La Casa del DIAVOLO è in Porta Romana

la casa del diavolo
Credits: flawlessmilano.com

Avreste mai detto che nel pieno centro di Milano ci fosse la “Casa del Diavolo”? Ebbene sì, al civico 3 di corso di Porta Romana sorge Palazzo Acerbi che, secondo alcune leggende, fu per un tempo la residenza del Diavolo in persona.

 


La Casa del Diavolo

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Palazzo Acerbi è una storica dimora seicentesca costruita secondo lo stile barocco lombardo di quel periodo: l’esterno austero e sobrio, se paragonato alle tipiche ridondanze dell’architettura barocca, si contrappone ad interni riccamente decorati con materiali e arredi di grande pregio, statue, quadri e ampie scalinate. Un lusso sfrenato ostentato dal proprietario, il marchese Ludovico Acerbi, per sfidare il rivale padrone del Palazzo Annoni.

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La leggenda

E fu proprio durante il periodo in cui il marchese Acerbi abitò il Palazzo, era il 1615 quando vi si traferì, che la peste colpì Milano, mietendo migliaia di vittime. Ma il nobile sembrava non curarsi dell’epidemia dilagante: organizzava suntuose feste nel suo palazzo e girava per la città con una carrozza trainata da sei cavalli neri e scortato da sedici staffieri sbarbati e in livrea verde dorata.

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La gente passando a notte fonda sotto al Palazzo sentiva dalle finestre musica, grida e poi lo vedeva affacciarsi sempre alla sesta finestra del primo piano. Questa sua inclinazione alla mondanità e alla spavalderia, unita al fatto che nessuno degli abitanti del suo palazzo si ammalò di peste, fece sorgere forti sospetti tra la gente. Così iniziò a circolare la leggenda che corso di Porta Romana 3 fosse la “Casa del Diavolo”. In effetti questo palazzo non fu solo immune alla peste manzoniana. Si salvò anche dalla bombarda austriaca del 1848, di cui conserva a testimonianza una palla di cannone conficcata nella facciata.

Le vicende storiche che coinvolgono l’edificio e le testimonianze popolari sulla particolare personalità di Ludovico Acerbi sembrano confermare l’idea che questa storiella non sia solo frutto dell’immaginazione.

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LETIZIA DEHÒ

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