Il GIAPPONE pone FINE all’EMERGENZA COVID con 830 morti e senza lockdown

No obblighi o divieti, ma consigli e richieste. Così il Giappone ha saputo gestire la crisi con risultati tra i migliori al mondo e ora riapre la terza economia mondiale dopo il contenimento dei contagi

Credits: lonelyplanetitalia.it - Tokyo

I presupposti per il disastro c’erano tutti: uno dei Paesi più vecchi al mondo con un’età media superiore addirittura a quella dell’Italia, densità abitativa altissima e divieto costituzionale di attuare misure restrittive come il lockdown.

Eppure senza imporre nessun blocco il Giappone è riuscito a contenere la diffusione del Coronavirus e oggi è uno dei paesi meno colpiti tra le nazioni sviluppate. Per fare qualche confronto, possiamo guardare la lista dei casi confermati e dei morti stilata quotidianamente da Wordmeter: il Giappone sta molto in basso, in quarantesima posizione, con 16.581 casi e 830 morti (in Italia siamo a oltre 32.000), nonostante l’alta densità abitativa oltre 6.100 persone/ km² a Tokyo, tre volte quella di Milano e la prevalenza di ultra sessantacinquenni ovvero 26% in Giappone contro 17% in Italia. Un indice di mortalità di 7 morti per milione di abitanti contro i 545 per milione dell’Italia


Dopo aver revocato le restrizioni nella maggior parte delle aree all’inizio di questo mese, lunedi il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciato la fine dello stato di emergenza in tutto il Paese, a seguito di un ulteriore marcato calo dei nuovi casi a Tokyo e nelle altre regioni duramente colpite dal virus che erano ancora soggette alla misura restrittiva.

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Il GIAPPONE pone FINE all’EMERGENZA COVID con 830 morti e senza lockdown

#1 Lo stato di emergenza: solo “consigli” e “richieste”

Il 7 aprile il governo di Shinzo Abe aveva dichiarato lo stato di emergenza a Tokyo e in altre aree del paese densamente popolate, misura che poi era stato estesa a tutta la nazione a seguito della diffusione del contagio. La Costituzione giapponese non consente misure autoritarie come divieti o multe, ma solo “consigli” o “richieste” da parte dei governatori. Lo stato di emergenza, pertanto, dà ai governatori locali il potere di chiedere ai cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni e di chiudere tutte le attività commerciali ritenute non essenziali, le scuole e le università ma non consente di applicare lockdown come quelli imposti in alcuni paesi europei, come in Italia, o in certe aree degli Stati Uniti.



Il Giappone non ha quindi attuato blocchi rigorosi ma ha invitato i residenti ad aderire alle linee guida sul distanziamento sociale. Ristoranti e negozi sono rimasti aperti ma dovevano chiudere prima del normale, mentre bar karaoke, locali con musica dal vivo e palestre sono stati chiusi.

#2 La strategia delle tre C

Nonostante le iniziali difficoltà e i ritardi nell’azione del governo allo scoppio dell’epidemia, il Giappone sembra ora essere riuscito a contenere il virus grazie ad un perfetto mix tra responsabilità individuale, senso civico dei cittadini e buone pratiche di governo.

Il premier giapponese Shinzo Abe è stato uno dei primi a vietare le occasioni di affollamento: musei, parchi, cinema sono stati chiusi subito, e tutti gli eventi sportivi e musicali cancellati. Ma il fattore fondamentale, secondo i ricercatori del Waseda Institute un centro di ricerca di politica economica di Tokyo, è stata la cultura dei cittadini e il loro senso di responsabilità nell’evitare le tre C, ovvero spazi chiusi “closed space“, luoghi affollati “crowded places” e contatti umani ravvicinati “close-contact settings“.

I cittadini hanno in gran parte seguito le indicazioni del governo, come testimoniato dalla maggior parte delle strade notoriamente affollate di Tokyo che durante questo mese e mezzo sono rimaste quasi deserte. Anche in questa fase di riapertura, il premier ha esortato le persone a rimanere vigili, ad adottare un “nuovo stile di vita” e a proseguire nello sforzo comune per evitare le tre C per prevenire una seconda ondata di infezioni. “Anche dopo la revoca dello stato di emergenza, dovremo convivere con il coronavirus” ha detto Abe “Se abbassiamo la guardia, l’infezione comincerà di nuovo a diffondersi. Questo è l’aspetto più temibile di questo virus. Quindi dobbiamo rimanere vigili ma allo stesso tempo rilanciare l’economia“.

#3 Il controllo della fase 2

Yasutoshi Nishimura, ministro giapponese per la rivitalizzazione economica, ha dichiarato che la diffusione del virus e l’andamento dei contagi verranno monitorati costantemente e la situazione verrà esaminata ogni tre settimane per valutare l’allentamento delle richieste di rimanere in casa ed evitare affollamenti. Nel frattempo, il governo chiede ai cittadini di non abbassare la guardia e continuare a lavorare da casa se possibile, portare la mascherina in pubblico, osservare le distanze fisiche ed evitare i viaggi tra le regioni per scopi non essenziali. 

Fonti:
From near disaster to success story: how Japan has tackled coronavirus
Japan Ends Coronavirus Emergency With 850 Deaths and No Lockdown

LAURA COSTANTIN