🔴 Anche l’ARTE in GUERRA: l’Ermitage rivuole le opere prestate all’Italia

Il conflitto russo-ucraino non si sta limitando a rimescolare gli equilibri solo economici e politici, ma anche quelli culturali


La Russia ha fatto sapere all’Italia che si possono considerare conclusi i rapporti di collaborazione tra il museo Ermitage di San Pietroburgo e la Galleria d’Arte e il Palazzo Reale di Milano: entro fine marzo ogni opera d’arte prestata all’Italia dovrà tornare in Russia. Le tensioni internazionali e le sanzioni legate alla guerra in Ucraina hanno ripercussioni ormai in ogni ambito, compreso il mondo della Cultura e dell’Arte.

Anche l’ARTE in GUERRA: l’Ermitage rivuole le opere prestate all’Italia

# La lettera all’Italia: RESTITUITE le nostre opere d’arte

Saranno più di venti le opere che dovranno lasciare il nostro paese, tra cui olii su tela di Tiziano e di Giovanni Cariani, la scultura di Canova “L’anonimo alato” e lo splendido tavolo a mosaico Giornate romane di Michelangelo Barberi. 


Già dalla prossima settimana i musei milanesi si mobilitano a imballare e spedire al mittente le opere d’arte, dopo che il direttore dell’Ermitage, nella lettera inviata al nostro paese, ha espresso tolleranza, essendo consapevole che “questa decisione vi creerà grande dispiacere ed inconvenienti […]”. Frase alla quale il ministro della Cultura Dario Franceschini ha risposto con la repentina sollecitazione alla mobilitazione ai musei milanesi: “ […] mi pare evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite“.

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# La “CANCEL CULTURE” colpisce anche Tchaikovsky

Il britannico “The Guardian” ha parlato di “cancel culture”, cioè una forma moderna di ostracismo che prevede un filtraggio della cultura da diffondere.

Infatti, le conseguenze del conflitto e della pubblicazione della black list di Putin sulla Cultura non si limitano alla fine delle collaborazioni tra i musei di Milano e San Pietroburgo.



La Cardiff Philharmonic Orchestra, con sede in Galles, Inghilterra, Francia e Svizzera, ha deciso di rimuovere dal programma il compositore russo Tchaikovsky e la sua composizione “Ouverture 1812”. È stato dichiarato dal direttore Michael Bell “innappropriato” mantenerlo in cartellone. 

Anche a Milano sono accaduti casi simili: ha fatto scalpore la sospensione all’Università Bicocca del corso su Dostoevskij dello scrittore e russista Paolo Nori, così come l’esclusione alla Scala del direttore d’Orchestra Gergiev e, per reazione, l’abbandono del soprano Anna Netrebko. 

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# Bersaglio anche la CULTURA POPOLARE

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La Russia viene esclusa anche agli Eurovision, il famoso contest musicale che si tiene ogni anno. Gli organizzatori della competizione, in seguito alla sollecitazione da parte della Tv di stato ucraina, hanno deciso di escludere la Russia in quanto “aggressore e violatore del diritto internazionale” e la sua partecipazione andrebbe contro il motivo per cui il contest venne ideato dopo la Seconda Guerra Mondiale: unire l’Europa.

Gli organizzatori hanno inoltre dichiarato che rimarranno “impegnati a proteggere i valori di una competizione culturale che promuove lo scambio e la comprensione internazionale, riunisce il pubblico, celebra la diversità attraverso la musica e unisce l’Europa su un unico palco“.

Continua a leggere con: A Milano l’ “ARTE NON NEI MUSEI”: il tour di teatri e cinema dove ammirare opere d’arte

ALICE COLAPIETRA

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