4 PR di Milano insopportabili

Il PR è una figura mitologica mezzo uomo e mezzo luogo comune.

L’acronimo significa pubbliche relazione e la definizione riassume in modo didascalico come questo individuo occupa il 90% della sua giornata.

Il PR non è buono o cattivo, come ha egregiamente spiegato Wittgenstein queste categorie assolute dell’etica sono prive di significato se non vengono messe in relazione con qualcosa.

Per questo oggi descriveremo alcuni tipi di PR di Milano cercando di capire perché sono insopportabili.

pr di milano4 PR di Milano insopportabili

 

#1 Il PR della discoteca.

Nella sua manifestazione più classica il PR si occupa di riempire i tavoli della discoteca. E poi di riempire chi riempie il tavolo di bottiglie. È insopportabile perché conquista la fiducia di chi detiene il potere decisionale nella tua compagnia di amici e ti obbliga collateralmente a partecipare a serate che detesti. La sua nemesi è il divano di casa.

 

#2 Il digital PR.

Il digital PR si muove nell’ombra del suo laptop e promuove strategie per far conoscere qualcosa attraverso internet. È insopportabile perché prima di lui internet era una piazza dove camminare in totale tranquillità. Oggi è una piazza il giorno di mercato. La sua nemesi è il ragazzino di 10 anni che senza aver studiato marketing digitale riesce a ottenere risultati migliori dei suoi.

 

#3 Il PR donna.

Il PR di solito è uomo, ma la tanto sospirata parità ha creato una nuova categoria di promotori donna. Le mansioni del PR donna restano immutate ma lei si può avvalere di armi di distruzione di massa che l’uomo non possiede. Per dipanare ogni dubbio stiamo parlando del broncino: “dai vieni nel mio locale, altrimenti ci resto male”. La sua nemesi è la fidanzata del maschio che cerca di intortare.

 

#4 Il PR di se stesso.

Non può mancare in questa breve rassegna il PR di se stesso. Una versione post moderna dei proletari che possedevano solo i figli, lui non ha nemmeno quelli quindi si dedica esclusivamente a sé. Se lo fa bene riuscirà ad arrivare a quel momento della carriera lavorativa in cui il suo capo si accorge di aver assunto un giovane il cui unico talento è vendersi. La sua nemesi è la vita.