La telenovela di TAMPONI e TEST in Lombardia: si fanno, non si fanno, a che punto siamo?

Tamponi sì, test no. La Lombardia arranca ed alimenta un mercato sommerso più tipico di un paese totalitario del novecento che di una regione europea del ventunesimo secolo

Foto: Andrea Cherchi (c)

In Corea si fanno 64 tamponi per ogni caso
In Germania si fanno 18 tamponi per ogni caso
In Canada si fanno 15 tamponi per ogni caso
In Italia si fanno 10 tamponi per ogni caso

✅ in Veneto si fanno 20 tamponi per ogni caso
❌ in Lombardia si fanno 5 tamponi per ogni caso


La questione del contenimento del Coronavirus per gli esperti sta tutta qui. Vediamo a che punto è la situazione e se ci sono segnali di miglioramento, per i test e per i tamponi.

La telenovela di TAMPONI e TEST in Lombardia: si fanno, non si fanno, a che punto siamo?

Secondo quanto sembra trapelare dalla Regione Lombardia sarà compito delle Unità Speciali di Continuità Assistenziali (Usca) effettuare tamponi a domicilio a chi avrà una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi. Il monitoraggio sui luoghi di lavoro e la collaborazione dei datori di lavoro sarà fondamentale perché, se verificato l’innalzamento della temperatura oltre il livello di guardia, il dipendente dovrà essere mandato a casa, rimanere in isolamento e allertare il proprio medico curante. Saranno poi le Ats a mobilitare le Usca per il tampone. Per i tamponi è arrivato il provvedimento, per i test ancora nulla. Ma cosa è successo negli ultimi mesi?

# TAMPONI: Dopo 2 mesi e mezzo finalmente i controlli ma solo ai sintomatici

Dall’inizio dell’epidemia sono passati ormai due mesi e mezzo, finalmente in base al provvedimento approvato nella serata del 7 maggio i cittadini lombardi potranno essere sottoposti a tamponi da lunedì 11 maggio, anche chi ha sintomi Covid-19 ma non è ricoverato in ospedale così come i contatti stretti solo sintomatici. In molti non capiscono come mai in Veneto invece si possano effettuare i tamponi anche ai contatti asintomatici. Il compito spetta al medico di famiglia che lo dovrà prescrivere al paziente: in Veneto e Emilia Romagna i medici potevano farlo già all’inizio dell’epidemia.



Fonte: corriere.it

# TEST SIEROLOGICI: non sono validati dalle Regione Lombardia, mentre Veneto, Toscana ed Emilia Romagna offrono pieno supporto con il Sistema sanitario

In Emilia-Romagna ci si può sottoporre a proprie spese al test sierologico con soli 25 euro, dietro prescrizione medica. Se si risulta positivi, il Servizio di prevenzione pubblica si prenderà in carico del caso. Anche in Veneto in caso di positività al test a pagamento, il cittadino potrà chiedere al medico di famiglia la prescrizione del tampone, rimanendo in isolamento fino all’esito. Inoltre sempre la regione del governatore Zaia sta svolgendo lo screening con il test rapido su lavoratori dei servizi essenziali e a campione su chi ha ripreso l’attività produttiva. In Toscana i test sierologici possono essere fatti dai cittadini che svolgano qualsiasi lavoro e saranno gratuiti per le categorie più a rischio, mentre per gli altri ci saranno tariffe differenziate ma comunque calmierate grazie all’accordo con la Regione. Non servirà la prescrizione del medico di base, basterà recarsi nei laboratori privati convenzionati.

In Lombardia i cittadini potrebbero già richiedere il test pagandolo, ma come evidenzia il consigliere regionale Fabio Pizzul del Pd c’è un problema: “Diversi laboratori privati lombardi stanno offrendo l’esame a pagamento, ma chi decide di farlo, senza dietro una strategia da parte della Regione, si trova senza nulla in mano di ufficiale. Così è impossibile tracciare la diffusione del virus, fondamentale per realizzare la vigilanza attiva“. L’Asl di Milano ha comunicato ai sindaci che: “Chi li fa si assume la responsabilità anche del rispetto dell’isolamento dei positivi. L’esito di un test non validato e fuori dai programmi di sanità pubblica non comporta l’approfondimento con tampone». Il risultato è che pur facendo i test, i cittadini non avrebbero diritto di sottoporsi a tamponi e ulteriori controlli.

# NO TEST A MILANO: La prima fase di test ha coinvolto solo alcune aree della Regione

A fine Aprile Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi sono state le aree prescelte per iniziare la fase di test sierologici a pazienti colpiti da coronavirus e operatori sanitari escludendo l’area urbana più colpita d’Italia ovvero Milano che continua ad essere ancora la zona più critica. Ad oggi però non abbiamo nessuno dato su quei test.

# Lombardia contro Comune: Sala spedisce i campioni in Francia

L’esclusione di Milano dalla prima fase di test sierologici sui contagiati, ha portato il sindaco Sala a stringere un accordo diretto con l’Ospedale Sacco, per il tramite del Responsabile del Reparto Malattie infettive Massimo Galli, per verificare la presenza degli anticorpi da Covid-19 sui i 4000 lavoratori ATM. I test rapidi sono partiti ieri, per i positivi sarà previsto tampone e eventuale prelievo. La Regione Lombardia ha dichiarato di non validare la sperimentazione di questi test, non dando quindi disponibilità dei suoi laboratori di analisi, pertanto il Comune di Milano indirizzerà i campioni in un laboratorio francese di Grenoble.

# Il Sindaco di Trescore Balneario (BG): Per fare i tamponi nella RSA li ha dovuti prendere…in Veneto”

So solo che c’era da mettere in sicurezza ospiti e operatori. Così ci siamo dati da fare, abbiamo cercato i tamponi e li abbiamo trovati“. Il primo cittadino del comune bergamasco è dovuto “andare” in Veneto a fine Aprile per trovare tamponi utili per controllare tutti gli ospiti e operatori sanitari della RSA locale. Fino a quel momento l’ATS aveva effettuato verifica solo sui medici di rientro dalla malattia e ai pazienti sintomatici. In questo modo con l’acquisto di 88 tamponi prima che la Regione di Zaia bloccasse la vendita all’esterno dei propri confini, ha messo in sicurezza la struttura.

# Sul mercato “sommerso” si trovano test di ogni tipo

Mentre il Ministero della Salute non ha preso ancora una posizione univoca sui test per l’immunità, che identificano gli anticorpi IGM e IGG per diagnosticare l’infezione da Covid-19, se siano efficaci e utili, il mercato sommerso fa affari. Sono gli stessi medici che per primi hanno provati a consigliarli ai propri pazienti e poi il passaparola fa il resto: mentre la burocrazia blocca ogni cosa i cittadini si muovono per via parallele per sapere se sono stati positivi al virus e ora sono immuni. Una situazione che ci porta ad assomigliare più a un Paese totalitario del novecento che a una regione europea del ventunesimo secolo.

Fonte: panorama.it

FABIO MARCOMIN

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