Jurassic Park è in Veneto: la FABBRICA dei DINOSAURI

«Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l'uomo, l'uomo distrugge Dio, l'uomo crea i dinosauri»

Credits: Facebook @DIMADinoMakers

Quando in Jurassic Park Ian Malcolm diceva che «Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri». c’era andato abbastanza vicino. Quello che non sapeva, è che gli uomini sarebbero stati due. A pochi km da Venezia, la fabbrica dei dinosauri. 

Jurassic Park è in Veneto: la Fabbrica dei Dinosauri

Se siete stati bombardati dalla cultura pop anni ’90 come me, vedere un rotolo di alluminio alimentare vi farà subito pensare a un—povero—pollo sballottato tra fontane e strade, pensare al Crystal Ball vi farà pizzicare il naso per quel chimicissimo e per niente piacevole odore, e leggere la parola “dinosauro” farà scattare nella vostra testa la colonna sonora di J. Williams. Che ho ovviamente ascoltato in loop mentre scrivevo quest’articolo.  


Perché non solo si parla di dinosauri, qui, ma anche di come vengono costruiti—avete letto bene, costruiti—in un piccolo comune tra Venezia e Treviso, da due uomini che hanno fatto di una passione il loro lavoro. Benvenuti al Jurassic Park Di.Ma.

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# Di.Ma. – La Fabbrica dei Dinosauri

«Siamo umili costruttori di animali preistorici…… nulla più.»
Scrivono così Antonio Massaro e Domitru Bita, i volti dietro Di.Ma,—che sta per Dino Makers—, un’azienda nata due anni fa a Fossalta di Piave, che crea dinosauri. Si tratta di un grandissimo capannone come ce ne sono tanti nella zona artigianale del piccolo comune; al di là del cancello automatico, però, ecco che avviene la magia. 

Credits: Facebook @DIMADinoMakers

I due soci—e unici operatori dell’azienda—provengono dal mondo delle realizzazioni scenografiche, e da quando hanno deciso di mettersi in proprio, si sono specializzati in un settore che ha pochi concorrenti nel mondo. Antonio ha studiato al liceo artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti, mentre Domitru è un autodidatta formatosi sul campo in anni di esperienza.



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Entrambi si avvalgono della consulenza del paleontologo Simone Maganuco che, oltre a collaborare con il museo di Storia Naturale di Milano, si occupa di aiutare i paleoartisti Antonio e Domitru con dettagliate informazioni e modelli a sostegno del progetto di un dato esemplare. Il preferito del paleontologo? Lo spinosauro, spiega Maganuco, «perché è una di quelle ricostruzioni per le quali sono proprio andato a cercare i fossili. Sono fossili che arrivano dal Sahara marocchino, e sono fossili che abbiamo scavato, studiato, pubblicato, che abbiamo disegnato, e che poi abbiamo trasformato in un modello a grandezza naturale». Lo spinosauro è un dinosauro carnivoro con la passione per l’acqua, estinto più di 100 mila anni fa, e che i due paleoartisti di Fossalta hanno ritratto nella sua “adolescenza”, facendogli raggiungere un’altezza di quasi 10 metri. 

# Dal disegno alla realizzazione

Nel loro laboratorio, Antonio e Domitru si muovono tra mezzi busti, modelli, calchi e pezzi di dinosauro sparsi per il capannone di circa 600 m². Se avete mai visto la replica di un dinosauro in qualche museo sparso per il mondo, vi sarete chiesti quanto lavoro e che tecniche ci siano dietro. 

A spiegarlo, è lo stesso fabbricatore di dinosauri, Massaro, in un intervista per GEDI Visual. «Per realizzare un dinosauro—dice Massaro—ci vogliono anche due mesi e mezzo». Tutto inizia con la progettazione di un file 3D, che viene poi stampato e trasferito su blocchi di polistirolo. Una volta pronti, i due paleoartisti iniziano a ricoprire il polistirolo con creta, tanta, tantissima creta—fino a 1000kg per ricoprire un’opera intera. Successivamente, con strumenti da scultore, i due si cimentano nei dettagli, fedeli alle ricostruzioni ottenute dai fossili. Ma questo serve solo a creare lo stampo, che servirà poi alla «replicazione del soggetto in un materiale molto più durevole, che è la vetroresina».
Quando l’opera sarà finalmente fuori dallo stampo, si procede a dipingerla: Di.Ma. si rifà alle colorazioni di animali esistenti per mantenere attendibilità e fedeltà all’opera realizzata.  

# Nomi e numeri

Di.Ma. invia molte delle sue opere presso vari musei europei che ne fanno richiesta.
«Stiamo lavorando per diversi musei in Germania», ricordano, tra cui il museo di Storia Naturale di Kassel e il Lokschuppen di Rosenheim. Un tilosauro e uno spinosauro, invece, sono stati richiesti dall’acquario di Copenaghen. «In Italia siamo in collegamento con Isernia, museo di storia naturale, che ci ha chiesto un orso delle caverne e un Megalocero, un cervo gigante». 

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La produzione annuale di modelli di animali preistorici e animali in generale e di circa 10 all’anno per l’azienda di Fossalta. I tempi di attesa sono in media di 1 o 2 mesi a seconda della dimensione e lavorazione per singola opera. Le riproduzioni vanno dai circa 2 metri fino a oltre 15 metri di altezza, tutti a grandezza naturale. I modelli sono realizzati per musei e parchi tematici, anche se non sorprende scoprire che, in rari casi, anche qualche privato ne richieda qualcuno. I costi? Dai 10mila ai 40mila euro per opera realizzata. 

 

Fonte: GEDI Visual, La Nuova Venezia

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Giada Grasso

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Giada Grasso
Classe 1987, nasco a Catania, vivo a Venezia, e parlo toscano. Per riscattare una parlantina alquanto solida, mi laureo in Comunicazione e mi specializzo in Scienze del Linguaggio. Mi piace viaggiare, anche e soprattutto con la mente, e spaziare tra i più disparati interessi: canto, continuo a studiare lingue che mi stimolino, programmo, leggo libri di neuroscienze e sociologia, medito nel tempo libero, fotografo quando trovo la luce colpire gli oggetti nel modo giusto, pettino una gatta che non vuole saperne di essere acconciata.