Dagli eroi della sesta giornata a Dario Argento: le cose che forse non sai delle 5 GIORNATE di Milano

Se fossimo vissuti 171 anni fa a Milano, in un giorno come oggi probabilmente saremmo in una strada dietro a barricate improvvisate a sparare o a lanciare oggetti contundenti contro gli austriaci. Qualche giorno e saremmo riusciti a fare ciò che non è praticamente accaduto nella storia d’Italia: scacciare l’invasore straniero con una sollevazione popolare. 171 anni, oggi, si era nel bel mezzo delle 5 giornate, uno dei momenti più epici della storia di Milano. Una rivoluzione tradita dal re del Piemonte, ma questa è un’altra storia. Intanto godiamoci alcune curiosità che pochi conoscono.

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Alcune cose che forse non sai delle 5 GIORNATE di Milano

#1 I resti dei caduti sono ancora in piazza V giornate

L’obelisco dell’omonima piazza, eretto a memoria dei caduti da Giuseppe Grandi, fu inaugurato nel 1895. Sotto l’obelisco c’è una cripta che contiene i resti dei caduti e che tutti gli anni, durante le 5 giornate, viene aperta al pubblico per visite.
piazza cinque V giornate milano est

#2 Le 5 giornate di Dario Argento

Nel 1973 Dario Argento ha realizzato un film sulle 5 giornate, il suo unico lavoro non horror. Attore protagonista è Adriano Celentano che interpreta un piccolo delinquente di nome Cainazzo. Il film fu un successo al botteghino. https://www.mymovies.it/film/1974/lecinquegiornate/

#3 Radetzky e la cotoletta superstar

Per molti milanesi Radetzky è un noto locale della movida. Ma in realtà è soprattutto il nome del feldmaresciallo a capo degli 8.000 soldati austriaci che presidiavano Milano nel 1848 all’inizio dei combattimenti. Un giovane comandante di 82 anni!! Al quale però dobbiamo un risultato importante per l’affermazione di un nostro piatto storico: pare che a margine di un suo rapporto siano state trovate delle note che indicavano come la nostra cotoletta alla milanese si differenziasse, per il fatto che fosse impanata e con l’uovo invece che semplicemente infarinata, dal “suo” Wiener Schnitzel.

#4 Obbligatorio fumare

Le proteste dei milanesi quell’anno cominciarono in gennaio con uno “sciopero del fumo“. L’obiettivo era quello di colpire le casse erariali austriache che, come avviene oggi, imponevano una tassa sul tabacco. In tutta risposta i soldati austriaci invasero le strade, sigaretta in bocca, picchiando e obbligando con la forza la popolazione a fumare.

#5 Il vecchio ospedale in soccorso

Per accogliere i corpi dei caduti nei combattimenti di quei giorni, fu riaperto il Sepolcreto dell’Ospedale Maggiore di Milano, chiuso circa 200 anni prima per questioni igieniche. Dal 2015 il Sepolcreto, oggi gestito dalla fondazione Ca’Granda, è stato messo in sicurezza ed è visitabile insieme all’archivio storico. C’è anche la possibilità di cenare nel bel cortile che unisce i due ambienti.

#6 “Gli eroi della sesta giornata”

“Gli Eroi della sesta giornata” è la definizione coniata nel 1848 e ripresa in un articolo contro alcuni politici e magistrati da Leonardo Sciascia nel 1987, con la quale si definirono gli opportunisti che il 23 marzo scesero nelle piazze, anche armati, per celebrare la vittoria e l’indipendenza. Un modo tutto meneghino insomma, di definire l’italica abitudine a salire sul carro dei vincitori.

#7 La Vittoria del XXII marzo: il tributo di un quartiere

Laddove sorge ora l’obelisco di Piazza 5 giornate sorgeva Porta Tosa prima e la più conosciuta Porta Vittoria poi, che da ancora oggi il nome al corso che parte dalla piazza verso il centro. La Vittoria alla quale fu intitolata la porta è proprio quella del 1848, ottenuta il XXII marzo, nome del corso che parte dalla piazza verso la periferia. Porta Vittoria fu demolita per far spazio all’obelisco, rimangono oggi i caselli daziari ai lati della piazza. Molte vie prospicenti sono intitolate ai caduti delle 5 giornate come ad esempio, via Manara, intitolata a quel Luigi Manara che vinse la battaglia per la conquista di Porta Tosa

#8 Verdi e “la musica del cannone!”

A Giuseppe Verdi, rientrato a Milano da Parigi alla notizia dello scoppio dei moti rivoluzionari, venne chiesto da un volontario del fronte, Francesco Maria Piave, di scrivere musica per commemorare il successo. Questa fu la sua risposta: “Tu mi parli di musica! Cosa ti passa per in corpo? Tu credi che io voglia occuparmi di note, di suoni? Non c’è né ci deve essere che una musica grata agli orecchi del Italiani del 1848. La musica del cannone! Io non scriverei una nota per tutto l’oro del mondo: ne avrei un rimorso immenso consumare della carta da musica, che è sì buona per far cartucce”

LUCA BENSAIA

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