Ritrovare la JOIE de VIVRE con CHAGALL in mostra a Milano

“Un poeta con ali da pittore”

1
Credits: @mudec_official Mostra Marc Chagall

Piccola guida alla pittura di Marc Chagall, in mostra al Mudec fino al 31 luglio con il titolo “Marc Chagall-una storia di due mondi”.

Ritrovare la JOIE de VIVRE con CHAGALL in mostra a Milano

# Un poeta con ali da pittore

Credits: commons.wikimedia.org
Marc Chagall

È stato l’autore di Tropico del Cancro, Henry Miller, a definire Chagall “un poeta con ali da pittore”. E per capire la pittura dell’artista di Vitebsk, è proprio “poesia” la parola chiave.

Marc Chagall ha sempre preferito la compagnia di scrittori e poeti a quella dei suoi colleghi pittori, troppo presi da speculazioni di carattere intellettuale sulla raffigurazione, ed è sempre stato un vero e proprio outsider della pittura rinnegando l’adesione a qualsiasi movimento pittorico. Paga un debito piuttosto alto nei confronti di Matisse e del Fauvismo (i cui colori, violentemente accesi, sembrano balzare fuori dalle tele come feroci fiere), si accosta al Cubismo prendendone solo il gusto per la geometria (considererà il Cubismo troppo focalizzato sull’aspetto esteriore delle cose) e pianterà i semi che porteranno alla nascita del Surrealismo in Francia e dell’Espressionismo in Germania, diventando così uno dei pittori più importanti in assoluto del XX secolo.

# Chi è Marc Chagall?

Credits: commons.wikimedia.org
Marc Chagall

Mark Zacharovič Šagal nasce nel 1887 in un villaggio vicino alla rurale Vitebsk (in mezzo agli asinelli, i buoi e le galline; ovvero gli animali-simbolo che ricorreranno per tutta la sua produzione pittorica), oggi in Bielorussia, ed è un ebreo russo che vivrà l’antisemitismo sulla sua pelle fin dall’infanzia. Ha uno zio che ama suonare il violino sul tetto di casa (che sia il primo violinista sul tetto della storia?), un padre che puzza sempre di aringhe e una madre di una dolcezza infinita. Questo quadretto della sua infanzia sarà uno dei temi più cari dell’artista: la nostalgia. Tuttavia, ai suoi genitori verrà un colpo quando scopriranno che vuole fare il pittore: il Giudaismo proibisce la creazione di idoli e tale precetto è spesso applicato alle arti figurative in genere, anche se Chagall, in un certo senso, sublima questo precetto prendendo sempre le distanze dal realismo figurativo.

Vivrà tra Russia, Stati Uniti e Francia e sceglierà quest’ultima come sua patria; dove si spegnerà serenamente, quasi centenario, nel 1985.

I Libri di Milano Città Stato a casa tua: scopri come fare

# Joie de vivre

Credits: it.wikipedia.org
Compleanno, 1915

Chagall è il pittore della leggerezza e dell’amore ed esprime una joie de vivre che non raggiungeva una tale intensità dai tempi di Renoir. Ed è partendo dal matrimonio (uno dei suoi soggetti preferiti) con il suo primo grande amore, Bella Rosenfeld, che vorrei iniziare a parlare della sua pittura.

# Un linguaggio simbolico

Credits: it.wikipedia.org
Alla Russia, agli asini e agli altri, 1911

Vediamo Bella nella tela Compleanno, (a dire il vero anche in molte altre, dato che sarà sempre uno dei suoi soggetti prediletti anche quando passerà a miglior vita) qui sta sistemando dei fiori e il nostro poeta, come una sorta di spiritello, le gira intorno e la bacia cogliendola alla sprovvista. Marc è vestito di verde; e, come vediamo già in “Io e il villaggio”, diventerà sempre più verde nel corso della maturazione del suo linguaggio simbolico fatto di forme e colori. In alto a sinistra, attraverso la finestra, intravediamo la cupola della sinagoga: un altro elemento irrinunciabile per il pittore, senza il quale il ricordo del villaggio natio sarebbe mutilato.

Credits: it.wikipedia.org
Autoritratto con sette dita, 1913

Nell’Autoritratto con sette dita la cara sinagoga rientra ben due volte: nell’opera che il pittore dipinge e nella nostalgica nuvoletta con la quale un Marc, stravolto dal Cubismo, ricorda l’amata Vitebsk. L’autore, agghindato a festa con tutte le stelle che mancano al cielo sulla sua camicia, mostra la sua opera, Alla Russia, agli asini e agli altri, (dipinta con sette dita, secondo un proverbio in yiddish) dalla quale fa capolino uno dei primi animali chagalliani: quell’incrocio tra un bue, una mucca e un asino che rappresenta la fusione panico/dionisiaca tra spirito e natura.

Credits: @lidiawysoczanska6
Crocifissione bianca, 1938

E la simbologia si fa via via più complessa negli anni: con pendole, violini, illustrazioni di proverbi ebraici e figure come quella di Cristo (che incarna la sofferenza del popolo ebraico) e quella dell’Ebreo Errante (il peregrinare di Chagall e del suo popolo) che vediamo in basso a destra nella Crocifissione bianca del 1938.

# La tela è uno specchio

Credits: it.wikipedia.org
Io e il villaggio, 1911

Tuttavia, questo copioso utilizzo di simboli non fa di Chagall un pittore “intellettuale”, e non fa della sua pittura un’arte “letteraria”; il suo colorato bestiario e le sue figure sottosopra appaiono sulla tela in maniera onirica, istintiva e talmente onesta da sembrare una confessione spirituale; un riflesso della sua intimità. Ed è infatti usanza comune, tra gli ebrei, coprire gli specchi a seguito di un lutto in famiglia, e quando Bella morirà nel 1944, Marc sentirà il bisogno di girare tutte le sue tele faccia al muro.

P.S. Per approfondire il pittore, oltre alla monumentale opera del cognato Franz Meyer (il Saggiatore, 1961), è da segnalare l’autobiografia La mia vita (SE, 2012) per l’eccezionale poetica e l’intimo lirismo.

Continua la lettura con: In mostra a PALAZZO REALE, una piccola guida alla pittura di TIZIANO 

MARCO LAGOSTENA

Riproduzione vietata al sito internet che commette sistematica violazione di copyright appropriandosi di contenuti e idee di altri senza citare la fonte

Se vuoi collaborare al progetto di Milano Città Stato, scrivici su info@milanocittastato.it (oggetto: ci sono anch’io)

ENTRA NEL CAMBIAMENTO: Ti invitiamo a iscriverti alle newsletter di milanocittastato.it qui: https://www.milanocittastato.it/iscrizione-newsletter/


Articolo precedenteMILANO 3.0. : il Next Generation Living alle porte della città
Articolo successivoDa Varese a SHANGHAI: il racconto impressionante del nuovo LOCKDOWN
Marco Lagostena
Scrittore e musicista nato a Milano nel 1982. Laureato in Comunicazione ma grande appassionato di musica, arte, e letteratura.

1 COMMENTO

  1. Cavolo, ho fatto un errore: Franz Meyer non è il cognato, è il genero; sposò la figlia Ida.

La sezione commenti è chiusa.