La Croazia ci piace perché ha ciò che l’Italia ha perduto

Kamenjak, Istria

Sono stato in Croazia cinque giorni. Le vacanze fanno bene allo spirito, al corpo, e alla mente perché consentono di vedere la realtà da nuove prospettive. Specie andare in Croazia di questi tempi.

L’ultima volta che ero stato da queste parti era il tempo prima della guerra in Jugoslavia. Ero un ragazzo e anche se la guerra era ancora impensabile, si percepiva la tensione che sarebbe poi sfociata in eventi così tragici. Ora ovviamente è tutto un’altra storia. A vedere quanti italiani c’erano su queste terre mi viene da pensare che ora siamo noi in fuga: può essere una battuta o una provocazione, invece ho visto che proprio questa è la ragione per cui si va in Croazia.

Cosa ha la Croazia che noi non abbiamo? Le coste non hanno paragone con le nostre: ne abbiamo molte di più, per tutti i gusti. Non ci può essere neanche quel gusto per l’esotico, visto che troviamo lo stesso mare Adriatico che abbiamo noi. In Istria si trova poi un popolo simile al nostro, per lingua e cultura, che abita città eredi della tradizione veneziana. Sembra di essere a casa nostra eppure tanti vogliono andare lì e, standoci, si scopre che sembra tutto uguale ma c’è qualcosa di radicalmente diverso: la Croazia ha un elemento fondamentale che l’Italia non ha più.

La Croazia ha la libertà.

L’apice di questo lo si trova a Kamenjak. E’ una lingua di terra in mezzo al mare, la penisola più bella e selvaggia dell’Istria. Da noi in un luogo così avrebbero costruito l’impossibile, ceduto lotti per ville e le spiagge le avrebbero assegnate a stabilimenti privati.
I croati non hanno fatto nulla di questo. Anzi. Ne hanno ricavato un parco naturale dove si pagano all’ingresso 5 euro per ogni macchina, ti consegnano un sacchetto per l’immondizia e poi dentro puoi fare quello che vuoi.  Ci sono decine e decine di spiagge, tutte libere. Chilometri di verde selvatico, dove l’unico insediamento sono baracchini anarchici immersi nella natura. C’è gente in costume, gente che prende il sole nuda, giovani che si accampano tra gli alberi, motociclisti che girano senza casco.  Nessun cartello di divieto, nessun vigile, nessun vincolo. La libertà è totale.

In questo luogo si trovano persone di tutto il mondo ma in questi giorni ho visto che gli italiani sono la maggioranza. Italiani che in mezzo alla natura e alla libertà ci vivono benissimo. Non esiste cartaccia buttata in terra, niente caos, i molti turisti italiani qui mi hanno fatto capire che non sono i cittadini il problema, o meglio: il problema dell’Italia sono il governo e la sovrastruttura di regole che noi cittadini abbiamo contribuito a creare. Ma ancora di più il problema è una cultura del controllo che ci ha fatto perdere di vista il valore fondante della libertà.
Abbiamo costruito un Paese dove la libertà degli individui è sacrificata in nome di paure infondate o di ossessioni innaturali come quella di poter controllare le persone.

Il parco di Kamenjak è la punta di diamante di una terra che anche per il resto è gelosa della propria libertà. Girare per l’Istria è come trovarsi nell’Italia dei sogni: gente simpatica e gentile, che cucina benissimo ma soprattutto esprime in tutto quello che fa una libertà che da noi non esiste più.  In Croazia la libertà è il bene sommo. Lo si capisce ovunque.
Anche perchè il popolo croato la libertà se l’è conquistata con il sangue: innanzitutto la libertà di autodeterminazione, di gestirsi in autonomia. E ora la libertà di ogni persona di poter vivere la sua vita con onestà e rispetto per gli altri senza essere imprigionato da regole, burocrazia o da un ordine superiore.

E non è la Croazia l’eccezione: l’eccezione nel mondo cosiddetto civile siamo noi. Quando stavo in Germania ricordo un articolo di una rivista che all’arrivo dell’estate presentava l’Italia come la terra dei divieti, il luogo dove tutto è proibito.
Purtroppo ormai non ci facciamo più caso. Per noi ormai è normale essere governati da un governo centralista che non ha eguali in Europa, è normale avere limitate delle libertà che altri popoli invece le vivono in modo totale: libertà di fare impresa o di fare qualunque attività senza dover pagare balzelli assurdi o essere trattato da criminale potenziale, poter vivere rispettato dalla burocrazia, non dover sottostare a migliaia di regole o autorizzazioni di funzionari ma poter vivere tenendo come unico limite la libertà degli altri.

Devo confessare che sono andato in Istria pieno di pregiudizi. Pregiudizi da membro di una famiglia istriana: mio nonno un giorno da Umago ha preso una barca a remi ed è scappato a Venezia, da un paese che aveva perduto la libertà per andare nella terra che a quei tempi della libertà era un baluardo.
Sono andato in Croazia con l’idea che quelle terre che hanno la nostra stessa architettura, abitate dalla nostra stessa gente, fosse un peccato che non appartenessero più al nostro paese. Ma mi è bastato vedere stranieri di ogni nazione in una quantità impressionante che nessun posto di mare in Italia potrebbe immaginare, è bastato vedere la marea di italiani soprattutto del Veneto che preferisce fare molta più strada per ritrovarsi in luoghi simili a quelli che hanno lasciato, con gente che parla la loro stessa lingua, ma per trovare qualcosa di diverso. È bastato vedere per cinque giorni coste che sono un vero bene pubblico e sono lasciate disponibili gratuitamente alle persone, è bastato vedere l’assenza di polizia, vedere la faccia di chi fa impresa, di piccoli negozianti liberi di fare, è bastato girare libero da divieti e costrizioni per vincere ogni pregiudizio ed arrivare a dire questo: io credo sia un bene se l’Istria e la Dalmazia sono oggi governati dal governo di Zagabria.

E’ una fortuna per quelle terre che non siano più sotto un governo che ha devastato le nostre coste, che ha sperperato il bene comune e che ha levato molta libertà ai suoi cittadini, sostituendola con regole e controlli oppressivi. Un governo di un Paese che 150 anni fa è nato sulla spinta dell’autodeterminazione e della voglia di libertà da governi stranieri ma che oggi ha perso questo suo valore fondante e costringe le persone ad andarlo a cercare all’estero in vacanza o come scelta di vita.  
Possono bastare anche pochi giorni in Croazia, così come a Berlino, in Spagna, a Dublino o in tante altre terre più o meno lontane dalla nostra per capire che il valore più grande di una persona è la libertà.

E’ tempo di rientrare. E il motivo che mi spinge ad essere ottimista nonostante tutto e a lasciarmi le spalle ieri Berlino e oggi le coste dell’Istria, è il sogno di una Milano e di un’Italia in cui la libertà sia il valore fondante del vivere comune, per tornare ad essere quel Paese verso cui scappava mio nonno.