Le fiammate del Salvator Mundi

Dal governante che si presenta come salvator mundi i cittadini tendono ad accettare qualunque cosa, anche quelle democraticamente più aberranti, per l’idea che non ci sia nessuna alternativa a lui

Salvator Mundi, Leonardo

Il Salvator Mundi, l’ultimo quadro libero da collezioni pubbliche di Leonardo Da Vinci, è stato battuto all’asta per la cifra di record di 450 milioni di dollari, riportando alla ribalta il tema dell’uomo che salva il mondo.

Tema che ha caratterizzato il dopoguerra con i supereroi americani, rafforzando l’idea dell’uomo forte al comando in antitesi con il concetto di intelligenza collettiva innato nella democrazia.


L’uomo forte viene spesso usato in modo schizofrenico dai media per denigrare le dittature ma auspicare la sua affermazione in caso di emergenza.
Per risolvere la questione, gli antichi romani avevano uno stato di emergenza che durava solo sei mesi in cui veniva eletto un dictator che aveva il compito di salvator mundi.

In certi paesi questo ruolo momentaneo diventa permanente, adducendo come motivazione che non c’è nessun altro in grado di espletare quel compito.
Dal governante che si presenta come salvator mundi i cittadini tendono ad accettare qualunque cosa, anche quelle democraticamente più aberranti, per l’idea che non ci sia nessuna alternativa a lui.

Il salvator mundi è derivato dalla tradizione cattolica per cui un singolo uomo viene giudicato come salvatore e che da lui dipenda la fortuna della comunità. Invece in altre tradizioni, come quelle nordiche, il governante è chi si assume la responsabilità di valorizzare l’intelligenza collettiva e di condurre la nave secondo le esigenze dell’equipaggio. Come dice la parola stessa “governare” significa tenere in ordine, condurre, non imporre la propria opinione sugli altri.



La figura del salvator mundi in politica conduce sempre a un fallimento proprio perché riduce l’intelligenza della comunità a un fattore personale, oltre a proiettare sulla propria funzione dei poteri soprannaturali in una visione sciamanistica del governo.

Se ripercorriamo gli ultimi secoli, la storia occidentale è la metafora della perdita di potere dell’uomo forte. L’evoluzione della società avviene proprio attraverso la scomparsa della figura del salvator mundi e l’ascesa dell’intelligenza collettiva.

In un periodo in cui i salvatori del mondo auspicano una informazione non democratica ricordiamo che le fiammate di ritorno dell’uomo forte si sono sempre concluse tragicamente.

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