Soldi per tutti: a giugno in Svizzera il referendum che può rivoluzionare l’economia

Un reddito di cittadinanza di 2.200 euro al mese. Per ogni cittadino, indipendentemente dal fatto che lavori o no, che sia ricco o povero. Questa la proposta che sarà votata da un referendum il prossimo 5 giugno e che in caso di vittoria dei suoi sostenitori potrebbe fare diventare la Svizzera il primo paese al mondo a pagare tutti i cittadini.

Chi critica il referendum dice che così non ci sarà più stimolo a lavorare. Ma i promotori, un gruppo di intellettuali del paese, affermano proprio il contrario, citando studi ed esperimenti analoghi. Che dimostrerebbero che le persone lavorerebbero e studierebbero di più. Perchè sceglierebbero ciò che amano di più. 

Come riporta StartupItalia, sono due gli esperimenti già effettuati nel mondo: uno in Olanda, a Utrecht l’altro in Canada.

UTRECHT. A inizio 2016, l’Università di Utrecht e l’amministrazione cittadina hanno diviso il campione della popolazione scelto per il test (circa 300 persone) distinguendoli per reddito: “900 euro per un adulto, fino a 1.300 per una coppia o una famiglia”, riporta la nostra fonte.

Dare soldi a tutti e non solo a chi ne ha bisogno comporta secondo gli amministratori diversi vantaggi: in primis quelli di evitare di premiare gli evasori, di non dover effettuare controlli sulle sovvenzioni e di evitare anche la riduzione della solidarietà tra i cittadini, generata dal risentimento da parte di chi non riceve soldi verso chi li riceve.

CANADA: IL MINCOME PROGRAM. Ma il primo esempio di questo tipo è avvenuto nella città canadese di Dauphin, 8 mila abitanti nella provincia di Manitoba, tra il 1974 e il 1979. “Allora, il “Mincome Program” offriva uno stipendio a ogni membro della popolazione che avesse un reddito basso. I ‘low income’, cioè quelli considerati con un basso reddito ottenevano un reddito di base che, rapportando le cifre al 2015, corrisponde a 16 mila dollari in caso di persona singola, un po’ più di 20 mila (20,443 per l’esattezza) annuali. Un anno prima Manitoba e il governo federale firmano un patto per dividersi i costi, i 17 milioni di dollari del progetto. Il 75% pagato dal governo, la parte restante dalla provincia”.

Secondo studi pubblicati nel 2011 questa scelta ha prodotto l’eliminazione della povertà in città, la soluzione di altri problemi sociali, l’aumento dell’istruzione soprattutto tra i cittadini di sesso maschile, “i quali invece di abbandonare la scuola giovanissimi per lavorare preferivano proseguire gli studi, circostanza che avrebbe avuto un’influenza nell’incremento dei loro redditi futuri […]”. Sono diminuite persino le spese sanitarie legate a cure di disturbi psicologici o psichiatrici” (cit. StartupItalia).

ALTRI CASI OLTRE LA SVIZZERABasicincome.org rivela che molti altri paesi si stanno muovendo sulla scia della Svizzera: la Finlandia, la provincia canadese dell’Ontario e perfino il governo francese stanno considerando di avviare un programma che ha aspetti molti simili.  Lo stesso sito afferma che solo il 2% delle persone dichiarano di voler smettere di lavorare se ricevessero il reddito di base.

Dopo la bocciatura in Parlamento, la Svizzera ha avviato un referendum: i primi sondaggi parlano di un quasi testa a testa, i più favorevoli al reddito di base sono gli svizzeri francofoni mentre i più contrari sono quelli di lingua italiana.

Se vincessero i sì potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione per il mondo dell’economia: si scoprirebbe se lavorare per piacere produce più vantaggi che lavorare per soldi. E soprattutto la Svizzera potrebbe diventare il primo paese della storia ad aver sconfitto la povertà.

Fonte: Smartmoney | Foto: una protesta in Svizzera il 30 aprile 2016 per l’applicazione del reddito di base (Facebook).