Il rilancio dell’ASTRONAVE di Milano

Le tre vite di una delle costruzioni più d'avanguardia di Milano

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L’Agip Supercortemaggiore, ideata da Enrico Mattei, è una delle strutture più sorprendenti della periferia Nord Ovest di Milano al punto da finire sui migliori magazine internazionali. Dopo essere fallita e abbandonata è rinata grazie a Lapo Elkann e Carlo Cracco. Quale sarà il suo futuro?

Il rilancio dell’ASTRONAVE di Milano

# L’Agip Supercortemaggiore. L’idea innovativa di Enrico Mattei

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L’Agip Supercortemaggiore, l’ultimo distributore di Milano nord-Ovest, era la meta preferita degli automobilisti che da viale Certosa imboccavano l’Autostrada dei Laghi. Oggi prende il nome di Garage Italia e, grazie alla sua forma particolare, non passa di certo inosservato. La struttura fu immaginata da Enrico Mattei che, in contemporanea alla creazione dell’Eni sulle ceneri dell’Agip, pensava a realizzare strutture innovative tra cui il grande distributore di benzina posto in un punto strategico della periferia nord di Milano: piazzale Accursio.


# Il distributore tra viale Certosa e Espinasse: il progetto che finì su tutti i magazine di architettura internazionale.

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Nel 1951 è Mattei a chiamare Mario Baciocchi, architetto e urbanista divenuto famoso grazie al progetto della Torre Locatelli tra piazza della Repubblica e via Vittor Pisani. La scelta di posizionare il nuovo distributore di benzina tra viale Certosa e Espinasse, formando un angolo a V fu tanto difficile quanto furba. Per la stesura del progetto ci vollero circa due anni ma, una volta terminato, finì su tutti i magazine di architettura internazionali. Il design innovativo ricorda la prua di una nave e si articola in tre piani, di cui uno sotterraneo. L’ingegnere Camillo Bianchi porterà a termine quel pezzo di storia della Milano nord che verrà inaugurato nel 1953, stesso anno in cui nasce l’Ente Nazionale Idrocarburi.

# La forma particolare e le sue funzioni tuttofare

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La stazione di servizio che unisce la figura di un astronave a quella della prua di una nave, comprendeva oltre alla pompa per erogare il carburante, una zona per l’autolavaggio, un’officina di elettrauto e una sala d’attesa con tanto di bar dove i clienti possono attendere il loro turno tra un caffè e due chiacchiere. Al primo piano possiamo trovare invece gli uffici amministrativi e gli spazi abitabili. ‘Supercortemaggiore – Automobile Club’ è la scritta al neon posta al di sopra della struttura, chiara e leggibile da entrambi i viali.

# La seconda vita del distributore? Fallimento

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La crisi petrolifera di fine Anni Settanta fece cadere nel baratro la stazione Agip al punto che dopo qualche anno il distributore di benzina venne convertito nell’officina di un gommista senza mai però ottenere il successo aspettato. Per qualche anno si andò avanti tra spizzichi e bocconi fino alla chiusura definitiva. L’abbandono dell’edificio diventerà un monumento all’inerzia pubblica che trascura la storia. 



# La rinascita grazie a Lapo Elkann e Carlo Cracco

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Nel 2015, da un incontro tra Lapo Elkann e Carlo Cracco, nasce l’idea di farne luogo destinato alla ristorazione, inizialmente curata dallo Chef ma poi passato in mano ad altre persone, e allo stesso tempo come sede di Garage Italia Customs. Nello showroom si possono toccare con mano tessuti, pelli e lamiere per la personalizzazione di qualsiasi tipo di veicolo. Uno dei simboli della nuova vita del Supercortemaggiore è il telaio di una Ferrari 250 Gto posto al centro del ristorante. 

# Lavorare duro per far brillare nuovamente la vecchia Agip Supercortemaggiore

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Il premiato architetto De Lucchi è stato incaricato di restaurare lo stabile. “La vecchia struttura era un esempio di Streamline sconosciuto in Italia: lo stile della dinamicità, del vento che corrode e crea la forma delle cose. Purtroppo era diventata un vero rudere, riconsolidarla e metterla in sicurezza è stato un lavoro meticoloso” è ciò che afferma De Lucchi. La parte interna è stata completamente ripensata a differenza dell’esterno che ha visto soltanto una verniciata con una speciale pittura per ridurre le sostanze inquinanti. La struttura, marcata di fasci di neon, è tornata a brillare a distanza di 70 anni.

Dopo la grave emergenza Covid, quale sarà il suo futuro? Riuscirà a completarsi il rilancio?

 

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MARCO ABATE

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