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I RAPPORTI UMANI ai tempi dei SOCIAL

Cosa succederebbe se rimanessimo fuori dagli “schermi” per 48 ore consecutive?

Credits communicationvillage - Social media manager

I social, croce e delizia dei nostri tempi, ma cosa succederebbe se rimanessimo fuori dagli “schermi” per 48 ore consecutive?

I RAPPORTI UMANI ai tempi dei SOCIAL

# I post scandiscono la vita

Credits: www.wellnet.it

Questi bistrattati strumenti, oggetto di critiche ma anche di elogi, sono senz’altro quello che più di ogni altra cosa ha modificato, negli anni, i rapporti umani. La parola d’ordine della società moderna è “postare”. Postiamo ogni frammento di un viaggio, del piatto da 30€ nel famoso ristorante, di un amore appena nato, persino il post sulla barella dell’ospedale mentre si è in attesa di esser visitato a causa di un improvviso mal di stomaco! Tutto questo pur di mostrare e scandire ogni singolo attimo di vita, a volte, purtroppo, anche di una vita che non ci appartiene. Eh, sì, perché diciamolo, non sempre, ma spesso, accade che dietro tutto questo ci sia il bisogno di rappresentare una realtà diversa da quella che è.


# Si comunica virtualmente anche con persone fisicamente vicine

Credits: it.freepik.com

Com’era bello un tempo, e non parliamo di un secolo fa, quando racimolavi le monete da inserire nella cabina telefonica per sentire l’amica di sempre che si era trasferita in un’altra città, quando potevi mandare gli sms che, essendo “limitati”, dovevi centellinare, la polaroid, che non usavi certamente per immortalare il piatto gourmet! Ma si sa, la società si evolve (o si involve, dipende dai punti di vista) e questo lo si deve accettare. La cosa che però più mi rattrista è osservare come i rapporti tra le persone siano cambiati in maniera così radicale da non potersi più nemmeno definire tali.

Oggi, più di sempre, anziché sfruttare i social come strumento per accorciare le distanze, per creare nuove connessioni, li usiamo come strumenti per isolarci. Non c’è più ragione di scambiarsi il numero, ci si scambia il contatto Facebook o Instagram. Chiamare qualcuno per sapere come se la passa? Cosa? Lo “spio” su Facebook, che sicuramente è molto più informato di noi su come se la passano gli altri.

# L’ansia da spunta blu

Credits: atuttodonna.it

Guardiamo tavolate di persone che non parlano, non ridono tra di loro, ognuno col suo cellulare, col suo mondo virtuale. In mezzo al rumore, un silenzio assordante, una solitudine di gruppo. Sui social si hanno 1000, 2000, 3000 “amici”, il punto è che nella vita reale l’amicizia ha bisogno di condivisione, di conoscenza profonda, di affetto. Ahimè, triste da dire, ma in questo tipo di dinamica, non vedo affatto una miglioria.



Si è perso quello, che più di ogni altra cosa, dovrebbe “interconnettere” le persone: la comunicazione, le emozioni di uno sguardo, di un linguaggio non verbale. Tutto filtrato da uno schermo, da una tastiera e da quattro emoticon. Senza i social ci sentiamo persi, non sappiamo da che parte andare ma non sappiamo più nemmeno cosa scoprire. Tutto è “dichiarato”, più o meno falsamente, pensieri, storie, attitudini. Ecco perché ho usato, in modo un po’ provocatorio, il termine “involuzione”. Per non parlare poi delle nevrosi che abbiamo sviluppato: “non è collegato, chissà dov’è”, ho visto le spunte blu, quindi ha visualizzato e non mi ha risposto, si è taggato nel locale X, chissà con chi è!”

# L’emozione del contatto fisico

credits: ilpost.it

In conclusione, i nostri rapporti sono più superficiali, finti, distaccati. Allora mi chiedo è tutta colpa della tecnologia e del progresso, o siamo anche noi che cavalchiamo più che volentieri l’onda della consapevole dissociazione?  Usarli con cautela, dando loro il peso che meritano, porterebbe certamente vantaggi maggiori.

Se quando siamo sulle metro, piuttosto che stare con gli occhi incollati sullo schermo del cellulare, provassimo a guardare chi ci sta intorno, a catturare un sorriso. Se quando stiamo per strada, piuttosto che stare con il capo chino (anche a costo di farsi spintonare dagli altri), provassimo a guardare i colori che abbiamo intorno, non so, le strade, i palazzi, il coreografico paninaro col furgoncino, se quando siamo al pub, piuttosto che apparire catatonici in mezzo agli altri, ci godessimo i racconti dei nostri amici o comunque interagissimo con chi ci sta intorno.

Sarebbe stimolante se iniziassimo a vivere la “vita reale” con la stessa intensità e interesse di quella che abbiamo costruito in quella parallela, e al posto dei like, riscoprissimo un abbraccio, una stretta di mano, niente di più intenso, soprattutto dopo il terribile periodo che l’umanità ha vissuto e sta ancora vivendo.

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FABIANA CRIVELLO

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