molte altre e fu danneggiata in modo irrecuperabile dai dominatori stranieri. Anch’essa fu restaurata ad opera di Beltrami che la rialzò e la dotò di merli, come la possiamo vedere tutt’oggi.

#7 Le storie di fantasmi

Credits: it.blastingnews.com – La Dama Velata

Come tutti i castelli che si rispettano, anche il nostro possiede una nutrita schiera di fantasmi. Isabella D’Aragona, Biancamaria Scapardone, Bona di Savoia, Bianca Sforza non sono che quattro delle innumerevoli donne che hanno vissuto tra le mura e periodicamente tornano ad infestare le sale. C’è però una donna che si differenzia dal gruppo delle blasonate: pare che una dama velata, vestita di nero, più volte nella storia sia stata avvistata nel Parco Sempione di sera. Tale fanciulla pare si avvicini agli uomini irretendoli e portandoli in luoghi nascosti. Questi uomini si innamorerebbero a tal punto di lei da perdere il senno.

Pronti a tornare al Castello Sforzesco?

GIULIA PICCININI

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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