🛑 Non poteva mancare la VARIANTE “MILANESE”: ecco perché è unica al mondo

Da uno studio della Statale di Milano è stata identificata una nuova variante del Covid-19, unica al mondo. Che cosa comporterà?

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Il coronavirus continua a cambiare e potrebbero esserci circa 4.000 varianti in tutto il mondo. Ma quella individuata dalla Statale di Milano è diversa. Non riguarda la proteina spike, ma la Orf-6 e potrebbe derivare da un processo di variazione “intraospite” del coronavirus.

Non poteva mancare la VARIANTE “MILANESE”: ecco perché è unica al mondo

# Una ricerca della Statale di Milano ha individuato una nuova variante del coronavirus

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Le mutazioni presentate dal patogeno e già documentate sono moltissime e non si riducono solo a quelle “più famose” individuate nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile.


È sulla base di questa premessa che alcuni ricercatori della Statale di Milano, in collaborazione con l’Istituto Clinico di Città Studi di Milano, hanno informato sulla nuova mutazione del Sars-CoV-2, identificata in due medici dell’ospedale Maggiore Policlinico di Milano che avevano contratto il virus a marzo.

# La variante “milanese” interessa l’alterazione di una proteina diversa. Quindi, anche le conseguenze cambiano

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Considerando il numero di varianti in tutto il mondo, non si tratta di una notizia di per sé allarmante.

Ma, a differenza della maggior parte dei casi documentati, la variante “milanese” appare diversa. Infatti, non riguarda la proteina spike, utilizzata dal virus per legarsi alle cellule e penetrare al loro interno.



Bensì interessa la proteina Orf-6 del linguaggio B1.1, che, in questo caso, risulta essere mancante di 6 aminoacidi. Questa alterazione, pur non agendo sulla capacità di infettare, potrebbe avere conseguenze sull’evoluzione clinica della malattia, modificando i meccanismi patogeni del Covid-19 e la nostra risposta immunitaria.

# Un caso da monitorare per capire i suoi sviluppi

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Si tratta sicuramente di un caso da monitorare, studiando come il Covid-19 si manifesta e come agisce su altri eventuali casi.

Dunque, non si sa se sia una delle tante o se possa avere una conseguenza nella diffusione del virus, ma i ricercatori sottolineano “l’importanza del monitoraggio di tutte le mutazioni che Sars-CoV-2 accumula, anche di quelle che coinvolgono le regioni regolatorie, ad oggi meno studiate, ma che costituiscono più della metà del genoma virale”.

# L’importanza del sequenziamento del virus per “individuare le varianti prima che diventino un focolaio”

Non è un caso se il ministero della Salute ha ribadito con una circolare l’importanza del sequenziamento del virus.

Questo viene ripreso anche da Massimo Galli, ordinario di malattie infettive alla Statale di Milano e primario dell’ospedale Sacco, secondo il quale “le varianti sono un problema che va affrontato con più attenzione rispetto a quanta ne è stata dedicata fino ad oggi, va rafforzato il sistema di sequenziamento. L’approccio dovrebbe essere individuare le varianti prima che diventino un focolaio“.

Infatti, il nostro unico vantaggio è monitorare tempestivamente eventuali nuove caratteristiche del virus ed agire subito.

Fonte: www.wired.it

Continua la lettura con: QUANDO a Milano si VIVEVA col COVID: CHI È la DONNA MALATA tre mesi prima di Codogno

ALESSIA LONATI

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1 COMMENTO

  1. Non sapete più cosa inventare dite tutte queste cazzate. A questo punto città per città a la sua variante chi è di Torino è quella torinese, che è di Novara è quella Novarese, ecc….

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