I danni economici del lockdown: PIL -9,1%, debito al 160%, 10 milioni a rischio disoccupazione. Le tre azioni per evitare il fallimento del Paese

In 5 dati il disastro economico che rischia di travolgere il Paese. Come salvarci? Occorrono tre azioni choc perchè in tempi di guerra non valgono le regole della pace

Credits: opne.online - Crollo economia

Il “lockdown” ancora non è terminato, ma si possono già misurare i numeri del disastro ad oggi e quelli in previsione futura. Le prime stime ufficiali riportano dati macroeconomici del Paese in grave peggioramento, con interi settori a rischio di fallimenti a catena. Vediamo nel dettaglio alcuni di questi numeri per capire in che stato si ritroverà la nostra economia e per suggerire a governo e cittadini come agire per metterci in salvo.

I danni economici del lockdown: PIL -9,1%, debito al 160%, 10 milioni a rischio disoccupazione. Le tre azioni per evitare il fallimento del Paese

#1 Il crollo del PIL: siamo il Paese più colpito

Credits: FMI – Stime Pil Fondo Monetario Internazionale

Secondo il rapporto World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale è stimato un calo del Pil attorno al 9,1%, meno pessimiste le ipotesi del centro studi Oxford Economics che vede la contrazione del Pil al 7,6%. Confindustria vede un calo fino al 10% nel primo trimestre che in termini monetari significa una perdita settimanale di 9 miliardi di euro e un totale di 47 miliardi da inizio della chiusura delle attività: 37 dei quali ‘persi’ al Nord e 10 nel Mezzogiorno. Si tratta di 788 euro pro capite al mese nella media italiana, 951 euro al Centro-Nord contro i 473 al Sud. A livello territoriale, sono più interessate le regioni del Nord soprattutto in termini di valore aggiunto (49,1%, circa 6 punti percentuali in più rispetto al Centro e al Mezzogiorno).


#2 10 milioni di italiani a rischio disoccupazione

Tanti settori hanno subìto perdite importanti che influiranno sul futuro numero di dipendenti impiegati: oltre 400 mila contratti a termine in scadenza tra marzo e aprile. Almeno 70.000 lavoratori italiani attivi nella produzione automobilistica sono impattati dalla chiusura delle fabbriche. Il rischio sta in particolare nei settori ricettivo-alberghiero, dei viaggi e trasporti, dei servizi ricreativi, culturali e personali e del commercio al dettaglio non alimentare. In America in un solo mese si sono avuti 22 milioni di disoccupati per la pandemia (Dati Il Sole 24 ore). In Italia ancora non si hanno contraccolpi anche per gli interventi del governo per impedire i licenziamenti. Si è calcolato che circa 3 milioni di persone hanno bloccato l’attività a causa dei decreti (Repubblica) e secondo alcune stime circa 10 milioni di italiani potrebbero restare senza lavoro (Il Tempo).

#3 Riduzione degli affari fino al 99%

Solo a Milano gli hotel hanno perso il 95% delle prenotazioni, la produzione industriale nazionale avrebbe subito un ribasso del 6%, e del 15% nel solo mese di marzo, per autonomi e partite iva la perdita complessiva di fatturato è di oltre 25,2 miliardi in Italia, così distribuiti territorialmente: 12,6 al Nord, 5,2 al Centro e 7,7 nel Mezzogiorno.
Nel trasporto aereo milanese a Malpensa si è registrato un calo del 99% dei passeggeri e del 22% di quello merci.

#4 Da 250 a 500 milioni la perdita per il bilancio del Comune di Milano

Senza turisti non c’è la tassa di soggiorno. La pubblicità è diminuita per non parlare del cospicuo introito generato dalle contravvenzioni che in questo periodo di circolazione ‘zero’ si è volatilizzato. L’elenco di mancate entrate per il Comune di Milano è lungo e, probabilmente, destinato a proseguire anche finito il lockdown. “Il totale delle entrate del Comune di Milano, ad esclusione dei trasferimenti vincolati (circa 500 milioni), sono 2,7 miliardi all’anno”, spiega l’assessore al Bilancio Roberto Tasca. Per prevedere le perdite basta considerare che durante il lockdown le perdite dovrebbero superare i 150 milioni di euro al mese. E anche nei mesi successivi si prevede un forte calo delle entrate. E’ ancora presto per fare previsione ma, senza aiuti dallo Stato, la perdita per il bilancio del Comune di Milano potrebbe avvicinare i 500 milioni di euro.



#5 Debito pubblico oltre il 160%

Altra voce critica che potrebbe pesare come una zavorra sul futuro del Paese è il debito pubblico. Per le iniziative già approvate la stima è che il deficit dello Stato dovrebbe salire al 9%. Se si dovesse procedere ai programmi di indebitamento previsti con l’Europa il deficit potrebbe crescere fino al 20% del PIL. Preoccupa poi la perdita del PIL che se dovesse superare il 10% farebbe crescere ulteriormente il rapporto debito/PIL. L’osservatorio sui conti pubblici ha infatti calcolato che solo per la perdita del PIL il debito rischia di sfiorare il 160% (La Stampa). Se a questo si aggiunge nuovo debito per fronteggiare l’emergenza e la riduzione delle entrate fiscali è facile prevedere che anche la quota del 200% non sia così irreale. 

# Come intervenire? 1. Liquidità 2. No tasse 3. Burocrazia zero

Ammonta a 57,2 miliardi di euro il costo che ogni anno grava sulle imprese italiane a causa del cattivo funzionamento della nostra burocrazia. L’Ufficio studi della CGIA ha provato a stimare a livello provinciale/regionale a quanto ammonta il peso della burocrazia sulle imprese di quelle aree geografiche. In questa simulazione, ovviamente, risultano essere maggiormente penalizzate quelle realtà territoriali dove è maggiore la concentrazione di attività economiche che producono ricchezza infatti sono Milano con 5,77 miliardi di euro e Roma con 5,37 che subiscono il carico maggiore.

Oltre ai mancati guadagni a causa del lockdown e all’aggravio burocratico introdotto dal Governo per venire incontro alle esigenze di liquidità delle aziende, queste ultime non hanno ancora ricevuto un riscontro economico alle loro richieste.

Come intervenire allora? Visto che il crollo nell’economia del Paese è determinata dalla perdita di domande e di giro d’affari delle imprese, per evitare il loro fallimento lo Stato dovrebbe concentrare tutti i suoi sforzi a garantire la loro sopravvivenza fornendo liquidità alle aziende per compensare il calo dei ricavi, azzerare le imposte finché non si torna alla normalità e ridurre al minimo la burocrazia. In tempi di guerra non valgono le regole della pace. 

Fonti:
Asarva.org
Agi.it
IlSole24ore.it

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