“Se mi ammalo, come si fa?”. Svelato il motivo dell’ASSENZA di Conte dalla Lombardia durante l’emergenza: aveva paura

Mentre primi ministri o presidenti di tutte le altre nazioni europee visitavano gli ospedali delle aree più colpite, di Conte in Lombardia per i primi mesi non si è vista neanche l'ombra. Il Corriere della Sera ha svelato il motivo della sua latitanza

Credits: gazzettadelsud.it - Il premier Conte

Nei primi due mesi dell’emergenza Covid fece molto rumore l’assenza di Conte, e degli altri ministri, dai territori più colpiti. Mentre primi ministri o presidenti di tutte le altre nazioni europee visitavano gli ospedali delle aree più colpite, di Conte in Lombardia non si vedeva neanche l’ombra.

Finalmente viene svelato il retroscena dietro la mancata visita di Giuseppe Conte in Lombardia nel momento più critico della pandemia quando le terapie intensive erano piene: la paura di ammalarsi di Covid. Lo raccontano fonti governative riportate dal Corriere. La ricostruzione dei fatti.


“Se mi ammalo, come si fa?”. Svelato il motivo dell’ASSENZA di Conte dalla Lombardia durante l’emergenza: aveva paura

# La paura di ammalarsi di Covid ha tenuto il premier lontano dalla Lombardia

Come racconta il Corriere della Sera, i governatori del Nord fecero pressioni sul premier per farsi vedere nelle regioni travolte dal virus. Il presidente della Lombardia Fontana chiese al presidente del Consiglio di testimoniare la vicinanza dell’esecutivo con una sua visita, ma si sentì rispondere: Vediamo… Sai, se poi mi ammalo, come si fa?”

# L’arrivo “fuori tempo massimo”, di notte, quando non c’era più pericolo

Come riportano il Corriere della Sera e Il Giornale, in Lombardia Conte si è fatto vedere soltanto due mesi dopo l’inizio, quando l’epidemia era ormai sotto controllo. Era il 27 Aprile quando si presentò in visita alle due città più martoriate d’Italia. Una visita che il bergamasco Roberto Calderoli ha definito “fuori tempo massimo. “Una passerella non solo inutile, ma quasi offensiva… quando la Lombardia contava oltre 500 morti al giorno e non bastavano i letti negli ospedali non si è fatto vedere“. 

Una visita che i lombardi non dimenticano: a Bergamo si era presentato dopo le undici di sera, mentre a Brescia era arrivato alle due di notte. A chi gli chiedeva conto di tutti quei morti rispondeva brusco: “Ho già parlato a Milano…. E, quando Francesca Nava cronista di Tpi ha provato a strappargli di bocca una parola in più, l’ha liquidata con stizza: “Guardi, se lei un domani avrà la responsabilità di governo, scriverà tutti i decreti ed assumerà tutte quante le decisioni“. Parole che in quel momento hanno fatto male a tutti i lombardi.



Fonti articolo: Il Corriere, Il Giornale

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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