Il colore della sfortuna: perché in teatro il VIOLA porta male?

Indossare il viola a teatro porta sfortuna. Ma quali sono le radici di questa antica scaramanzia?

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Frutto della fusione di due opposti: il rosso, colore caldo associato al fuoco e alla passione, ed il blu, colore freddo che ricorda il ghiaccio, l’acqua e il cielo. Il viola è un colore unico che richiama alla spiritualità e favorisce il collegamento con la nostra parte più profonda e mistica. Nel mondo dello spettacolo, però, si dice che indossare questo colore porti sfortuna, anche se pochi conoscono il fondamento storico di questa antica superstizione. Per scoprire le ragioni di questa scaramanzia, dobbiamo quindi andare a ritroso nel tempo e ripercorrere la storia di questo misterioso e affascinante colore.

Il colore della sfortuna: perché in teatro il viola porta male?

# L’antica storia del colore viola

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La storia del viola è antichissima. Nella sua sfumatura del porpora, questo pigmento veniva prodotto dai Fenici già 3.600 anni fa e contribuì non poco alla loro ricchezza e alla loro fama di commercianti. Nell’antichità la porpora, chiamata anche viola imperiale, era prodotta a partire dal muco delle lumache di mare ed era molto costosa. Per questo motivo i tessuti viola furono associati all’idea di ricchezza, potere e prestigio e il porpora diventò il colore della Chiesa e della nobiltà.  


È solo nel 1856 che il viola comincia ad essere prodotto sinteticamente, grazie alla scoperta casuale del chimico inglese William Henry Perkin. Nel tentativo di estrarre il chinino, un farmaco per combattere la malaria, Perkin produsse una sostanza nerastra e appiccicosa in grado di colorare i tessuti di viola. Non era la cura da lui sperata, ma si rivelò comunque un’invenzione straordinaria, capace di rivoluzionare l’industria, la moda e addirittura la società, dato che fino ad allora solo le classi superiori potevano permettersi vestiti colorati con tinte naturali.

# Il colore dell’anima

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Il viola è tradizionalmente associato al mistero, alla mistica, all’inconscio, al sogno e alla magia. Nasce dalla mescolanza di due opposti, il rosso e il blu, e rappresenta la sintesi tra questi due colori, l’irruenza del rosso e la profondità del blu. Il viola è la congiunzione degli opposti, un colore, come affermava Jung, tra l’umano e il divino e proprio per questo fin dai tempi antichi è stato associato alla mistica e alla spiritualità.

Il viola è anche il colore della meditazione e di tutto ciò che favorisce il collegamento con la nostra parte più profonda e divina. Era viola la Purple Rain di Prince così come sono viola, nella mitologia, gli unicorni più rari e magici.



# Allora perché a teatro il viola porta male?

 

Come abbiamo visto, il viola è il colore della Chiesa, in particolare il colore che indossano i preti nella Quaresima, periodo durante il quale in passato era assolutamente proibita qualunque forma di spettacolo teatrale.

Nel Medioevo, infatti, durante i 40 giorni precedenti la resurrezione di Cristo, erano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e spettacoli pubblici.

Se durante questo periodo si organizzavano degli spettacoli vedere apparire qualcuno vestito di viola voleva significare quasi sempre che era un prete e che avrebbe provveduto a far chiudere al più presto il locale. 

Da allora il colore viola divenne odiato dagli artisti e vietato in teatro e anche se oggi questa usanza è decaduta, la superstizione è rimasta e pochi artisti si avventurerebbero sul palco teatrale vestiti di viola.

Continua la lettura con: Il “paese più SFORTUNATO d’Italia”

LAURA COSTANTIN

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