Le feste di paese più STRANE d’Italia

Scacchi umani, bizzarri carnevali e tradizioni popolari fra le più svariate da nord al sud

Credit: turismo.it

Nel Belpaese abbiamo feste di tutti i tipi. Folklore, tradizione, scontri secolari risalenti al Medioevo e dispute di tutti i tipi hanno lasciato in eredità eventi popolari degni di nota in tutta la Penisola.
Certamente il Palio di Siena e il calcio in costume fiorentino (che non è proprio una festa quanto un torneo a sé stante) sono fra i più celebri, così come i variegati carri del carnevale viareggino.

Ma a parte le festività pagane e cristiane, ci sono molte feste di paese sconosciute ai più che val ben la pena di ricordare. Andiamole a vedere assieme.


Le feste di paese più STRANE d’Italia

# Il Carro di Terlizzi

Credit: baritoday.it

Narrarvi la Festa Maggiore di Terlizzi, meglio conosciuta come festa del Carro, non è affatto impresa semplice, non tanto per le molte fasi in cui si articola quanto per l’emozione di assistere a un evento, a cui ho personalmente avuto la fortuna di assistere durante l’infanzia, così fortemente sentito dal territorio e tanto particolare da essere unico al mondo.

Il primo fine settimana d’agosto, un enorme carro ligneo su quattro ruote, smontato e rimontato ogni anno, percorre le vie strette del paese spinto esclusivamente da persone che si collocano nella pancia cava del carro, seguendo la direzione data dai timonieri.

Sono loro la vera particolarità della festa: i timonieri, vestiti da elfi, con movimenti strani e quasi saltellanti indirizzano il carro nella giusta direzione, procedendo lungo strade strettissime, in cui il carro quasi sfiora i balconi che affacciano sulle strade e affrontando, tra i vicoli e le piazze, curve impressionanti.



L’aspetto curioso è che sopra di esso, ogni anno, siedono incuranti del pericolo tanti bambini delle scuole terlizzesi, paesino del barese soprannominato “Città dei Fiori”.

Ogni abitante di Terlizzi ha la sua curva preferita, quella che ritiene più difficile o con una vista più coinvolgente, ma è certamente la curva finale, quella più ripida, che tiene tutti con il fiato sospeso.

# Gli scacchi umani di Marostica

Credit: ilturista.info

Gli scacchi di Marostica risalgono addirittura agli anni ‘50 del XV secolo, ovvero agli sgoccioli del Basso Medioevo, che per alcuni storici finì con la scoperta dell’America (1492), per altri con la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani (1453).

Marostica era fedelissima della Repubblica di Venezia e il suo governo era retto da un podestà. Pare che due guerrieri, Vieri da Vallonara e Rinaldo d’Angarano, avessero perso la testa per tal Lionora, il cui papà Taddeo Parisio per evitare spargimento di sangue propose che i duellanti deponessero le armi e si sfidassero a scacchi ma non degli scacchi qualunque.

La partita dove avvenire all’interno di uno scenario di piazza con pezzi della scacchiera composti da figuranti e, come cornice, sbandieratori, menestrelli e fuochi.

A spuntarla, conquistando partita e cuore della bella Lionora fu Vieri da Vallonara, e l’evento divenne presto leggenda, ritrovando vita dal 1923 con una partita simbolo e poi definitivamente riproposto a cadenza biennale, ogni secondo weekend di settembre, dal 1954.

Naturalmente senza dispute amorose e cavalieri a contendersi il premio, ma per il solo gusto di una meravigliosa tradizione medioevale che non aspettava altro che d’esser resuscitata. Lo spettacolo da non perdere comprende più di 500 figuranti e dura non meno di due ore.

# La Battaglia delle Arance di Ivrea

Credit: fabiocamadona.com

Nell’incipit abbiamo parlato dei carri del carnevale viareggino, ma pochi carnevali, in Italia, hanno il sapore esplosivo e la potenza della vitamina C del carnevale di Ivrea. Una festa a dir poco assurda, dove si inizia a bere dalla mattina presto e dove la cittadina piemontese viene messa letteralmente a ferro e a fuoco da milioni di arance, scagliate da figuranti sul carro protetti da maschere in cuoio verso gli aranceri a piedi (e viceversa) che simboleggiano la lotta al tiranno, proprietario terriero e padrone di questo prezioso frutto.

La battaglia è un concentrato di lealtà ed ardore, e si tiene con una divisione in nove squadre ognuna delle quali occupa una zona diversa della città.

Se volete avere un’idea della follia che regna nei giorni della Battaglia a Ivrea, gustatevi
le immagini che il cantautore piemontese Cosmo ha fatto girare e montare nel videoclip di una sua famosa hit, il cui titolo è non a caso “L’ultima festa”.

# La Macchina di Santa Rosa a Viterbo

Credit: varesenews.it

La tradizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa, simile per certi versi al Carro di Terlizzi, è una delle tante cose di cui la città di Viterbo va fierissima, e ogni anno questa tradizione si rinnova e viene portata avanti con grandissimo fervore.

A Viterbo il culto di Rosa, da molti considerata santa quando ancora era in vita, ebbe inizio subito dopo la sua morte (6 marzo 1251).
Il 4 settembre del 1258 la salma di Rosa, rinvenuta incorrotta, fu traslata a spalla da alcuni
cardinali, alla presenza di papa Alessandro IV, nel monastero di San Damiano (attuale chiesa di Santa Rosa) dove tuttora è custodita e venerata.

Da questo evento ha origine la tradizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa: da più di 800 anni per le vie di Viterbo viene trasportata una struttura alta 30 m e pesante 5000 kg.

Sulla cima della macchina la statua di Rosa veglia sulla città, mentre il termine “macchina” deriva dal latino machina per indicare una struttura di un’opera in muratura o di legno.

Nel corso del XVIII secolo la Macchina cominciò ad assumere enorme importanza e crebbero anche le sue dimensioni. Ancora oggi, cento valorosi uomini grazie alla loro
forza e devozione fanno si che ogni viterbese possa ricordare e rendere omaggio a Rosa, la “santa bambina”.

# La torta dei Fieschi a Lavagna (Ge)

Credit: turismo.it

Sbarchiamo in Liguria, nella riviera di Levante, e leggiamo la leggenda secondo cui il conte Opizzo Fiesco nel lontano 1.230 torna vittorioso dalla guerra, decidendo di celebrare l’evento sposando un’elegante dama che rispondeva al nome di Bianca dei Bianchi.

Le nozze vennero celebrate con grande sfarzo, tanto da offrire alla popolazione una gigantesca torta nuziale. Talmente grande che la sua eco ha attraversato otto secoli. La manifestazione dei Fieschi di Lavagna è una delle più antiche oltre che più belle e suggestive del panorama folkloristico italiano.

Dal 1949, ogni 14 agosto, un sontuoso corteo storico in costume medievale attraversa le vie del comune genovese di Lavagna e si conclude ai piedi della Torre Fieschi, ricostruzione di un’antica costruzione militare tuttora inglobata nel tessuto urbano.
Ancora oggi, dopo la lettura del proclama delle storiche nozze, si effettua il “taglio della torta”: un dolce di tredici quintali confezionato dai maestri pasticceri di Lavagna.

La distribuzione del dolce ai presenti (una folla che, da anni, non scende mai sotto le quindicimila persone) avviene solo a chi si presenta con la compagna di biglietto. Ai partecipanti infatti si danno dei biglietti, blu per gli uomini rosa per le donne, con scritta una parola. Chi trova la parola corrispondente su un biglietto di colore opposto ha diritto a due fette di torta che celebrano la nuova coppia. Si susseguono i festeggiamenti in onore dei Conti sposi, con momenti spettacoli ricreati dai figuranti della manifestazione: giochi d’arme e duelli cortesi, bandiere, danze e musiche medievali, mangiafuoco e molto altro ancora.
Ora, come sempre, tocca a voi, amici lettori di Milano Città Stato.

Avete mai preso parte a una di queste feste?

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CARLO CHIODO

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Carlo Chiodo
Nasco a marzo del 1981. Milanese moderno, ostinato e sognatore, alla costante ricerca di una direzione eclettica di vita. Laurea in Lingue e Comunicazione, sono appassionato di storia contemporanea, amante del cinema e del surf da onda. Dopo il romanzo d'esordio (Testa Vado Croce Rimango, 2016) ho pubblicato con Giovane Holden edizioni una silloge di racconti (Diario di Bordo, 2020).