La via ISLANDESE al turismo: tamponi per tutti

Il Paese che ha fatto più tamponi pro capite d'Europa, dopo aver contenuto l'epidemia ripropone la sua strategia vincente per vincere la sfida del turismo. Potrebbe essere un riferimento utile per garantire la sicurezza dei turisti anche in Italia?

Una delle mete turistiche più cult d’Europa riaprirà le sue porte a giugno e chiederà a ciascun turista un tampone per la diagnosi del Covid-19. L’Italia che programmi di tutela ha, invece? Ecco cosa fa l’Islanda.

La via ISLANDESE al turismo: tamponi per tutti

L’Italia ha deciso di riaprire le sue frontiere ai Paesi dell’area Schengen, inclusi la Svizzera e Monaco, e a partire dal 3 giugno 2020 salvo sorprese sarà possibile per i visitatori stranieri entrare nel nostro territorio senza doversi sottoporre ai 14 giorni di quarantena attualmente previsti.

L’iniziativa del governo punta a far ripartire il turismo e permettere ai viaggiatori di tornare a scoprire le meraviglie del nostro Bel Paese. Ma la vera questione è se i turisti stranieri, e in particolare quelli del Nord Europa, fondamentali per la sopravvivenza delle nostre strutture ricettive, si sentiranno sicuri a venire in un Paese cosi duramente colpito da coronavirus.

Il governo non ha, ad ora, messo in campo nessuna strategia ad-hoc per invogliare gli stranieri a tornare in Italia e le iniziative principali sono state lanciate dai singoli operatori, che stanno sperimentando dei pacchetti-offerta per attirare i turisti.

E allora perché non guardare a cosa stanno facendo altri Paesi che come noi dipendono molto dall’afflusso dei turisti, e prendere qualche spunto? Particolarmente interessante è il caso dell’Islanda, che per invogliare i turisti a partire ha deciso di sfruttare la sua esperienza nella gestione dell’epidemia e adottare una serie di misure anti-Covid


# Le tre T dell’Islanda nela lotta al coronovirus

L’Islanda è uno dei Paesi che hanno affrontato e gestito meglio la diffusione del coronavirus, grazie ad un piano per rilevare precocemente i casi positivi e isolarli, riducendo così il rischio di diffusione della COVID-19.

Il governo ha infatti iniziato a fare test a tappeto il 19 febbraio 2020, quando non si era ancora registrato il primo caso domestico. Grazie ad una collaborazione con la società DeCODE Genetics di Reykjavik, i tamponi sono stati fatti su larga scala e sono stati testati anche gli asintomatici. Ad oggi, l’Islanda è il Paese che ha testato più persone pro capite ed è molto in alto anche nella classifica, ancora più significativa, del rapporto tra numero di test effettuati e numero di persone positive al coronavirus. 

Oltre ai test, il governo ha adottato un sistema di isolamento selettivo dei positivi e un tracciamento capillare dei contatti, prima con personale sanitario appositamente formato e successivamente attraverso una app per il contact tracing, Ranking C-19, che è stata scaricata da oltre il 40% della popolazione. 

In questo modo l’Islanda è riuscita a contenere la diffusione del coronavirus adottando misure restrittive più blande che in altri Paesi. Sono stati chiusi i bar, i musei, le piscine e le palestre ma le limitazioni agli spostamenti e alle attività commerciali sono meno rigide che in altri Paesi e le scuole primarie e le scuole per l’infanzia sono aperte, con alcuni limiti sul numero di bambini in classe e regole sulle distanze, così come alcuni ristoranti con posti a sedere limitati.

Il risultato della strategia islandese è ad oggi 1.803 casi e 10 decessi, con un tasso di letalità dello 0.5%.

 

# Il rilancio del turismo: tamponi e tracciamento

Il settore del turismo rappresenta oltre il 30% dell’economia dell’Islanda e la crisi del settore legata al Covid ha avuto gravi conseguenze, portando addirittura la compagnia aerea di bandiera Islandair a rischio bancarotta con il licenziamento di 3mila lavoratori.
Il 12 maggio, il governo ha annunciato la riapertura delle frontiere
al turismo con un piano anti-covid ben strutturato che promuove il Paese come destinazione di viaggio sicura e punta sulla consapevolezza e responsabilità dei viaggiatori.

A partire dal 15 giugno, chi deciderà di recarsi in Islanda avrà tre possibilità:

#1 fare una quarantena di due settimane all’arrivo

#2 essere testato nell’aeroporto internazionale di Keflavík: non è ancora chiaro a carico di chi sarà il costo del tampone

#3 presentare certificato che attesti un tampone negativo, approvato dalle autorità sanitarie islandesi

Il governo chiede, inoltre, ai turisti di scaricare l’app di tracciamento nazionale, Ranking C-19, che ricostruisce i contatti dei soggetti risultati positivi al virus ed è una delle più sicure a livello di privacy. Tramite questa app, i turisti verranno informati nel caso in cui siano venuti a contatto con soggetti positivi durante il loro soggiorno.

Se osserveranno queste regole, i turisti potranno muoversi liberamente sul territorio islandese senza indossare mascherine e senza l’obbligo di evitare assembramenti.


# E l’Italia?

Tutto pronto, quindi, per tornare a visitare l’isola dei ghiacci, e noi? Fare confronti tra l’Islanda e l’Italia o altri paesi è sicuramente molto difficile, considerando che il numero di abitanti e la densità della popolazione islandese sono molto bassi, ma il modo in cui il governo islandese ha gestito l’emergenza e sta impostando la riapertura ai turisti può essere una fonte di ispirazione per attuare delle politiche che rendano l’Italia un Paese in cui sia di nuovo possibile viaggiare in sicurezza.

Piuttosto che puntare su sconti e offerte, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di rendere sicuro il viaggio alla scoperta delle nostre eccellenze e della nostra unicità.
Per far tornare l’Italia a essere la meta numero uno per i turisti di tutto il mondo.


FONTI: https://grapevine.is/news/2020/05/12/breaking-iceland-to-open-to-tourists-again-on-june-15th-with-conditions/

LAURA COSTANTIN

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