7 LUOGHI che NON ci sono PIÙ a Milano

Alcuni erano dei punti di riferimento per i cittadini, altri erano delle eccellenze internazionali. Punto in comune: sono scomparsi

Credits: pinterest - Bottonuto

Milano è una città in continuo cambiamento, il vecchio e il nuovo sanno fondersi magistralmente creando atmosfere che solo i meneghini doc sanno apprezzare. Alcuni luoghi però non sono resistiti allo scorrere del tempo e hanno lasciato uno spazio, più o meno grande, nella nostra memoria.

7 LUOGHI che NON ci sono PIÙ a Milano

#1 Il Trani, la classica osteria milanese

Credits: milanoalquadrato.it

‘Si chiamava Ambreus e faceva l’entreneuse, in un trani con balera, proprio in fondo a via Marghera…’ Questa frase tratta da una celebre canzone dei Gufi, gruppo musicale cabarettistico milanese, ci accompagna in un posto che ormai non esiste più…il trani. Cos’erano? Il termine trani identifica a Milano il locale dove si vende vino. Era quindi un’osteria milanese.


Per scoprire l’origine di tale nome dobbiamo tornare molto indietro nel tempo, circa alla fine del 1800. A causa di un litigio doganale con la Francia venne infatti negato ai pugliesi il permesso di vendere il loro vino in territorio francese. Iniziarono quindi ad aprire le prime vinerie a Milano e divennero in breve tempo molto popolari. Erano nati cosi i ‘trani’, osterie che vendevano vino di Trani a buon mercato. Si deve pensare che ai tempi il vino era molto più forte di quello a cui siamo abituati oggi. Ciò perché i lavoratori manuali dovevano trovare nel vino un energetico potente.

Piano piano aumentarono i pugliesi che si trasferivano a Milano e nacquero queste mescite. Il termine entrò quindi di diritto nel dialetto milanese. Essi rappresentavano un punto di riferimento dove giocare a carte e bere.

#2 I rimessaggi delle biciclette

Un tempo i quartieri periferici, come ad esempio Baggio, erano costellati di rimessaggi di biciclette. Il motivo sta nel fatto che le persone che abitavano nelle campagne arrivavano a Milano in bicicletta e la lasciavano in questi ‘garage’ primordiali per poi prendere i mezzi di trasporto che collegavano tali quartieri periferici al centro.



Con il tempo e con la diffusione capillare delle automobili la bicicletta fu usata sempre meno e molti rimessaggi sparirono. Quelli che sono rimasti si sono riconvertiti a officine specializzate in biciclette e ricambi.

#3 Il Bottonuto, luogo di perdizione in centro città

Credits: pinterest – Bottonuto

Il Bottonuto era l’antico quartiere medievale collocato tra piazza Duomo e Via Larga, dove ora c’è piazza Diaz. Tale nome particolare sembra derivare da un’opera idraulica romana chiamata butinucum, cioè una cavità di scolo delle acque di scarico e rifiuti.

Qui si teneva nel XVII secolo il mercato del vino e, fino a prima della seconda guerra mondiale, il quartiere brulicava di vita. Qui infatti esistevano molti bordelli e botteghe di dubbia fama. Il degrado che aveva raggiunto la zona, ma anche la previsione di poter disporre di un’area molto ampia da destinare all’edilizia di lusso e di uffici, portò il Comune di Milano negli anni ‘30 ad espropriare la zona intera e a progettare un nuovo quartiere di più largo respiro.

Oggi del Bottonuto rimane una parte di case in Via Paolo da Canobbio e il retro del grande albergo in piazza Diaz. Due curiosità: dove via Larga si congiunge con via Pantano esisteva il Largo del Bottonuto dove si trovava una colonna di granito rosso sormontato da una crocetta. Questo monumento fu benedetto da Federico Borromeo nel 1607 per scongiurare la peste e in seguito fu spostato in Via Marina dove si può tuttora ammirare. La seconda curiosità riguarda Benito Mussolini. In Via Paolo da Canobbio aveva sede “Il popolo d’Italia”, il quotidiano fondato da Mussolini. Tale sede durante il ventennio fascista era meta di pellegrinaggi da parte di scolaresche.

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#4 Il Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi, con la pista tra le più grandi al mondo

Credits: Urbanfile – Palazzo del Ghiaccio

Realizzato nel 1923 e voluto dal campione nazionale di pattinaggio il Conte Alberto Bonacossa, era vicinissimo all’antica fabbrica del ghiaccio Frigoriferi Milanesi, nato per servire l’Ortomercato. Nel palazzo del ghiaccio, per volontà della Società Pattinatori, fu creata una pista di pattinaggio di 1800 metri quadrati che divenne la principale pista ghiaccio coperta d’Europa. La sua architettura e le sue decorazioni liberty abbellivano tutto il complesso.

Purtroppo i bombardamenti della seconda guerra mondiale segnarono profondamente la struttura che fu rimaneggiata e utilizzata fino al 2002, anno in cui fu la pista da pattinaggio fu chiusa e il complesso divenne uno spazio congressi. Due curiosità: la pavimentazione bianca è fatta da una speciale resina che ricorda il ghiaccio del passato e le serpentine refrigeranti sono rimaste sotto la superficie.

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#5 Borgo Pirelli, uno dei primi esempi di villaggio operaio

Il Borgo Pirelli era un complesso composto da 27 palazzine per i capi operai e i dirigenti, che nacque in zona Bicocca tra il 1920 e il 1923. Fu uno dei primi esempi di villaggio operaio destinato ai dipendenti meritevoli.

Esso ricalca il disegno delle città giardino inglesi. Vi erano cinque tipi di villette che contenevano da due a quattro alloggi di diverso comfort a seconda del livello salariale del destinatario. Era previsto un edificio centrale, denominato ‘Il Casone’ destinato a contenere i negozi per le necessità degli abitanti. Esso ad oggi è l’unico rimasto ed è diventato un elemento caratteristico del quartiere.

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#6 Lo Zoo di Milano, negli attuali giardini pubblici Indro Montanelli

Esisteva un tempo in cui anche Milano aveva il suo zoo. Certo, non era paragonabile a quello di Berlino, ma aveva un suo fascino. Lo zoo nostrano nacque nel 1923 e contava tra i suoi componenti zebre, orsi, ippopotami, tigri, leoni, foche serpenti e prima tra tutti, l’elefantessa Bombay.

Ai tempi la cura doverosa verso gli animali ospiti non era contemplata: le gabbie erano molto strette e i visitatori potevano nutrire gli animali con del cibo appositamente venduto nel parco. Dopo anni gli animalisti protestarono e lentamente la struttura decise la chiusura nel 1992. Una curiosità: al museo di Storia Naturale è conservata la proboscide, la testa e il dorso dell’elefantessa Bombay morta nel 1987 dopo aver passato tutta la vita a Milano (era arrivata cucciola nel 1932).

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#7 La centrale elettrica di Via Santa Radegonda, la prima in Europa

Credits: edison.it – Centrale elettrica in Duomo

Giusto di fianco al Duomo di Milano nel 1883 sorse la prima centrale termoelettrica Europea. Così su due piedi potrebbe sembrare un posto poco felice per istallare una centrale elettrica, ma dobbiamo pensare che lo scopo era quello di illuminare gli edifici vicini, in primis Galleria Vittorio Emanuele II e il Teatro alla Scala. Si decise quindi di utilizzare un teatro abbandonato di due piani. Al piano terra c’erano le dinamo e altri macchinari, al primo piano le caldaie e i magazzini.

Tale centrale fece egregiamente il suo dovere fino al 1926 anno in cui fu demolita perché le macchine erano diventate obsolete e si pensò che il luogo non fosse più adeguato. Due curiosità a tal proposito: fu l’azienda Edison ad avere il merito di sviluppare l’illuminazione elettrica e proprio alla fine del 1800, nel 1898, fu inaugurata la prima centrale idroelettrica d’Italia, a Paderno D’Adda.

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GIULIA PICCININI

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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