SCUOLE CHIUSE: per chi suonerà la campanella?

Le scuole hanno chiuso i battenti da venerdì 5 marzo 2021: studenti e genitori protestano. Alcune soluzioni per fare tornare gli studenti in classe

Credit: vanityfair.it

Le scuole di ogni ordine e grado, hanno chiuso i battenti da venerdì 5 marzo 2021 per la maggior parte dei suoi abituali frequentatori.
Motivazione ufficiale: la variante inglese del Covid 19 pare stia iniziando a infettare anche la popolazione più giovane, sin ora poco colpita dalla variante vintage del Covid 19.
Inutile parlare della reazione dei genitori: i più la possono immaginare.

SCUOLE CHIUSE: per chi suonerà la campanella?

# Un campanello d’allarme per il futuro delle nostre comunità

Credit: quifinanza.it

Quello che invece, a mio avviso, necessita di una riflessione è il fatto che stiamo profondamente e, temo, irrimediabilmente cambiando la nostra natura e la nostra società e la questione scuola non è che una delle mille sfaccettature di questo mutamento disagiante.
Secondo il mio immaginario l’Italia e gli italiani sono sempre stati un popolo, per dirla alla romana, ‘de core’. Certo, le nostre imperfezioni sono famose in tutto il mondo, ma nessun paese unisce l’anima, il sangue e il cuore come l’Italia.


Ecco spiegata quindi la prima reazione che abbiamo avuto tutti davanti a questo temibile mostro che ci si è parato davanti dall’anno scorso: gli striscioni con ‘andrà tutto bene’, le scritte alle finestre ‘i medici sono tutti eroi’ ed altri esempi ancora.

Gli italiani sanno sempre condire tutto ciò che succede con il sentimentalismo, con il coinvolgimento emotivo.
Poi però, qualcosa è successo. Il tempo si è dilatato come il lievito nelle nostre tavole e la pazienza è finita. Il sacrificio ha iniziato a pesare sempre sulle stesse spalle.

In quel momento ha iniziato a formarsi una spaccatura che giorno dopo giorno sta diventando sempre più grande e snervante.
Anche per la questione scuola si sono aperti quindi due orizzonti.



# Si può sacrificare una parte di vita dei ragazzi, per la salute di tutti gli altri?

Credit: milanotoday.it

C’è chi crede che la scuola non sia un parcheggio, ma un momento fondamentale della vita di un ragazzo che lo accompagna dai 3 ai 25 (per dirla con ottimismo) anni. É qualcosa che cambia con il crescere del ragazzo ed è difficilmente sintetizzabile.
La scuola non è solo contenuti, spiegazioni, interrogazioni e verifiche; è socialità, i compagni, le bigiate in compagnia, i viaggi in autobus con i libri in mano pregando per non essere interrogati.

Poi si è affacciato un nuovo orizzonte, quello permeato da persone che ribattono con cipiglio continuando a dire una frase che mi fa rabbrividire: “ si ma la salute viene prima”.
No, la salute non viene prima per il semplice motivo che tutto questo rientra nella salute.
La scuola e tutti i suoi annessi e connessi rientrano nel benessere psicofisico di cui un ragazzo e un bambino ha bisogno.
Trovo agghiacciante e molto più temibile questo concetto di salute che ha pervaso la nostra società ed è significativo di quanta scuola in presenza ci sia bisogno!

# Cosa si può fare per la scuola?

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Premettendo che non sono un’esperta in materia, ma solo un’umile mamma e insegnante io avrei pensato ad alcune possibili soluzioni.

# Più libertà di scelta ai presidi

Ogni preside conosce la struttura di cui è a capo e conosce la grandezza delle aule così come il numero di locali di cui la scuola dispone.
In base quindi al suo organico e al numero di alunni potrebbe organizzare un’affluenza misurata secondo le reali possibilità della scuola.

# Condividere? A volte si!

Per le classi della primaria, se le lezioni fossero in presenza, a banchi distanziati, si potrebbe pensare ad una condivisione di tavolozze di colori o tempere dove i bambini potrebbero intingere i pennelli.

# Lezioni di arte e più lezioni all’aperto

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Per i ragazzi più grandi sarebbe bello pensare ad attività di critica e commento, come per esempio esecuzioni di foto da parte di alcuni alunni con annesso commento critico oppure visioni di film specialmente ora che la presenza di LIM (lavagne interattive), presenti in ogni aula, può permettere la visione di film senza far spostare gli alunni dalla propria classe.

Poiché è stato provato che i contagi sono altamente più probabili nei luoghi chiusi, con la bella stagione si potrebbe pensare ad utilizzare i giardini delle scuole per effettuare le lezioni.
Sarebbe anche molto bello fare attività fisica o manuale, come coltivare un orto o travasare fiori, tutte attività che avrebbero il vantaggio di favorire l’inclusione di tutti i bambini e ragazzi, compresi DVA, DSA, BES.

# Ripristino dei medici nelle scuole con esecuzione immediata di tamponi

Per ultimo, se ogni scuola avesse, come era in passato, la figura del medico scolastico,
potrebbe effettuare un primo screening ed eventualmente anche il tampone.

Continua la lettura: “DAD è solo mio papà”: la PROTESTA A COLORI dei bambini di Milano

GIULIA PICCININI, LAURA LIONTI

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