PROTESTA DEI COMMERCIANTI MILANESI: consegnate al Comune le chiavi delle loro attività

“Non sappiamo se riusciremo a riaprire a giugno". La replica: il Comune non può intervenire sulle riaperture, ma agevoleremo la ripartenza con azioni mirate


Dopo il flashmob delle serrande, arriva la consegna delle chiavi a Palazzo Marino. “Consegneremo 2 mila chiavi di ristoranti, negozi di estetica, parrucchieri, sale cinematografiche al Comune per protesta”. Così ieri ha dichiarato Alfredo Zini, ristoratore e promotore dell’iniziativa svoltasi ieri mattina.

 


PROTESTA DEI COMMERCIANTI MILANESI: consegnate al Comune le chiavi delle loro attività

Ph. credits: Ansa/Matteo Corner

Una piccola delegazione di commercianti, in rappresentanza di circa 2 mila attività, è stata ricevuta, presso la sede del Comune di Milano, da Cristina Tajani, assessore al Commercio, e da Mario Vanni, capo di Gabinetto del sindaco.

“Non sappiamo se riusciremo a riaprire a giugno perché non sono chiare nemmeno le regole, abbiamo subito cali di fatturato del 70% e dovremo investire per adeguare le nostre attività a nuove misure di sicurezza”, aggiunge Zini, manifestando profonda preoccupazione nei confronti del futuro economico di Milano.

La protesta verte, oltre che sulle incertezze economiche e sull’approssimazione della direttiva, anche sulla disposizione di apertura, per la maggior parte delle attività, posticipata al 1 giugno. Ristoratori, gestori di locali, estetisti e parrucchieri, per decisione del governo, dovranno infatti mantenere chiuse le loro attività commerciali durante tutta la prima parte della fase 2 che partirà dal 4 maggio.



Il Comune, dal canto suo, risponde che l’amministrazione non può intervenire sulle riaperture, ma ha tutta l’intenzione di agevolare la ripartenza con azioni mirate. “Come Amministrazione stiamo già mettendo in campo tutti gli strumenti di nostra competenza per sostenere la ripartenza di questo settore: dall’abbattimento dei canoni occupazione suolo per chi metterà tavolini e sedute all’esterno delle proprie attività sino alla dilazione di Tari e altre imposte comunali. Le chiavi dovrebbero essere prese  in consegna dal Governo e dalla Regione che attraverso i loro provvedimenti possono garantire una più veloce riapertura delle attività”, dichiara Cristina Tajani.

Ricordiamo che solo il giorno prima un’altra azione di protesta contro le disposizioni del governo era stata messa in atto dalla stessa categoria: un’apertura straordinaria sotto il nome di “Risorgi Italia“, flash mob lanciato dal circuito Ho.Re.ca. in tutta Italia, che ha visto i ristoratori e i gestori di bar alzare le serrande, apparecchiare un tavolo all’esterno e accendere una candela.
La crisi è comunque molto forte in tutti i settori e le chiusure sono all’ordine del giorno, come dimostra questa foto Ansa.

Ph. credits: Ansa/Matteo Corner

I numeri 

Secondo quanto emerge da uno studio della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, nel 2019 i ristoranti a Milano città erano 5.856, i bar 4.878.
10.969 imprese, tra ristoranti, bar, mense e società di catering, linfa vitale per il tessuto commerciale meneghino.

Nell’area metropolitana, invece, sempre nel 2019, erano oltre 18mila le imprese della ristorazione. A Milano seguiva Sesto S. Giovanni con 408 imprese legate alla somministrazione di bevande e alimenti, Legnano con 312, Cinisello con 250, Rho con 242, Cologno con 200. (askanews)

Fonti: milano.repubblica.it ansa.it askanews

 

BARBARA VOLPINI

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