I 10 SEGRETI che si nascondono nel TEATRO ALLA SCALA, il tempio della lirica mondiale

Il teatro lirico più famoso del mondo ha segreti e curiosità da lasciare a bocca aperta. Come questi dieci

cavallo sul palco - boheme 2017

I milanesi possono vantare il teatro d’opera più famoso del mondo: il Teatro alla Scala. Dal 1778, anno della sua inaugurazione, la Scala ha assistito all’ascesa dei più grandi artisti mondiali. Personaggi del calibro di Verdi, Toscanini, Maria Callas fino ad arrivare ai più recenti Luciano Pavarotti, Carla Fracci e Roberto Bolle hanno avuto come cassa di risonanza del loro immenso talento questo incredibile teatro.

Queste notizie però sono di pubblico dominio, conosciute da tutti. La Scala però, come ogni icona storica che si rispetti, ha molti segreti e curiosità che non tutti conoscono.


I 10 SEGRETI che si nascondono nel TEATRO ALLA SCALA, il tempio della lirica mondiale

#1 L’enorme lampadario, così grande che può entrarci un uomo in piedi

Credits: wikipedia.org – Lampadario Teatro alla Scala

Al centro del soffitto nel 1823 fu appeso un grande lampadario con ottantaquattro lumi a petrolio. Non fu molto gradito al pubblico poiché molti sostenevano che illuminasse troppo la sala e permettesse agli sguardi indiscreti di poter vedere chiaramente cosa succedesse nei palchi.

Quello che oggi vediamo non è l’originale, distrutto durante un bombardamento della seconda guerra mondiale, ma una copia, composta da 400 lampadine e parzialmente realizzato in plastica per farlo diventare più leggero. Esso è talmente grande che nella coppa centrale potrebbe entrarci un uomo in piedi. Per pulirlo occorrono circa 20 giorni ogni anno. La leggenda narra che il tenore Francesco Tamagno (1850-1902), uno dei tenori preferiti del maestro Verdi, intonasse un ‘do di petto’ così intenso da fare tremare il lampadario.

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#2 I palchi suddivisi per ceto sociale

I palchi del teatro non erano pubblici come sono tuttora, ma erano di proprietà di famiglie prestigiose di Milano. I primi tre ordini rimasero a completo appannaggio dell’aristocrazia, mentre il quarto e il quinto ordine erano occupati da borghesi che lentamente, durante il 1800, parteciparono sempre maggiormente alla vita del teatro. La platea e il loggione erano invece destinati ad auditori popolari come artigiani, militari, giovani.

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#3 Le tende in principio erano azzurre

Credits: operaincasa.it – Le tende dei palchi

Ogni famiglia poteva arredare a suo piacimento il proprio palco e scegliere gli ornamenti. Solo la tendina esterna doveva essere identica alle altre. Tali tendine non sono sempre state rosse, come le possiamo vedere oggi, ma un tempo erano azzurre. Il tipo di arredamento del palco era indice rivelatore dello status della famiglia proprietaria. All’interno dei palchi era permesso ricevere ospiti, bere, mangiare e anche altri piaceri più o meno leciti.

#4 Il palco numero 13 era pieno di specchi, per spiare gli altri senza esser visto

Il palco numero 13

Il palco numero 13 è passato alla storia. Non si sa esattamente a quale famiglia appartenesse anche perché spesso i palchetti erano oggetto di compravendita tra famiglie altolocate milanesi. La sua caratteristica, che lo ha fatto passare alla storia, era data dal fatto di essere interamente arredato di specchi. La voce popolare tramanda che il motivo di tale arredamento risiedesse nell’intenzione del proprietario di spiare comodamente tutti gli altri palchi senza essere visto.

#5 In Teatro si giocava a carte, si ballava e si poteva assistere a gare di equitazione

Fin dal 1788 era proibito giocare d’azzardo in città. Gli unici luoghi che facevano eccezione erano i teatri. Anche la Scala quindi aveva una zona destinata a tal gioco, il cosiddetto “Ridotto”, che funzionava a mo’ di bisca da mezzogiorno alle 4 del mattino. Si narra che persino Alessandro Manzoni avrebbe partecipato assiduamente a queste bische giocando un gioco a carte molto comune tra i giovani borghesi e aristocratici.

Il teatro non era quindi destinato solo alla rappresentazione di spettacoli. Le 700 sedie presenti in platea, che erano destinate alle classi inferiori, erano mobili per poter essere spostate e per creare quindi una zona libera in cui poter ballare e persino assistere a gare di equitazione. In uno dei ridotti situato al secondo piano si trovava addirittura una vera cucina dove i nobili potevano ordinare alla servitù veri piatti alla carta come in un ristorante. Esistono delle carte dell’epoca che testimoniano che dal piano inferiore a tale cucina spesso arrivassero lamenti e proteste a causa dei resti di cibo che cadevano.

#6 I professionisti dell’applauso per supportare i cantanti d’opera

All’inizio del 1800 fecero la loro comparsa a Parigi delle vere e proprie agenzie specializzate nel reclutamento di professionisti dell’applauso o della richiesta del bis. Anche la Scala di Milano dal 1919 si dotò di questi professionisti per poter supportare i cantanti d’opera. Tali professionisti disponevano di un vero tariffario per le loro prestazioni. Il listino prevedeva un compenso di 25 lire per gli uomini e 15 per le donne.

Gli applausi notoriamente alla Scala non sono tutti uguali. La provenienza dell’apprezzamento infatti è determinante per comprendere il gradimento dell’opera da parte dei detentori del gusto. Notoriamente infatti il pubblico più esigente della Scala è quello dei loggionisti le cui lodi o contestazioni decretano il successo o meno di una rappresentazione.

#7 Sul palco c’è il “Punto Callas”, dove la divina si posizionava per fare arrivare la sua voce in tutti i punti del teatro

Una delle artiste più famose di sempre è stata Maria Callas che è passata alla storia, fra le sue svariate performance, per aver vestito i panni di Violetta, protagonista della Traviata di Verdi. Nel 1955, sotto la guida di Luchino Visconti, rappresentò tale personaggio e scrisse una delle pagine più esemplari della storia della Scala. Pare che la divina avesse trovato un punto nel palcoscenico, in seguito chiamato “punto Callas”, in cui essa si posizionava per poter far arrivare la sua voce in tutti i punti del teatro.

#8 Nel ‘700 i biglietti si comprano con il “gigliato”, una moneta in uso all’epoca a Milano

In seguito all’inaugurazione del teatro nel 1778 furono stabiliti i prezzi degli abbonamenti. Per la nobiltà il prezzo era fissato a 6 gigliati, per la cittadinanza 3 gigliati, per le “Cappe nere” ovvero segretari, cancellieri e maggiordomi, 20 lire. Il gigliato era una moneta, detta anche carlino, in uso a Milano all’epoca che era così chiamata per la stampigliatura di gigli nel retro moneta.

In realtà bisogna dire che per poter assistere agli spettacoli era necessario l’acquisto di due biglietti: uno per accedere al teatro e uno per entrare nella platea. Quest’ultima era divisa in una parte arredata con sedie fisse, dette anche “chiuse” poiché dotate di chiavi che consentivano di chiudere la seduta a piacere. Esse avevano un costo di 3 gigliati in prima e seconda fila, di 2 in terza e quarta, 1 nelle ultime due file. L’altra parte era costituita dalle cosiddette “sedie volanti”, che erano gratuite. L’uso di emettere due biglietti distinti fu abbandonato già nel 1797.

#9 I fantasmi che infestano e spaventano i loggionisti

La leggenda vuole che anche la Scala, come ogni teatro che si rispetti, sia infestato da fantasmi. C’è chi dice che lo spirito di Maria Malibran, famosa soprano del XIX secolo, infesti le sale. Altri invece sostengono che il fantasma per eccellenza della Scala sia lo spirito di Maria Callas. Le vittime predestinate di quest’ultima sono gli spettatori che vengono spaventati dal soprano che vuole vendicarsi per essere stata fischiata da un gruppo di loggionisti in occasione di una sua stecca.

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#10 Il laboratorio per realizzare le scene negli ex-stabilimenti delle acciaierie Ansaldo

Credits: akropolismilano.it – Laboratorio delle scenografie teatro alla Scala

A partire dal 2001 il Teatro alla Scala ha spostato i suoi laboratori presso l’area delle ex acciaierie Ansaldo a Milano. Qui i laboratori occupano una superficie di circa 20000 metri quadrati dove vengono eseguite lavorazioni artigianali, allestimenti scenici, costumi. In più  qui vengono svolte le prove del coro e della regia. Le dimensioni delle sale prove sono esattamente corrispondenti a quelle del palcoscenico originale.

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GIULIA PICCININI

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