6 cose che vi stupiranno sulla Galleria Vittorio Emanuele

La Galleria di Milano dedicata a Vittorio Emanuele II e ai Milanesi è tra le opere che hanno segnato la storia d’Italia nel XIX secolo. Ci passiamo davanti tutti i giorni, molti sono gli aneddoti e le storie conosciuti, noi abbiamo tentato di stupirvi con queste 6.

galleria vittorio emanuele#1. Molto simile a quella di Napoli: chi ha copiato chi?

Prendete una foto di Milano nella mano sinistra e una di Napoli nella mano destra. Potreste confonderle. La Galleria di Milano come quella di Napoli si caratterizza per un ingresso ad arco trionfale, tipico retaggio di chi ha una storia romana di grande pregio e che vuole richiamare a gran voce.

Entrambe sono intitolate a un re: Vittorio Emanuele e Umberto. Nella genealogia dei Savoia sono stati prima padre e poi figlio l’uno dell’altro.

Entrambe hanno 4 donne molto ‘mondane’, nel senso che le donne rappresentate nelle lunette ai quattro bracci rappresentano i 4 continenti.

Entrambe ce l’hanno grande uguale, la cupola: è un ottagono di 36 metri che sorregge una mastodontica struttura di ferro e vetro, secondo la moda che andava a fine XIX secolo.

Entrambe quelle decorazioni apparentemente incomprensibili sono un omaggio alla Scienza, all’Industria, all’Agricoltura e all’Arte.

Sia a Milano che a Napoli il loro passaggio converge sulle piazze prestigiose: San Carlo e La Scala.

Sono ambedue un simbolo del Natale: sotto la cupola troneggia grande albero sul quale è regola appendere il proprio bigliettino dei desideri.

Ma se sono quasi uguali, chi ha copiato chi? Vinciamo noi: quella di Milano è stata inaugurata nel 1867, quella di Napoli è del 1890. 

#2. La galleria d’Italia

Appena sotto la cupola sono effigiati gli stemmi dei 100 comuni d’Italia ai tempi della costruzione – 1865-1877

#3. La galleria prima di tutti

 

#3. La galleria delle capitali

Sul pavimento si trovano gli stemmi delle quattro capitali del Regno Italico: Milano, Torino, Firenze e Roma.

#4. Le palle non sono ‘palle’

Quelle del toro, da schiacciare. E’ un rito di turisti e milanesi. Si dice che questa tradizione sia nata perché il toro è simbolo di Torino e i Milanesi e Torinesi non sono sempre andati d’accordo. Si dice che porti fortuna, ma che effetto abbia di preciso è altrettanto misterioso.

#4. I modi per schiacciarle al toro

C’è chi dice che si debbano compiere 3 giri il giorno di Natale,  col tacco e in senso antiorario.
C’è chi dice che basti un solo giro di tacco l’ultimo dell’anno (non importa la direzione).
Per qualcun altro sono tre i giri da fare il giorno del proprio compleanno. La tradizione più consolidata è di fare i tre giri una volta sola, in qualunque giorno dell’anno. Meglio se appena arrivati in città.

 

#5. Le città in una cupola

Che si entri da via Silvio Pellico o si passi dalla dirimpettaia Via Ugo Foscolo, noterete degli  affreschi con scene storiche. Ritraggono le città principali d’Italia nell’atto di seguire le direzioni dei quattro bracci della galleria per convergere su Milano. Io sono riuscito a identificare:  Venezia Crema, Mantova, Cremona, Firenze, Bergamo. Vi invito a scoprire quelle mancanti.

#6. Prima Milano, poi tutte le altre.

Quando Giuseppe Mengoni, l’architetto, la progettò, era sua intenzione creare un simbolo tangibile della unicità di Milano per l’Italia ed un simbolo di innovazione nel mondo, in anticipo persino su città come Londra, Parigi o Bruxelles.

Dopo di lei e come lei ne costruirono altre. In Italia  la Galleria Giuseppe Mazzini a Genova, la Galleria Principe di Napoli a Napoli, la Galleria San Federico e
la Galleria Subalpina a Torino. 

 

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Sydney Lukee
Studio al primo anno della Magistrale alla Facoltà di Ing. Elettrica del Politecnico di Milano, vivo a Como (viva il pendolarismo!), mi occupo di competizioni di Ingegneria e contest di Architettura e Design, e sono un volontario di eventi internazionali (Giochi Olimpici, EXPO, FCAAAL - Festival Cinema Africa, Asia ed America Latina). Quando non racconto i borghi del mondo sul mio blog Borgsid, suono il clarinetto in una banda.