La strana storia del Comune che CIRCONDAVA Milano

Ne risultò un comune a forma di ciambella, dove il "buco" era Milano


Nel 1782 il vasto territorio prettamente agricolo formato da cascine e borghi che circondava Milano, oltre la cerchia dei bastioni spagnoli, fu organizzato in un unico Comune autonomo, detto “dei Corpi Santi“.
Ne risultò un comune a forma di ciambella, dove il “buco” era Milano.

La strana storia del Comune che CIRCONDAVA Milano

Un nome da cimitero

Questo ente territoriale fu da subito dotato di propri deputati dell’estimo, dell’imperial regio cancelliere delegato, di un esattore e naturalmente di un sindaco e sei consoli.
Venne parificato a tutti gli altri comuni foresi, tanto in campo fiscale che in materia di fazioni militari.
Il nome, secondo una tradizione tra le più seguite, deriverebbe dal fatto che era usanza, fin dai tempi dell’affermarsi del cristianesimo, di seppellire i corpi dei martiri cristiani fuori le mura cittadine.
Anche altri comuni lombardi avevano, fuori le proprie mura, un comune detto dei Corpi Santi: era ad esempio il caso di Pavia, di Como, di Cremona.


Napoleone contro i Corpi Santi

L’arrivo delle armate rivoluzionarie francesi (che entrano in città il 14 maggio 1796) segnò il tentativo di annettere questo comune suburbano a Milano.
A tal proposito fu promulgata la Legge 2 nevoso anno VI repubblicano (22 dicembre 1797) per l’aggregazione dei Corpi Santi alle municipalità del comune di Milano, in esecuzione della legge del 29 frimale anno VI.
L’articolo IV sancì la soppressione della dizione Corpi Santi, da sostituirsi con la dizione Circondari esterni del comune di Milano. La legge conteneva una lista davvero infinita di cascine e borghi che venivano assegnati, a seconda di dove si trovassero, ad ognuno degli 8 rioni cittadini.
Tuttavia il processo aggregativo non fece mai in tempo ad andare concretamente in porto, e con il ritorno definitivo degli Austriaci (1814) i due Comuni tornarono ad essere (meglio si direbbe rimasero) separati.



il dazio di Porta Comasina
il dazio di Porta Comasina

Il tentativo del Sindaco di ingrandire Milano

Nel 1860, sull’onda di una medesima richiesta fatta dalla città di Pavia, Milano, per bocca del suo sindaco, Antonio Beretta, aveva fatto domanda di un congruo aumento del proprio territorio giurisdizionale, poiché moltissime persone residenti nella fascia sub-urbana dei Corpi Santi fruivano dei vantaggi economici derivanti dalla vicinanza alla città, nella quale quotidianamente entravano per lavorare e esercitare varie professioni, senza tuttavia partecipare agli oneri che la città imponeva ai propri cittadini. Insomma, alla Giunta municipale tutto questo non sembrava uno scambio equo.
Alla nascita, nel 1861, del Regno d’Italia, il comune dei Corpi Santi risultava avere una popolazione residente di 48.359 abitanti.
In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865, il comune dei Corpi Santi veniva amministrato da un sindaco, da 6 assessori e da un consiglio di 30, poi 40, membri.

La fine di un Comune fuori dal Comune

La sede era, paradossalmente, dentro la città di Milano, in via Crocefisso 11. Ma la scelta era dovuta al fatto che anche il sindaco (l’ultimo fu il dottor Noè) e i quasi tutti gli assessori e i consiglieri erano residenti in città.
L’ultimo censimento utile che abbiamo, quello del 1871, aveva fissato la popolazione dei Corpi Santi in 62.976 residenti.
La fine di questo Comune fu sancita con il Regio Decreto 1413 del 1873: nonostante due deliberazioni contrarie proprio del comune dei Corpi Santi, questa zona suburbana fu aggregata a Milano a partire dal 1° settembre 1873.

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MAURO COLOMBO

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