Vivere da VICHINGHI in una CASA dentro un PRATO

Una soluzione del passato che potrebbe rivelarsi una novità per il futuro

Credits: ecobnb.it

C’è una sottile linea che unisce idealmente i Vichinghi ai Provenzali, che nel Rinascimento hanno occupato l’Italia meridionale. Una linea del colore che più di tutti scatena, nell’immaginario collettivo, l’idea di naturale e pulito: il verde. Un’idea del passato che potrebbe rivelarsi una novità per il futuro: la Turf House.

Vivere da VICHINGHI in una CASA dentro un PRATO

# Villaggi interrati

Credits: rosmarinonews.it

Che si tratti di esigenze nate in epoca rinascimentale, come in Lucania per la fermentazione dell’uva, o che ci troviamo in età moderna, i cittadini liberi di scegliere un sito abitativo hanno sempre dimostrato di sapersi adattare a qualunque condizione ambientale o climatica, vivendo in comunione con la natura o facendosi aiutare da essa per migliorare le proprie condizioni di vita.

Ecco che nascono i villaggi che sembrano, o sono, interrati. Aree sconfinate dove l’uomo usa il proprio ingegno per produrre manufatti che – senza deturpare il paesaggio – aiutano a viverci o a conservare e far fruttare i proventi del duro lavoro. Esse sono costituite da case che diventano un tutt’uno coi prati che le circonda.

# TURF HOUSE: Cos’è e perché nasce questa caratteristica dimora

Credits: lifegate.it

“Turf” in italiano si può tradurre con “manto erboso”. Facile intuire dal nome, ma soprattutto dalle suggestive immagini, che la Turf House è una casa con il tetto ricoperto, appunto, da un prato. Questo tipo di abitazione sfrutta un’antica usanza vichinga ed è infatti diffusa in tutti i paesi del Nord Europa.

Si tratta di uno dei primi tipi di bioedilizia, tipica dei territori che presentano condizioni climatiche particolarmente rigide. Grazie al tappeto erboso che ricopre il tetto (a volte anche le pareti), questo ambiente è in grado di trattenere il calore all’interno, creando così le condizioni di isolamento termico necessarie alla sopravvivenza in un habitat come quello nordico.

Le Turf House sono costruite con materiale di origine naturale e rinvenibile direttamente sul posto: il legno per le travi portanti e le pareti interne, la pietra per le sole pareti esterne, ricavate anche con la torba e, all’occorrenza, anch’esse ricoperte di erba. Le Turf House hanno qualche volta l’aspetto di un antico rudere, ma sono sempre state abitate da famiglie per trovare riparo al loro interno.

Si possono trovare in tutta la regione anticamente dominata dai Vichinghi, quindi in Norvegia, Danimarca – dove sono diffuse nelle Isole Faroe – Scozia, Irlanda e Groenlandia. Ma è in Islanda che le Turf House hanno una storia in più da raccontare.

# Il caso islandese e la World Heritage List dell’Unesco

Credits: greenme.it

Mentre nei paesi nordici questo esempio di bioedilizia è stato sempre riservato alle classi sociali più povere, dedite all’allevamento degli animali e allo sfruttamento del terreno per sopravvivere, l’Islanda si vanta di utilizzare il manto erboso e la torba per costruire qualsiasi tipo di edificio. In mezzo al clima rigido dell’Oceano, è possibile trovare belle case, chiese, stalle e perfino le scuole coibentate con questo sistema, ovvero edifici destinati a qualsiasi tipo di classe sociale.

In Islanda, pertanto, questo tipo di abitazione non è una semplice imitazione della tana per il letargo, no! Qui la Turf House è un vero e proprio stile di vita.
Tanto che lo stato islandese ha richiesto il riconoscimento esclusivo dei propri esemplari da iscrivere tra i patrimoni dell’Unesco, l’organizzazione che si occupa di salvaguardare le bellezze naturali e culturali del mondo, perché queste case sono senza dubbio una testimonianza unica, o eccezionale, di una civiltà vivente e di una tradizione culturale decisamente uniche.

# Il caso italiano: il Parco Urbano di Pietragalla

Credits: italyformovies.it

Anche l’Italia ha da dire la sua su questo argomento, con il bellissimo Parco dei Palmenti a Pietragalla, in Lucania.

Sebbene si tratti di un tipo di costruzione importata, in epoca rinascimentale, dai provenzali che dominavano le Puglie, l’Italia ha un tipo simile di architettura rupestre.
Si tratta di vere e proprie grotte, circa 200, che costituiscono oggi un suggestivo Parco Urbano posizionato alle porte della città moderna. Questi manufatti sono stati edificati dalla civiltà contadina dedita alla coltivazione e trasformazione dei vigneti, finalizzata alla produzione di vino.

I Palmenti (la parola deriva dal latino paumentum, ovvero l’atto di pigiare) contengono in genere una o due vasche in tufo, dove veniva riposto a fermentare il mosto, proveniente dalla pigiatura dell’uva. Ognuna di queste cavità, incastonata nel terreno, presenta una feritoia sopra la porta di ingresso, un dispositivo necessario alla fuoriuscita dei gas di fermentazione, che possono essere piuttosto letali.

Esattamente come nel Nord Europa, anche queste costruzioni sono edificate con materiali poveri provenienti dai dintorni del sito e sono, oggi, la testimonianza dell’antica tradizione contadina, oltre che una particolare architettura da scoprire

Continua a leggere con: Le CASE CARAMELLA

LAURA LIONTI

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