Venerdì 17 a Milano (in un anno bisestile con due papi e una pandemia)

Quest'anno venerdì 17 ha un sapore ancora più speciale. Soprattutto a Milano. Ma sapete perchè si dice che porti rogna?

Credit: Andrea Cherchi (c)

Cari lettori,

il timore del numero 17 si chiama eptacaidecafobia.


Sebbene si tratti d’una malattia (nevrosi o psicosi fobica a seconda dell’intensità), non dà diritto a punti d’invalidità valevoli ai fini INAIL, ma è giusto che la si conosca.

Secondo Wikipedia – la Bibbia 2.0 – trattasi di paura irrazionale tipica del mondo greco-latino, che evidentemente non ha contagiato i nostri sodali al di là delle Alpi che, come vedremo, ripongono le loro ansie nel numero 13 (nota come triscaidefobia).
Irrazionale fino ad un certo punto, peraltro: secondo l’autorevole fonte, già i seguaci di Pitagora aborrivano il numeretto in quanto compreso tra 16 e 18, rappresentazione perfetta dei quadrilateri 4×4 e 3×6. Mah.

Sarà che il sole tira brutti scherzi, ma anche la Bibbia 1.0 (che non mi risulta esser stata scritta in Norvegia) riferisce che il Diluvio universale iniziò il 17 del secondo mese (Genesi, 7-11). Ciò a dimostrare che anche la pioggia tira brutti scherzi.
Se per la Cabala ebraica era un numero propizio, per i romani il numero XVII era l’anagramma di VIXI, “vissi”, l’equivalente del “sono morto” che allegramente campeggia su numerose lapidi dei nostri autorevoli predecessori. Tant’è che ancor oggi, nella smorfia napoletana, il 17 è sinonimo di disgrazia.



Volendo qui trascurare la complessa numerologia retrostante il celebratissimo numero 7, una particolarità del tutto italiana è il timore del venerdì 17, frutto della combinazione della pessima fama del numeretto e del giorno di venerdì, che la tradizione vuole essere il giorno in cui fu crocifisso Gesù Cristo.

Altra tradizione popolare vuole che l’anno bisesto debba essere per forza un anno funesto. In realtà, l’aggiunta del 29 febbraio servì a colmare una lacuna rispetto al calendario astronomico. Ma mica succede regolarmente: ogni 400 anni, di bisestili ce ne sono soltanto 97 anziché 100, per non incasinare tutto un’altra volta.
Tutto sommato non mi sembra un gran sacrificio aggiungere un giorno ogni quattro anni, quando nel passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano zomparono, dalla sera alla mattina, una bella decina di giorni (per intenderci, nel 1582 al 4 ottobre succedette direttamente il 15 ottobre. Per andare in pari).

Ora, chi scrive non è particolarmente superstizioso e tantomeno credente. Mi fido poco delle divinità in genere e ancora meno delle faccende tipo il 17, il gatto nero, il sale rovesciato sul tavolo, il cappello sul letto, gli specchi rotti ed il passaggio sotto alle scale, solo per citarne alcune. Così come non credo ai relativi amuleti: cornetti, gobbe, giri su se stessi e manciate di sale dietro le spalle. Purtroppo sono un agnostico totale e mi fido soltanto di ciò che vedo. Ho avuto dei problemi anche col vetro, l’acqua, il gin e la vodka, ma col tempo li ho risolti (partendo dagli ultimi due).

Tuttavia è innegabile essere oggi un venerdì 17/7 di un anno bisestile particolarmente sfigato di quo, quindi il tema va affrontato, sebbene il gelido e razionale homo mediolanensis non ami perdere tempo con queste minchiate.

L’homo mediolanensis non si scompone di fronte a questi polverosi rottami della passata ignoranza. Mai. Sebbene connotato, nei primi due terzi della sua vita, da una tipica postura che la comunità scientifica definisce “china sul fatturato”, alcuni scavi archeologici hanno tuttavia rinvenuto nei pressi di alcuni edifici, lasciati incompiuti già in epoca preistorica, i resti di alcuni h.m. in postura eretta e con le braccia incrociate dietro la schiena. La conta dei denti, sempre inferiore a 32, consente di ritenere che tale postura eretta venga acquisita dall’h.m. in tarda età: la comunità scientifica s’interroga ancor oggi sull’esistenza d’una qualche relazione tra tale postura e la prossimità alle costruzioni in corso, ma non è questo il punto. Il punto è che mai, ripeto mai, s’è trovato uno scheletro di h.m. con un corno o una mano in tasca: la posizione, frequente in altre latitudini, nota come tastatio testiculorum (più propriamente, ablatisque testiculis).

Sebbene tale pratica costituisca una panacea apotropaica contro le avversità della vita molto diffusa nel resto della penisola, non consta che l’h.m., quand’anche tratto a morte da improvvisa sventura, vi abbia mai fatto ricorso. Nella tradizione milanese, tutte le superstizioni (l’aglio, l’anello, l’asino, il ferro di cavallo, le palle del toro, la gobba) assolvono infatti ad una funzione preventiva, non sintomatologica.

Sicché, nonostante il sapiens sapiens, assieme ad alcuni primati, sia pressoché l’unico animale che le palle riuscirebbe pure a toccarsele, per un h.m. sarebbe inaudito farsi sorprendere, da vivo o da morto, in un gesto così primitivo e, soprattutto, inefficace. L’h.m. rifugge queste imperdonabili volgarità ed affronta queste celie con “calma, dignità e classe”, per citare l’autorevole dr. Frankesteen (leggi Frankestin), autore dell’immortale e meditato “Come lo feci”.

Un eminente scienziato di tal fatta, formatosi all’ombra della tradizione anglosassone e protestante, soffrirebbe semmai l’avversione di quei popoli -avversione che talvolta rasenta la demenza- per il numero 13 e per il venerdì 13 in particolare. Non sto qui ad indagarne le ragioni, io che anglosassone non sono e tantomeno ho mai protestato (gratis) in vita mia.

Me li immagino, nel buio delle loro foreste e nell’uggia delle loro estati pisciose, a deriderci oggi, pidocchiosi latini pigri e spendaccioni, terrorizzati dalla ricorrenza del venerdì 17 luglio 2020. L’han già fatto di recente, appena cinque mesi fa, quando ci siamo trincerati in casa ululando al mondo che col cazzillo puntuto non c’era niente da scherzare. Non fummo creduti allora e non c’è motivo perché debbano crederci adesso. Ma, come si dice, la ruota gira: sicché toccherà a noi sghignazzare quando sul calendario scoccherà venerdì 13 novembre 2020, quando costoro s’aggireranno terrorizzati con i loro rozzi amuleti locali e noi, con agile balzo, avremo già attraversato per l’ennesima volta e prima d’ogni altro il cerchio infuocato della sfiga.

Insomma: razionali, distesi e sereni. E’ solo il venerdì 17 di un anno bisestile con due papi ed una pandemia ancora in corso: mica è il medioevo.

E comunque, anche fosse il medioevo, sticazzi: noialtri ne siamo usciti meglio di come ci siamo entrati.

Andrea Bullo

P.S. Non è facile scrivere con una mano sola, ma (cito) “si può fare!”.

 

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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