Il mondo alla rovescia: in SVEZIA, pro-mask considerati anti-democratici

In Svezia, la terra senza restrizioni, un gruppo pro-mask è stato accusato di cospirazione e pericolo per la democrazia

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Se in Italia i no-mask sono considerati complottisti e cospiratori, in Svezia accade esattamente il contrario. Nella terra nordica, conosciuta ormai per la sua politica liberale e anti-restrizioni, sono i pro-mask ad essere etichettati come un pericolo per la democrazia. Una realtà rovesciata rispetto alle nostre politiche precauzionali e restrittive. Non solo la Svezia: anche in altri paesi cresce chi contesta le mascherine e il loro “effetto depressivo”. Vediamo cosa sta succedendo.

Il mondo alla rovescia: in SVEZIA, pro-mask considerati anti-democratici

# I paesi nordici: una realtà diversa senza mascherine e poche limitazioni

credits. europa.today.it

La Svezia fin dall’inizio della Pandemia è stata esempio di una politica diversa e controcorrente. Senza mai ricorrere al lockdown e a nessuna restrizione estrema, il Paese scandinavo ha preso una via diversa anche nei confronti delle mascherine, indossarle è infatti facoltativo.


La Svezia non è però stata l’unica ad adottare politiche “blande”, anche Norvegia, Finlandia e Danimarca fanno parte di quel gruppo di Stati che hanno evitato le restrizioni più severe. In questi Paesi, un controllo capillare dei contagi e isolamenti mirati hanno permesso di vivere una vita quasi normale limitandosi a restrizioni molto soft. La Norvegia, per esempio, limita l’obbligo di mascherina nei luoghi pubblici chiusi dove non è possibile adottare il distanziamento.

# In Svizzera si sollevano proteste contro le mascherine: “non servono e deprimono”

Anche in Svizzera, nostra vicina di casa, le mascherine non sono ben accolte, uno dei dirigenti di una catena di supermercati ha annunciato che a partire dall’estate 2021 sarà sconsigliato ai clienti di indossare la mascherina sostenendo che la libertà non debba essere sacrificata in favore della salute. Questo perchè tra i dipendenti sembrerebbero essere aumentate le malattie psicologiche e depressive, hanno perciò bisogno che “i clienti mostrino la propria faccia e il proprio sorriso”.

Questa differente percezione può essere collegata al distinto racconto che i media e i Governi dei diversi Paesi hanno seguito. Nei Paesi del Nord Europa non c’è mai stato quel clima emergenziale che, al contrario, ha caratterizzato l’Italia.



# Il gruppo pro-mask che critica le scelte del Governo

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La realtà nordica è talmente diversa dalla nostra che chi supporta l’uso della mascherina viene additato come rivoluzionario e percepito come un pericolo per la democrazia e la libertà.

Infatti, il Mewas, un gruppo Facebook fino a qualche mese fa sconosciuto, è diventato il protagonista di un’inchiesta di Radio Sweden ed ora è al centro di un grande dibattito che ha oltrepassato i confini nazionali. Tutto comincia con la sua creazione all’inizio della pandemia, nell’aprile 2020, in Svezia ed è composto da circa 200 persone tra cui ricercatori e accademici, per lo più stranieri che vivono nel Paese. Il Mewas, Media Watchdogs of Swedencioè i Cani da guardia dei Media Svedesi,come si può facilmente intuire, ha lo scopo di verificare le notizie legate al Virus che circolano sui media nazionali e commentare le scelte politiche svedesi volte a combattere il Covid-19.

Il gruppo critica la strategia dell’immunità di gregge, il provvedimento che obbliga gli studenti sotto i 16 anni ad andare fisicamente a scuola, contesta al governo di non aver imposto l’obbligo delle mascherine e fa notare come sul sito dell’Agenzia per la Salute Pubblica, si affermi che il Virus non si trasmette per via aerea. Insomma, critica tutti quei temi che siamo abituati ad associare ai negazionisti.

# L’inchiesta: il gruppo è un pericolo e una minaccia alla democrazia?

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Un’inviata dell’emittente svedese si è infiltrata nel gruppo con l’intento di dimostrare come questo fosse pericoloso e diffondesse un’immagine errata della Svezia. Entrando nel merito dei contenuti condivisi non sembra esserci nessun complottismo, al massimo qualche tono un po’ acceso. Ciò che ha richiamato di più l’attenzione è stato un commento scritto dal fondatore del Mewas, Keith Begg, sul proprio profilo Twitter, che paragonava la strategia svedese all’eugenetica nazista. L’epidemiologa Emma Frans, chiamata a commentare l’inchiesta, ha scritto riguardo al Mewas che “Gruppi come questo sono una minaccia per la democrazia”. Il suo commento è tra l’altro stato poi ripostato dall’account ufficiale della Sanità Pubblica.

Dopo questa gogna mediatica, molti membri del gruppo Facebook si sentono in pericolo e affermano di ricevere diverse minacce, tanto che il fondatore ha deciso di lasciare il Paese e tornare in Irlanda. Il Mewas viene infatti scambiato da molti per un partito di “altri europei” che abitano in Svezia e che si oppongono alle politiche del governo, una minaccia quindi alla libertà individuale e al Paese.

# Dati e politiche a confronto

Oggi non si può ancora dire quale strategia d’azione sia davvero efficace e vincente contro il Virus, ci limiteremo quindi a riportare qualche dato. La Svezia conta circa 13mila morti, 127 ogni 100mila abitanti, la Danimarca 40,97 morti per 100mila abitanti, la Norvegia 12 morti per 100mila abitanti, mentre l’Italia ne ha 163,78 ogni 100mila abitanti.

Che sia quindi possibile una linea politica diversa da quella restrittiva che paesi come l’Italia stanno adottando?

CHIARA BARONE

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