Gli EDIFICI A FORMA DI ALBERO: saranno il futuro anche per Milano?

La biometica si sta diffondendo nel mondo: approderà anche a Milano?

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Bebin National Assemply - Credits: @kerearchitecture IG

Nel mondo ci sono molti edifici o spazi pubblici che si ispirano alle forme naturali, celebrando la filosofia della Natura, l’Architetto universalmente migliore che abbiamo a disposizione.
In un ideale viaggio intorno al globo, vediamo quali sono e dove si trovano le strutture concettualmente più affini al territorio che le ospita, o come si chiamano i loro ispirati progettisti. Alcune molto recenti, altri in attesa di inaugurazione, a forma di albero o di foresta.
Qualsiasi sia l’applicazione prevista per l’edificio, le archistar hanno portato negli spazi urbani la natura, seguendone geometrie frattali e strutture a forma di albero: in una parola, la biomimetica. La città del Bosco Verticale potrà trovare ispirazione da questi progetti connessi con la Natura?

Gli EDIFICI A FORMA DI ALBERO: saranno il futuro anche per Milano?

# L’albero di Diébédo Francis Kéré, infinita ispirazione

Tippet Rise Montana – Credits: @kerearchitecture IG

Alberi e foreste sono al centro dell’ispirazione di Diébédo Francis Kéré, archistar del Burkina Faso.
La sua pagina Instagram è lì a testimoniare questo legame: l’albero come punto di incontro della comunità africana, come centro per la conversazione, il mercato o la semplice sosta all’ombra.
Tutte le caratteristiche che sono state ricreate con il Serpentine Pavillion, una struttura realizzata con il core in acciaio, ricoperta da un tetto con doghe in legno e copertura in pelle trasparente, la quale filtra luce ma offre riparo dalla pioggia, portando in città l’albero della savana africana.
Spettacolari le realizzazioni di Franci Kéré per il festival di Coachella (California), il Tippet Rise del Montana (U.S.A.) e – soprattutto – l’edificio per l’Assemblea Nazionale del Benin, maestosa foresta biomimetica che riproduce una selva di alberi di palude, il cui completamento è previsto per il 2023.

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# La Concert Hall di Budapest, Sou Fujimoto

Concert Hall Budapest Credits @reuters

Non solo alberi illuminano il l’opera quotidiana dell’architetto giapponese Sou Fujimoto, ma certamente foreste o giardini zen sono grande fonte di ispirazione per lui.
Recentemente chiamato a disegnare la Concert Hall individuata all’interno del parco cittadino di Budapest, Fujimoto si è guardato intorno e l’ha progettata mimetizzandola nella foresta secolare dalla quale è circondata.
Una serie di pali verticali in acciaio riproducono i fusti degli alberi che sostengono un tetto sporgente, nella parte inferiore ricoperto da “foglie” metalliche che conferiscono alla struttura un effetto “digital. Questa texture dell’ingresso continua anche negli interni ed assicura continuità tra gli spazi, quando si passa dall’esterno alle due sale da concerto interne.
La struttura all’aperto, oltre ad essere il biglietto da visita delle nuove sale, è anche uno spazio fruibile all’aperto, per godere della musica in modalità open air.

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# Geometrie frattali di Calatrava a Toronto

Allen Lambert Gallery Toronto – Credits: @gchiodo IG

Santiago Calatrava si è ispirato molto alle geometrie frattali. Il progetto della Allen Lambert Gallery di Toronto è l’omaggio ad un viale di campagna canadese costeggiato da filari di acero, simulato con una struttura completamente in acciaio e chiusa molto in alto da vetrate trasparenti.
La foresta metallica bianca accompagna gli spazi coperti rispettando i criteri che la città di Toronto ha dettato per le opere urbanistiche e artistiche, con le fronde riprodotte in alto e colpite dalla luce filtrata dalle vetrate che proiettano all’interno giochi di luce, il cui scopo è quello di ricreare l’ombra offerta dalle chiome.
Calatrava ha utilizzato questa tecnica anche in seguito, nella realizzazione della Gare Do Oriente a Lisbona influenzata dal gotico e ridimensionata in scala di altezza, esperienza che ha infine portato perfino in Italia.

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# La Foresta della Biblioteca della Conoscenza, Pechino by Snøhetta & ECADI

Forest of Knowledge Beijing – Credits: ArchDaily

Apertura e inclusione, oltre alla foresta di Gingko cinese, sono alla base del progetto di Snøhetta & ECADI per la realizzazione della Foresta della Conoscenza a Pechino, una biblioteca che perpetua la grande cultura cinese in campo scientifico, umano e culturale. I concetti sono enfatizzati architettonicamente dalla tettoia di alberi posizionati ad incastro, la cui sostenibilità è garantita dai pannelli solari di cui sono dotati, a cui è anche deputato il compito di simulare le “foglie”.
I tronchi degli alberi fungono da cavedio, ospitando i sistemi tecnici necessari al cablaggio della biblioteca.
La Foresta della Conoscenza ha un pavimento di legno che riproduce, grazie ai gradini, i dislivelli tipici della boscaglia e le pareti verticali sono realizzate con ampie vetrate, che garantiscono all’interno la luminosità, mentre rendono visibile dall’esterno i locali. La costruzione, iniziata nel 2018, quando Snøhetta & ECADI si sono aggiudicati la call, vedrà l’inaugurazione nel 2022.

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# Gli Alberi di Seta a Teheran per l’inclusione di utenti sordi, un progetto di Ashrafi e Zad

Silk Tree Park Teheran – Credits: @landscape.first IG

Un parco pubblico pensato appositamente per utenti sordi o ipoudenti, ma non solo, progettato dagli architetti Raha Ashrafi e Marziah Zad, si trova a Teheran.
Il parco è posizionato accanto ad un centro sportivo per audio lesi, include sedute circolari distanziate tra loro di circa 2,80 m, spazio ideale per facilitare il dialogo visivo tra i non udenti. La disposizione circolare incoraggia l’interazione anche tra estranei e la protezione dal sole è delegata ad un incastro tra elementi naturali e ombrelloni ricurvi artificiali, in un perfetto mix urbano.
Ogni angolo di interazione tra non udenti è circondato da vegetazione, che protegge utenti con poca o nessuna capacità di captare un “pericolo” improvviso. Il parco è progettato per essere utilizzato da persone con ogni tipo di abilità e, inoltre, si trova tutto in piano, per accogliere visitatori con limiti di movimento.

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# La foresta verticale di Singapore che produce energia

Gadens by the Bay Singapore Credits: @knm_dec04 IG

Un meraviglioso progetto di Grant Associates, Atelier One e Atelier Ten a Singapore, prevede l’installazione di 18 strutture a forma di alberi molto alti, che si stagliano al Gardens by the Bay e sono in grado, grazie a movimenti meccanici, di generare energia tramite il solare, raccogliere le acque piovane e creare ricircolo dell’aria per ventilare le serre.
Lo spettacolo è amplificato nelle ore notturne, con l’illuminazione artificiale super colorata delle strutture, che attraggono molti turisti anche by night.
Gli alti alberi del Gardens by the Bay di Singapore ospitano 220.000 tipi di piante, dando vita al suggestivo giardino botanico e ad una immensa biodiversità locale. I visitatori sono coinvolti “a tutti i livelli” dato che il giardino si può visitare a quota strada ma anche in alto, grazie alla bellissima e panoramica piattaforma sospesa tra le strutture, lunga 128 metri.

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# Il terminal dei bus in Croazia costruito senza distruggere la vegetazione preesistente

Slavonki Brod Terminal – Credits: ArchDaily

Appena completato da SANGRAD+AVP, il Bus Terminal Slavonki Brod ha un aspetto decisamente meno accattivante rispetto a quelli visti finora, ma ha il pregio di essere stato costruito intorno alla flora preesistente.
Biomimetizzato in parte grazie alla copertura a baldacchino, che divide l’impianto in tre volumi principali, ma adattato agli alberi presenti, grazie alle aperture superiori che permetteranno alla vegetazione presente la crescita in altezza senza limiti, esclusi quelli dedicati alla loro manutenzione.
In tutto il progetto del terminal la trasparenza gioca un ruolo fondamentale, garantita dall’assenza assoluta di pareti verticali, volutamente ricercata sia per motivi si illuminazione e sostenibilità, sia per permettere visione e controllo, per prevenire comportamenti antisociali.

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LAURA LIONTI

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Laura Lionti
Tecnico del suono milanese, nata da milanesi importati dalla Sicilia. Il mio quartier generale è sempre stato il Gallaratese con i suoi giardini e il verde, difeso a volte a spada tratta. Sogno che Milano si candidi a luogo ideale per creare un laboratorio a cielo aperto che ricerchi e trovi la soluzione per le Smart Cities, Città e comunità sostenibili: obiettivo 11 degli SDGs