«Milano, ti ho voluto tanto bene ma È ORA DI LASCIARCI»

Lo sfogo dello scrittore: "ti ho voluto tanto bene, Milano, e penso che sia sempre meglio lasciarci che non esserci mai incontrati"

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Lo sfogo di Paolo Manfredi su glistatigenerali.com: oggi, a 45 anni, si guarda intorno e non riesce più a riconoscersi nella Milano che lo circonda.

«Milano, ti ho voluto tanto bene ma È ORA DI LASCIARCI»

# «Milano, ti voglio bene ma…»

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Se c’è un filo conduttore che predomina una parte della cronaca milanese in questi ultimi mesi, questo è il numero di personaggi che manifestano due posizioni inconciliabili: l’amore per Milano e il desiderio di lasciare questa città.
È il turno dello scrittore Paolo Manfredi, che proprio ieri ha consegnato il suo sfogo personale a “Gli Stati Generali”.

Milanese, interista, 45enne, si auto presenta come «moderatamente soddisfatto e piuttosto ottimista». Un personaggio non nuovo alle polarizzazioni estreme: ha costruito la sua professione intorno alla passione per manifattura e innovazione, due elementi apparentemente opposti.
In una lettera aperta, mette sul tavolo altri due sentimenti molto forti, l’amore per Milano che lo porterà probabilmente a lasciare questa città.

Vediamo quali sono le ragioni che lo inducono a questa scelta per certi aspetti drammatica. 

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# Civiltà enogastronomica sostituita da locali “di merda”

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La riflessione di Paolo Manfredi prende spunto dalla notizia della definitiva chiusura del Pont De Fer. Lo storico locale milanese, «uno dei pochi presìdi di civiltà estetica ed enogastronomica» in una zona che Manfredi oggi descrive come «teoria dei locali di merda che sono diventati i Navigli».
Espressioni sicuramente forti, dettate da sentimenti altrettanto potenti verso Milano, che l’autore ha modo di esprimere nel suo ragionamento.

Manfredi si presenta come un milanese flâneur, cui piace percorrere la città a piedi. Nelle sue lente passeggiate, in cui si dedica a capire come Milano sta ripartendo dopo il Covid, non vede più gli esercizi storici che c’erano nel 2019, ma incontra dehors e locali nuovi che hanno in comune solo le scelte “cheap”, quasi sempre legati al food. Una scoperta che Manfredi ritiene «poco edificante».

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# Il gigantesco stomaco urbano che si nutre di una offerta “cheap”

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Milano se la vivi girando per le strade è per Paolo Manfredi un «gigantesco stomaco», che viene nutrito da un’infinita schiera di offerte culinarie, quasi mai diversificate. Poke a pranzo e aperitivo a cena, le scelte dei più giovani.
Nella sua analisi, il 45enne autore si scaglia contro l’imprenditoria “mordi e fuggi”, la corrente di locali che aprono, approfittano dei ricarichi spaventosi e con una vita media dell’attività pari a 18 mesi.
Manfredi poi calca la mano sulla qualità dei prodotti legati a queste attività, giudicando i cocktail scadenti.
Ma è la domanda che crea quest’offerta? Oppure sono i giovani milanesi che si adattano a consumare le offerte “cheap”?

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# The place to be: sempre meno accessibile per chi non è ricco e non vive in centro

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Ma il problema di Milano non è solo il degrado della sua offerta culinaria. Milano è “the place to be”, è la città dove si viene per studiare, per costruire un progetto di vita, di famiglia.
Ma è una città che, secondo Manfredi, allontana dalle zone “bene” tutti coloro che non hanno la forza economica di poter stare nei quartieri che contano.
Il mercato immobiliare è ripartito, la domanda di alloggi è altissima, così come la pretesa economica per soddisfarla.

Non solo il mercato immobiliare esclude. La politica milanese sta creando, secondo Paolo Manfredi, le condizioni per rendere il semplice possesso dell’auto, un bene extra lusso, imponendo «una colossale manomissione delle leggi del mercato», ad esempio trasformando i parcheggi in boulevard.

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# Nuove sacche di milanesi (e non) ai margini

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Il cuore della meditazione che Paolo Manfredi affida al web, è che se questa città continuerà imperterrita a macinare impresa, basandosi sul mercato immobiliare che nessuno osa mettere in discussione, si instaureranno le dinamiche pre-Covid. Cioè quelle in cui solo chi è potenzialmente facoltoso, potrà permettersi di acquistare la casa e stabilirsi a Milano.
Tutti gli altri, giunti con la «speranza di farsi digerire dal gigantesco stomaco urbano» potranno anche farcela, oppure dovranno accontentarsi e accomodarsi un po’ ai margini.

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# Bisogna fermarsi e rallentare

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L’autore dello sfogo intravede, in questa ripartenza, un cane che si morde la coda. Famiglie e studenti che vengono a Milano in cerca di fortuna, ma che «spendono troppi soldi per stare vicino alla fonte di quegli stessi soldi».
Bisogna fermarsi, rallentare e «introdurre qualcosa che accompagni o modifichi gli eventi e faccia ripartire la macchina».

Che ne è del progetto annunciato dall’attuale Amministrazione, sul lavoro buono per la classe media, che fine hanno fatto le iniziative di rilancio per la manifattura a Milano?

Manfredi pone queste domande ad un’Amministrazione in cui dichiara di aver creduto, di aver sostenuto, ma in cui sembra non ritrovarsi oggi.
Tanto che confida apertamente che si appresta a raccogliere tutto il suo dolce affetto, preferendo amare da una certa distanza, non vivendoci più.
Appena possibile.

Così conclude la sua amara lettera: “Però ti ho voluto tanto bene, Milano, e penso che sia sempre meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.”

Fonte: Gli Stati Generali

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LAURA LIONTI

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Laura Lionti
Tecnico del suono milanese, nata da milanesi importati dalla Sicilia. Il mio quartier generale è sempre stato il Gallaratese con i suoi giardini e il verde, difeso a volte a spada tratta. Sogno che Milano si candidi a luogo ideale per creare un laboratorio a cielo aperto che ricerchi e trovi la soluzione per le Smart Cities, Città e comunità sostenibili: obiettivo 11 degli SDGs

1 COMMENTO

  1. Nato a Milano 72 anni fa, Medico di Famiglia in pensione . . . purtroppo TUTTO VERO, la mia città più passa il tempo e più peggiora; non bastano tante brave persone che si prodigano per i tanti (e sempre di più) che hanno bisogno; per alcune cose siamo messi meglio della maggior parte delle città italiane MA esser messi meglio NON VUOL DIRE che siamo messi BENE.
    I milanesi sono divisi in due, come sempre ed in ogni dove, ma sempre più nettamente: da una parte i ricchi, sempre più numerosi, e dall’altra gli “ALTRI”, sempre di più. I nostri governanti hanno manie di grandezza, come LE OLIMPIADI INVERNALI: Milano ci guadagna? quali milanesi o pseudo-milanesi? Imprenditori, ristoratori, albergatori, quelli che fanno già parte dei ricchi . . . e GLI ALTRI? pagano sempre più tasse, più multe assurde, lavoro mal pagato, burocrazia asfissiante, traffico alle stelle, smog in aumento. GLI ALTRI non ne hanno alcun beneficio! Questo è ESSERE PRESI PER IL CULO! Locali di merda sui Navigli? Milano sta diventando una merda! Basta guardare le sue strade (fuori dal centro naturalmente): piene di merda di cani! Andate a vedere città come Vienna, Salisburgo, andate a vedere cittadine e paesini di Olanda, Germania, Portogallo ed anche paesi e cittadine italiane . . . e poi ne riparliamo. Andate a vedere come vivono più rilassati, per esempio, i viennesi: altro che bel vivere italiano: non esiste più. L’esempio dei bar: in Austria ed in Germania la gente non può prendere il caffè in piedi, al banco: occorre sedersi al tavolo e si viene serviti, con calma: nessuna coda al banco, con furbetti che cercano di essere serviti prima del loro turno . . .
    E questo è solo un esempio per piccole cose, per non parlare delle grandi . . . un’altra volta.

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