5 motivi per cui il VIRUS l’è minga de MILAN

Ancora nessuno è riuscito a definire l'identità del Covid-19, è certo che non sia milanese. Ecco 5 motivi per cui il Covid "l'è minga de Milan".


Per chi anche nei periodi cui non vuole smarrire il sorriso, ecco 5 motivi per cui Covid-19 non è milanese.

5 motivi per cui il VIRUS l’è minga de MILAN

#1 Non è sempre al TOP

Il Covid19 a seconda delle zone e delle stagioni, ha una virulenza altalenante. Il virus milanese sarebbe sempre all’apice con una potenza costante. Da instancabile lavoratore non permetterebbe un calo di performance. Sempre al top senza cali di prestazione.

#2 Se la prende con le persone fragili e indifese

Il virus milanese attaccherebbe solo scansafatiche e baluba ma mai farebbe del male a anziani e indifesi che a Milano, la città col coer in mann, hanno sempre trovato sostegno e protezione. Sicuramente lascerebbe uno strascico nelle persone contagiate che si ritroverebbero ad alzarsi presto la mattina per correre da qualche parte con l’impellente esigenza di lavorare.


#3 Non ha stile

Il virus milanese avrebbe il TM perché orgoglioso delle sue particolarità e mai e poi mai accetterebbe imitazioni. Avrebbe una forma diversa dal coronavirus classico che vediamo in tutte le foto, risponderebbe a dei canoni estetici raffinati o, al limite, le escrescenze sarebbero a forma di guglie del Duomo. Unico e irripetibile. 

#4 É troppo poco selettivo

Anche all’estero avrebbe rispetto per alcune categorie e certamente non andrebbe a contagiare nazioni che già soffrono per altri problemi. Si guarderebbe bene dall’attaccare quella parte di mondo, il cosiddetto terzo mondo. Tutt’al più qualche loro avido rappresentante, perché oltre che corretto sarebbe estremamente selettivo.

#5 La tira troppo per le lunghe

Nel momento in cui ha portato a termine il proprio compito si autoeliminerebbe senza lasciare traccia. Nessuno potrebbe mai isolarlo e studiarlo, tanto meno riprodurlo artificialmente. Non la tirerebbe così troppo per le lunghe, se ne sarebbe già andato prima di dare così tanto fastidio. Ma pronto a riproporsi per prendersela con i troppi lazzaroni in giro, ripresentandosi più splendido che mai



ROBERTO BINAGHI

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.