3 giorni di Rosie Birkett a Milano: sul food Milano è già regina

La food writer e cuoca Rosie Birkett trascorre tre giorni a Milano alla scoperta dei luoghi culinari più interessanti della città.

Rosie Birkett è una signorina inglese che gli amanti del settore food conoscono sicuramente molto bene. Oltre a cucinare, scrive di cibo. Ha debuttato con il libro A Lot On Her Plate – che poi è diventato il nome del suo blog e del suo canale YouTube. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui The Guardian, The Independent, The Sunday Times e ha contribuito alla creazione di vari libri di cucina tra cui Ocean Voyage dello Chef stellato Mark Jordan, Obsession di Nigel Haworth e Where Chefs Eat edito da Phaidon.

Nel 2013 ha scritto, assieme ad Alain Ducasse, la guida dei ristoranti gourmet di Londra, J’Aime London, pubblicata nella primavera del 2014.

La Birkett è arrivata a Milano, ha preso una stanza all’ Excelsior Hotel Gallia, e ha iniziato il suo tour intenta a scoprire i luoghi e i cibi più attraenti e stimolanti di Milano.

Giorno 1

Il suo diario di viaggio inizia con un drink ai sentori di cacao e cardamomo, sorseggiato sulla terrazza panoramica dell’Hotel Gallia. Il cocktail si chiama “Il Rituale” ed è un inebriante e moderna creazione aggiornata dall’approccio cheffy dei migliori barman di oggi, che combinano tecniche classiche con l’utilizzo di nuovi ed audaci ingredienti.

La Birkett è affascinata dal maestoso hotel che descrive come “un mashup di tradizione e nuovi trend, dalla facciata antica agli interni ultra moderni che rimandano al periodo Art Déco”.

La prima cena milanesevla trascorre nel quartiere Isola, nella pizzeria gourmet Berberè situata all’interno dell’ex Circolo Filippo Sassetti. La giornalista definisce i pizzaioli del locale “veri artigiani della pizza” mettendo in luce gli ingredienti biologici e di alta qualità.

Beve La Bassa, una deliziosa birra artigianale, cruda e non filtrata per poi rimanere estasiata da una pizza bianca con radicchio tardivo saltato all’olio d’oliva su una base di crema di taleggio ed una fantasiosa “pizza viola” fatta con purea di barbabietole sormontata da porri leggermente stufati e arricchita da olive salmastre.

Giorno 2

Non poteva mancare l’assaggio di un fragrante cannoncino che Rosie Birkett addenta, persa in una distorsione temporale, nel bar della Pasticceria Marchesi assieme alla giornalista di Sauce Milan, Sara Porro, solita organizzare tour culinari nella città. I dolci appena sfornati che la giornalista descrive  brillare in antiche casse di legno e vetro, vengono serviti da camerieri la cui mise – giacche di cotone con colletti di pizzo decorato – colpiscono la sua attenzione così come le brioche ripiene di salumi e i dolci di pan di spagna impregnati di sciroppo.

Ma la giornata è appena iniziata e la blogger, lasciata la pasticceria, si dirige presso il Camparino, l’originale bar Campari nella scintillante Galleria Emanuele. L’impatto con questo bar è alquanto positivo dal momento che lo descrive come “uno dei più bei bar dove sia mai entrata”, impressionata dal pavimento a mosaico e dalle pareti affrescate abbracciate dalle luci e dalle ombre del maestoso lampadario. Qui lei e la giornalista di Sauce Milan, fanno un aperitivo  ordinando uno Zucca e un Negroni Sbagliato dato che – come sottolinea la Porro alla Birkett – l’aperitivo deve essere amaro per poter preparare lo stomaco al pranzo.

Ma si sa, gli inglesi non si tirano indietro quando si tratta di bere, e la cara signora inglese fa una doppietta dirigendosi alle Cantine Isola che la blogger definisce  un rustico bar. L’enoteca, nella famosa Paolo Sarpi, è stata fondata nel 1896, e i suoi scaffali colmi di bottiglie offrono una scelta variegata per tutte le tasche. Luca, titolare di seconda generazione, pensa di poter “coltivare i palati delle persone” – come scrive la Birkett – “consentendo loro di degustare vini rari al bicchiere”. Le suggerisce un Radikon, un vino corposo dai riflessi arancioni prodotto in un territorio sul confine italo-sloveno. Questa varietà di vino, realizzato con uva bianca lasciata macerare con la sua buccia ottenendo così un colore più scuro dei bianchi normali, è molto in voga in questo periodo e la giornalista sembra apprezzare in pieno il suo gusto ed i suoi sentori.
Il momento del pranzo è arrivato e , sempre accompagnata dalla Porro, la scrittrice approfitta del quartiere per assaggiare i ravioli della Ravioleria Sarpi. Ravioleria tipica cinese con cucina a vista, frutto della collaborazione tra un cinese laureato alla Bocconi e una delle più antiche e valide macellerie meneghine. I ravioli sono fatti di manzo e porro, maiale e verza, e un terzo vegetariano, con verdure di stagione rigorosamente tritate a mano a punta di coltello.

Ci si sposta di zona, perché la cena si svolge in Porta Romana. Il locale scelto è Trippa, guidato dallo chef Diego Rossi. Ovviamente la Birkett ordina il piatto da cui il ristorante prende il nome. La sua, è una dorata trippa fritta servita con pepe nero e rosmarino profumato. Continua con un vitello tonnato per concludere con crocchette di maiale con cipolla rossa in salamoia e  cavolo nero croccante. Il tutto accompagnato da un ottimo rosato (che poi diventano due).

La sua seconda serata si conclude in un bar segreto – di cui accenna solo a cocktail e whisky giapponesi – e che in quanto segreto, non ne menziona il nome.

Giorno 3

La mattina seguente, dopo un bagno caldo nella profonda vasca di marmo situata nella sua stanza d’hotel, la Birkett sceglie di fare colazione al Pavé, la moderna pasticceria di ispirazione francese in Via Felice Casati. Ordina un caffè ed una torta coperta di mousse di cioccolato bianco bianco, con ganashe di nocciola e gel al finocchio.

Di rientro in hotel, dove si fa coccolare con un massaggio rilassante nella Spa Shiseido, si reca al Ristorante Terrazza nel roof dell’hotel, curiosa di assaggiare il tipico piatto della tradizione milanese: il Risotto alla Milanese – per l’appunto – da lei celebrato come un risotto degno della sua fama per i suoi chicchi al dente avvolti da un’intensa e setosa emulsione di zafferano e condito, in cima, con un friabile e tenero ragù di vitello che si abbandona nel giallo del piatto.

Un po’ casualmente lo chef Vincenzo Lebano, al timone del ristorante assieme al fratello Antonio, le propone di assaggiare un nuovo piatto non ancora sul menù: anguilla grigliata con verdurine in carpione. Lei è felicissima, l’anguilla è uno dei suoi piatti preferiti! E commenta di non aver mai immaginato di scoprire a Milano un nuovo modo di cucinare l’anguilla.

Ma in fondo, commenta la blogger, Milano ti offre sempre qualcosa di inaspettato “with cool, understated elegance” – per citare le sue parole. E conclude dicendo di non vedere l’ora di sperimentare a Londra ciò che ha appreso a Milano: “fuelled with lots of fresh culinary inspiration, I can’t wait to get home and start experimenting”.