Lo STRAPPO di Sala alla Sanità lombarda: «Qualcosa andrà cambiato in futuro, partendo da Milano»

"Niente sarà come prima". Milano è il luogo ideale per sperimentare il tracciamento dei contagi e per immaginare qualcosa di nuovo

Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO - Beppe Sala

Nei giorni dell’emergenza si infiamma il dibattito politico. Torna al centro il sindaco Sala che dopo aver avanzato in un recente video le sue proposte per il ritorno alla normalità di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera del 28 marzo, solleva dubbi sul sistema sanitario della Lombardia.

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Lo STRAPPO di Sala alla Sanità lombarda: «Qualcosa andrà cambiato in futuro, partendo da Milano»

Beppe Sala non è il primo sindaco a lamentarsi di come la sanità lombarda ha gestito la crisi causata dalla diffusione del coronavirus. Giorgio Gori a Bergamo, una delle città più colpite da contagi e decessi, è stato molto duro verso la Regione, dichiarando che «La sanità lombarda non è stata all’altezza». Hanno seguito a ruota 81 comuni della Città Metropolitana di Milano che hanno fatto un appello per un cambio di strategia risultata inefficace, chiedendo alla Regione più sorveglianza attiva, controlli a casa e tamponi.

Il sindaco di Milano intervistato dal Corriere della Sera ha detto «Non mi sono mai permesso di criticare il presidente Fontana per la gestione della crisi.[…] ma già oggi è sotto gli occhi di tutti che certe scelte hanno costituito un elemento di debolezza» Su tutte il fatto che la Lombardia invece di affidarsi e sostenere economicamente e con strumentazioni adeguate anche la rete sociosanitaria del territorio, consultori, medici di base da subito in difficoltà, come in Emilia Romagna e Veneto, ha puntato più sulle grandi infrastrutture ospedaliere, anche private. Con maggiori poteri decisionali sul territorio cittadino avrebbe probabilmente adottato una strategia differente, evitando il numero esponenziale di medici di base o di medicina generali ammalati o deceduti.

Fonte: corriere.it



In diversi passaggi dell’intervista, il sindaco sembra auspicare un distacco di Milano dal sistema sanitario lombardo. Tra le sue linee d’azione pensate per far uscire la città dall’emergenza sanitaria, Sala invita a fare di Milano la città laboratorio di sperimentazione, in Lombardia e in Italia, per l’app di tracciamento dei contagiati in quanto “l’area più frenetica del Paese per i movimenti delle persone e la socialità”.

Con le dovute precauzioni e norme temporanee che definiscano il perimetro della privacy degli interessati, Sala vorrebbe introdurre a Milano quanto prima l’applicazione per smartphone, come già attiva da tempo in Cina e Corea del Sud, che tracci i pazienti affetti da coronavirus in quarantena, fornendo informazioni utili sugli spostamenti effettuati da questi ultimi e lasciando la libertà a chi non è positivo di riprendere la sua vita quotidiana, lavorativa e sociale scegliendo se evitare una zona della città che ha registrato numero di contagi più alti.

Niente sarà come prima“, conclude il primo cittadino, lasciando intendere con le sue parole che anche ipotesi definite impossibili in passato potrebbero invece diventare realtà. Come l’autonomia di Milano?

FABIO MARCOMIN

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1 COMMENTO

  1. Sì, cari signori, Sala ha ragione: qualcosa NON HA FUNZIONATO! Anche lui non ha funzionato, con quella stupidaggine di #milanononsiferma ha fatto bei danni, mandando un segnale diametralmente opposto a quello che andava dato. Ma soprattutto non ha funzionato la sanità lombarda. Lo dicono i numeri, lo dice il confronto con i dati delle altre regioni italiane, per esempio il Veneto e il Lazio, le altre due regioni dove si sono verificati i primi casi. Lo dice l’imbarazzante percentuale di mortalità di oltre il 15%, roba da terzo mondo. Altro che Lombardia modello di efficienza, abbassiamo la cresta per favore! Provate a pensare se questi numeri li avesse avuti la Campania, il Lazio, la Sicilia, cos’avreste detto? Siate sinceri. Un bagno di umiltà per tutti non farebbe male.

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