La ricerca dell’IMMUNITÀ: i cittadini contro il coronavirus, i politici contro le inchieste

Per i cittadini e le imprese l'emergenza sanitaria rischia di diventare economica. Mentre tra i politici cresce un'altra paura: che l'emergenza sanitaria si trasformi in un'emergenza giudiziaria che, come il virus, rischia di non guardare in faccia a nessuno. Per scongiurarla si sono già messi all'opera

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Credits: ANSA/Alessandro di Meo - Parlamento

Le situazioni di emergenza e di eccezionale gravità, come la pandemia da cornonavirus sta a testimoniare, necessitano di interventi istituzionali senza precedenti e il decreto-legge 17 marzo 2020, n.18 denominato “Cura Italia” è chiamato ad assolvere questa funzione.

Nello specifico il titolo del provvedimento recita: “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.”

Un modo per pensare al “dopo”: perchè per i cittadini e le imprese l’emergenza sanitaria rischia di diventare economica. Mentre tra i politici cresce un’altra paura: che l’emergenza sanitaria si trasformi in un’emergenza giudiziaria che, come il virus, rischia di non guardare in faccia a nessuno.

Già, perchè i rischi giudiziari collegati all’azione politica riguardano tutti i principali partiti: quelli al governo nazionale (PD e 5 Stelle) e quelli al potere in Lombardia (Lega e Forza Italia). Ci sono tutte le condizioni, dunque, perchè si trovi il modo di mettersi d’accordo per scongiurare processi e sentenze. Solo un cattivo pensiero? Come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Forse non sarà questo il caso eppure le prime avvisaglie di questo cattivo pensiero si sono già palesate, promosse da politici “lungimiranti” di diversi schieramenti politici.

La ricerca dell’IMMUNITÀ: i cittadini contro il coronavirus, i politici contro le inchieste

A parole il Partito Democratico e la Lega, i due principali partiti politici in parlamento stando ai sondaggi attuali e di fatto le due forze contrapposte nel Paese, sono in contrasto sul modo di affrontare l’emergenza sanitaria attuale e sono in dissonanza su tutto. Con una sola eccezione che sembra metterli d’accordo. 

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Sembra infatti che entrambi i partiti abbiano pensato alla stessa strategia con lo stesso fine: inserire un emendamento nel decreto “Cura Italia” con nascosta all’interno l’immunità. Non dal coronavirus ma dalle conseguenze legali per i danni cagionati alle persone per mezzo degli atti prodotti a qualsiasi livello istituzionale.

# L’emendamento PD per salvare i medici (e i politici) dalle grane giudiziarie

L’emendamento firmato da due senatori del Pd Paola Boldrini e Stefano Collina, componenti della Commissione Sanità, con il numero 1000/58 in realtà un subemendamento all’emendamento 1.100 del governo, chiedeva di aggiungere al testo di legge un nuovo articolo di quattro commi, per tutelare sopratutto gli operatori e dirigenti sanitari dalle conseguenza degli eventuali danni causati del loro lavoro durante l’emergenza. Gli ultimi 2 commi però estendevano questa tutela a tutti gli amministratori e politici di ogni grado e livello. Nello specifico il comma 3 e 4 recitano:

«3. È limitata ai soli casi di dolo o colpa grave la responsabilità civile, penale e amministrativo-contabile dei titolari di organi di indirizzo o di gestione che, nel corso dell’emergenza sanitaria in atto, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, anche normative od amministrative, abbiano adottato ordinanze, direttive, circolari, raccomandazioni, pareri, atti o provvedimenti comunque denominati, la cui concreta attuazione, da parte delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, degli esercenti le professioni sanitarie, degli enti preposti alla gestione dell’emergenza o di altri soggetti pubblici o privati tenuti a darvi esecuzione, abbia cagionato danni a terzi».

«4. La valutazione della gravità della colpa, nelle ipotesi di cui al comma 3, è operata anche in considerazione della eccezionalità e novità dell’emergenza, dei vincoli di spesa previsti a legislazione vigente in materia di servizio sanitario nazionale e della difficoltà di reperire tempestivamente dispositivi medici e di protezione individuale sul mercato nazionale ed internazionale».

Solo dopo che il sito orwell.live lo ha scoperto e denunciato pubblicamente, l’emendamento è stato ritirato. Come giustificazione la capogruppo del Partito Democratico al Senato Paola Boldrini ha dichiarato: “per evitare equivoci e strumentalizzazioni, in una fase drammatica come quella che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale, che va tutelato nel suo complesso, tenuto conto dell’eccezionalità dell’emergenza, ritiro il sub-emendamento che ho presentato all’emendamento Marcucci al dl Cura Italia sullo scudo per i medici.”

Fonte: orwell.live

# La proposta di emendamento LEGA per salvare i medici (e i politici) dalle grane giudiziarie

Anche dalla parte opposta, ci si è preoccupati del futuro, non solo dei cittadini. L’emendamento a prima firma del leader della Lega chiedeva di apportare alcune modifiche, oltre al comma 1.bis relativo al raddoppio delle risorse alle regioni e province autonome per fronteggiare l’emergenza, aggiungendo l’articolo 1.bis riguardo la “Responsabilità dei datori di lavoro operatori sanitari e sociosanitari” composto dai seguenti commi:

1. Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito o a causa dell’emergenza COVID-19, nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria derivante dal contagio non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non sempre conformi agli standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria indifferibile sia in regime ospedaliero che territoriale e domiciliare.

2. Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma 1, compresi quelli derivanti dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante ferme restando, in caso di dolo, le responsabilità individuali.».

Anche in questo caso dopo il polverone di sospetti, l’emendamento è stato ritirato. La dichiarazione di Salvini in seguito al ritiro è stata: “Tutelare la vita e il lavoro di tutti coloro che sono in prima linea, medici, infermieri, operatori sanitari, dirigenti e’ e resta il nostro obiettivo. Per questo ritiriamo un emendamento su tutele e responsabilità che si presta a fraintendimenti”.

Fonti: senato.itvita.it

# La denuncia per reato di epidemia colposa

Nelle ultime ore arriva l’annuncio del noto avvocato Carlo Taormina, già parlamentare di Forza Italia. In questa intervista (dal minuto 22) spiega come sia stato grazie alla sua azione in seguito alla lettura del decreto in modifica, con il supporto appunto del sito orwell.live, che il sub-emendamento inserito dagli esponenti del PD è stato ritirato per evitare ulteriori attacchi politici. Questo aggiustamento avrebbe istituito, a detta del giurista, un vero “scudo penale” a tutti i decisori intervenuti nella gestione di questa emergenza, per preservarli da qualsiasi controversia legale anche di tipo risarcitoria.

Il fatto ancora più grave è però ascrivibile a monte, motivo per cui è stata depositata la denuncia contro il governo per “reato di epidemia colposa“, perché secondo Taormina: “la madre di tutte queste cose è sempre quella omissione di elevazione delle barricate del 31 gennaio che non è stata fatta” che ha dato il via alle migliaia di contagi e decessi in Italia.
La procura di Roma ha già ricevuto la denuncia, bisogna attendere ora, fatto salvo il rinvio delle cause urgenti all’11 maggio come previsto dall’ultimo decreto, quando verrà presa in considerazione dalla magistratura.

# La rinuncia all’immunità: è solo un rinvio?

Sia Pd che Lega hanno ritirato i rispettivi emendamenti, a loro dire, per evitare fraintendimenti o equivoci. Forse è stato solo un incidente di percorso anche se non ci sorprenderebbe che altri ci riprovassero e che alla fine, con la scusa di tutelare i medici o i cittadini italiani o sull’onda di qualche diversivo emotivo, riusciranno a fare diventare legge l’immunità giudiziaria per i decisori che hanno gestito l’emergenza coronavirus.

A pensare questo sicuramente stiamo commettendo un peccato, ma chissà, forse ci azzeccheremo.

FABIO MARCOMIN

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Fabio Marcomin
Giornalista pubblicista. Laurea in Strategia e Comunicazione d’Impresa a Reggio Emilia. Il mio background: informatica, marketing e comunicazione. Curioso delle nuove tecnologie dalle criptovalute all'AI. Dal 2012 a Milano, per metà milanese da parte di madre, amante della città e appassionato di trasporti e architettura: ho scelto Milano per vivere e lavorare perché la ritengo la mia città ideale.