Da una startup italiana, il drink che ci depura dall’inquinamento

drink anti inquinamento

Quello dell’inquinamento è uno dei problemi più percepiti dall’immaginario collettivo, insieme a fame, povertà e guerre. Secondo una stima della World Health Organization, ogni anno 7 milioni di persone muoiono in tutto il mondo a causa dell’inquinamento atmosferico. A Milano sono oltre 5.000 le vittime ogni anno, ponendoci ai primi posti per mortalità in Europa.
Uno strumento per salvarle c’è ed è un enzima che depura l’organismo umano dal benzene, la particella tossica che provoca l’insorgenza di tumori causati dall’inquinamento.

Lo dice una ricerca della John Hopkins University a partire dalla quale due imprenditori, under 30, italianissimi, hanno pensato ad un prodotto facile ma vitale, come bere un bicchiere d’acqua. Anzi, un drink, sì by AREEA, la loro azienda.

AREEA limited staff antinquinamento
AREEA limited staff antinquinamento

 

Ad avere avuto l’idea sono Antimo Farid Mir e Jacopo Mele. Tanto per intenderci: “Jacopo Mele è uno dei giovani sotto i 30 anni più influenti d’Europa secondo Forbes e a 22 anni ha già fatto consulenza per alcune tra le maggiori multinazionali al mondo. Inoltre è il presidente di Ex Machina una fondazione che ha fornito il team iniziale ad AREEA e che conta tra i suoi membri Massimiliano Maria Longo, uno dei creativi pubblicitari più premiati al mondo” spiega Startupitalia. Farid Mir è Romano, Mele è di Salerno mentre Longo è di Milano: tre dei molti talenti che lasciano l’Italia per trovare maggior fortuna all’estero.
Jacopo è sempre stato attivo nel monitoraggio dell’aria con il suo progetto Sensoma“, prosegue Farid Mir: “Ho immediatamente pensato di coinvolgere Jacopo (Mele, N.d.r.) data la sua passione per la materia e la sua grande rete di contatti”.

Come è nato il drink che scioglie l’inquinamento

 

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Primo passo: “spulciare tutte le ricerche accademiche sul tema, via Google Scholar“, racconta Starupitalia.

Secondo: consultare un tecnologo alimentare, ovvero un esperto che sappia trasformare l’idea in un nutrimento edibile e che faccia meglio di prima. I ragazzi di AREEA lo trovano “presso la più grande azienda alimentare italiana, della quale però non possiamo rivelare il nome”, comunque, c’è.

Terzo: verificare l’efficacia del drink realizzato in versione-beta utilizzando test accademici. Devono portare agli stessi risultati della prima ricerca John Hopkins.
Terzo-punto-uno: è necessario che un professionista aiuti la AREEA a farlo. Ecco arrivare Carmine Landi, ricercatore dell’Università di Salerno con alle spalle numerose pubblicazioni scientifiche sul tema.

Quarto: una volta imbottigliato il liquido, cosa scrivere sulla etichetta? Le norme europee sono molto strette. La risposta la fornisce un altro esperto, new entry anche lui in squadra: Paolo Patruno, “uno dei maggiori esperti di food labeling (l’etichettatura degli alimenti)”.

Quinto: ora il drink che combatte l’inquinamento deve diventare un bene di largo consumo, deve essere “trasformato in un’azienda“.

La palla torna ad Antimo che ha studiato a Londra, si sa muovere, ed entra in contatto con la “Cinnamon Bridge“, un acceleratore dedicato al food technology più importante del Regno Unito e potenzialmente d’Europa”, spiega la nostra fonte. Qual è il pregio della Cinnamon Bridge? Ogni anno, per due volte, seleziona 5 startup da oltre 500 application provenienti da tutto il mondo.
La partita qui entra nel vivo.

Chi ha già scommesso sul drink italiano che combatte l’inquinamento del mondo

Areea Limited drink italiano startup antinquinamento
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Il primo: Kastytis Kemezys CEO di Cinnamon Bridge, che accoglie il prodotto by AREEA perché lo considera “centratissimo per il mercato asiatico, […] dove c’è una cultura millenaria riguardante il consumo di prodotti naturali per il benessere” e dove si raggiungono anche le percentuali più alte di inquinamento al mondo aggiungiamo noi.
Kemezys incalza: “In Europa i trend attuali parlano per lo più di senza glutine, senza lattosio ecc. AREEA invece purifica l’organismo e in occidente tendiamo ad essere scettici verso queste cose”.

Il secondo, anzi, i secondi. Arrivare a Londra significa anche saper attirar i primi investitori: AREEA viene messa sotto la lente di ingrandimento da Daniele Nuovo, Andrea Pietrini e Andrea De Bartolis.

A maggio 2015, una volta usciti dalla “zona franca” della modalità stealth, cioè di ombra per non farsi vedere troppo sul mercato, nasce così AREEA.

Il futuro del drink italiano rivoluzionario?

Una raccolta fondi per il grande salto dopo il lancio previsto a settembre 2016, quando AREEA farà la sua prima uscita pubblica per provare il drink in anteprima mondiale. Appuntamento a Milano, con SeedAndChips, 11-14 Maggio.

Chissà che in quella occasione drink e pittura antinquinamento, quella di Airlite, non siano di slancio anche per altri creativi a caccia  nuove strategie visionarie per rendere questo mondo un luogo migliore.

Per saperne di più: Areea Limited

Fonte: Startupitalia