Prove di riapertura: I PIANI SANITARI dei Paesi che stanno ripartendo (senza affidarsi solo ai cittadini)

I principali paesi europei si stanno preparando per la fase due, realizzando dei piani sanitari concreti basati sulla strategia delle tre T e implementando dei sistemi di identificazione, tracciamento e isolamento dei positivi per riaprire in sicurezza.

Credits: ansa.it - Tamponi drive-through

L’Italia è “ripartita” il 4 maggio, ma stiamo continuando a navigare a vista, per non dire alla cieca. Manca un piano sanitario concreto che applichi in maniera coerente la strategia delle tre T – testare, trattare e tracciare – e ci permetta di affrontare la fase di convivenza con il virus in maniera sicura. Nel frattempo, ci si affida alla responsabilità individuale e si cercano nuovi capri espiatori per giustificare le mancanze delle istituzioni.

Parallelamente all’Italia, anche i governi di molti paesi Europei stanno cominciando ad allentare le misure restrittive e a presentare ai loro cittadini dei piani per un progressivo ritorno a una parvenza di normalità. Vediamo quindi quali sono i Paesi che stanno avviando dei programmi sanitari efficaci e coerenti e le iniziative adottate per realizzare concretamente la strategia delle tre T.

Prove di riapertura: i piani sanitari dei Paesi che stanno ripartendo (senza affidarsi solo ai cittadini)

# Regno Unito: strategia delle 3T, investigatori anti-covid e app tracciamento

Dopo gli sbandamenti iniziali e il repentino cambio di rotta sull’immunità di gregge, il Regno Unito ha deciso di puntare sulla strategia delle tre T per uscire dal lockdown e riaprire in sicurezza.

Come primo passo, il governo inglese ha avviato un massiccio piano per potenziare la capacità di fare tamponi e ad oggi nel Regno Unito si effettuano circa 80.000 tamponi al giorno. La richiesta per il tampone viene fatta direttamente sul sito del NHS e il kit per il prelievo di muco viene inviato direttamente a casa o in alternativa ci si reca presso un apposito centro drive-through, dove il prelievo è eseguito direttamente dal finestrino.

A supporto della app per tracciare i positivi, il governo ha inoltre deciso di avviare un sistema di tracciamento manuale e ha già assunto 21.000 “traccianti”, dei veri e propri investigatori anti-Covid con il compito di intervistare le persone risultate positive per ricostruire i loro movimenti e i loro contatti, che a sua volta dovranno essere messi in isolamento e testati. Per un contact tracing efficace, infatti, la tecnologia da sola non basta. La app è veloce e riesce ad elaborare molti dati ma ha tre grossi limiti: la sua efficacia dipende da quante persone la utilizzano, gli asintomatici non sono testati e quindi non sono “positivi” ufficiali che fanno scattare il tracing e infine non prevede un controllo per verificare che tutti coloro che hanno incontrato positivi e ricevuto l’alert si mettano in quarantena. Il tracciamento umano è pertanto essenziale per completare e supportare l’azione della app ed inoltre ha una funzione psicologica importante, in quanto fa sentire le persone monitorate e le rassicura.

Infine il governo inglese ha anche deciso di avviare anche uno ampio studio epidemiologico per verificare e tracciare la diffusione del virus nel Paese. Lo studio dovrebbe reclutare fino a 300.000 volontari in tutto il Paese, che saranno seguiti regolarmente per un anno, effettuando sia il tampone che il test degli anticorpi. Questo consentirà di capire dove le persone si sono contagiate maggiormente e permetterà pertanto di adottare delle politiche mirate per ridurre il rischio di contagio.

# In Francia 700.000 tamponi al giorno, app e squadre per isolare persone positive

Anche la Francia è ripartita l’11 maggio con un piano improntato all’insegna delle tre T.

Nel presentare la fase due al Parlamento, il primo ministro Edouard Philippe aveva annunciato di voler raggiungere l’obiettivo di 700mila tamponi a settimana e di voler testare tutte le persone che hanno avuto un contatto con dei positivi. Per rendere questo piano effettivo, il governo francese ha messo a disposizione un nuovo strumento online (https://sante.fr/) dove gli utenti possono digitare la propria area o codice postale e trovare il laboratorio più vicino a loro dove fare il tampone. In caso di sintomi di Covid-19, i cittadini francesi sono invitati a consultare tempestivamente il loro medico di famiglia per farsi prescrivere il tampone, dopodiché si devono recare in uno dei laboratori autorizzati per fare il test ed isolarsi in attesa del risultato. In una conferenza stampa del 19 maggio, Jerome Salomon, il direttore della salute francese, ha ricordato ai cittadini l’importanza dei test di massa per identificare i nuovi casi il più rapidamente possibile e rintracciare i loro contatti. Dobbiamo spezzare la catena di trasmissione” ha ribadito Salomon “ogni cittadino deve prestare attenzione ai possibili sintomi di Covid-19, fare il test in caso di dubbi ed isolarsi in attesa del risultato. Come ricordato anche dal primo ministro francese, l’obiettivo finale è isolare precocemente tutti i portatori del virus. L’isolamento non è una punizione, ma una protezione che si fonda sul senso civico di tutti i cittadini.

Sul fronte del contact tracing, anche la Francia ha deciso di affiancare alla app il tracciamento manuale e dopo le prime sperimentazioni a Parigi il governo punta a reclutare delle vere e proprie squadre, le “brigades d’enquêteurs”, che avranno il compito di identificare tutte le persone entrate in contatto con i positivi al Covid-19 per testarle e metterle l’isolamento nell’attesa del risultato.

# Germania la prima nazione a Testare, Tracciare e Trattare

La Germania ha applicato fin da subito una strategia di test e tracciamento dei positivi molto aggressiva che le ha consentito di mantenere sotto controllo la diffusione del virus.

Il sistema sanitario tedesco ha una capacità produttiva di 700 mila test a settimana, che vengono prescritti dal medico di base ed effettuati a domicilio oppure in appositi centri drive-though. Anche sul tracciamento dei contagi la Germania ha fatto da apripista ed è stata una “pioniera” nello studio dei meccanismi di propagazione del virus. Quando i primi casi tedeschi si sono verificati in un’azienda bavarese, la Webasto, e nella cittadina tedesca di Heinsber, i medici e gli epidemiologi tedeschi si sono mossi molto velocemente per ricostruire e interrompere la catena dei contagi, riuscendo cosi ad arginare efficacemente la diffusione del virus.

Per affrontare in sicurezza la fase di riapertura, il governo federale tedesco si è posto l’obiettivo di reclutare 20mila addetti per il tracciamento dei contagi e punta ad avere almeno 20 tracciatori ogni 100mila abitanti. Inoltre la Germania ha un piano di formazione specifico e un protocollo ben definito per effettuare il tracciamento dei positivi. Il personale che si occupa del contact tracing è formato da medici, impiegati e gestori del sistema informatico e i metodi impiegati sono quelli tradizionali dell’intervista telefonica ai positivi e ai potenzialmente contagiati. Una volta accertata la positività, il malato viene “intervistato” per ricostruire in maniera più dettagliata possibile tutti i contatti di oltre 15 minuti avuti nei due giorni precedenti l’insorgere dei sintomi. Ognuna di queste persone viene contattata e sottoposta ad una quarantena di quindici giorni, durante i quali deve anche compilare un diario dei sintomi clinici e annotare tutti gli incontri eventualmente avuti. Se il potenziale contagiato risulta positivo e ha avuto dei contatti prima o durante la quarantena, il ciclo di indagine ricomincia nuovamente.

# Spagna a rilento, segue le strategie adottate dagli altri Paesi

Agli inizi dell’epidemia, la Spagna è risultata abbastanza impreparata in termini di capacità di test e tracciamento dei contagi. Ai primi di aprile, infatti, i test effettuati in Spagna erano pari a circa 2.5-3 test per caso positivo, una percentuale molto bassa se paragonata a quella di tutte le altre nazioni europee, Italia compresa.

In vista della riapertura, il governo spagnolo ha annunciato un ambizioso piano per portare rapidamente la capacità di fare tamponi da 200,000 a 700.000 test COVID-19 a settimana. Inoltre, a differenza dell’Italia, la Spagna ha condotto un ampio studio epidemiologico con i test sierologici per valutare la portata e la diffusione del contagio e prendere delle decisioni “informate” sull’allentamento delle misure di confinamento. I risultati preliminari di questo studio, condotto dall’ Istituto di sanità pubblica Carlos III su circa 70.000 partecipanti, indicano che solo il 5% degli spagnoli è stato infettato dal coronavirus e mostrano delle differenze geografiche significative tra le regioni. Infatti in alcune regioni, come quella di Madrid, la percentuale di positivi supera il 10% mentre in altre zone, come le isole Canarie, la percentuale di infettati è inferiore al 2%.

Per quanto riguarda il tracciamento dei positivi, anche la Spagna, in attesa dal lancio della app previsto per i primi di giugno, ha reclutato 2 mila “investigatori covid”, a fronte comunque dei 9mila che servirebbero per poter fare un contact tracing efficiente su tutto il territorio nazionale.

Fonti:
Ruffo (Sissa), non solo app, serve strategia 3T
France urges public to get coronavirus tests
Antibody study shows just 5% of Spaniards have contracted the coronavirus
Escasez de rastreadores y disparidad de estrategias, pese a que son vitales en la desescalada

LAURA COSTANTIN

Milano Città Stato. Il grande sogno dei milanesi