Dai Beat ai Punk: il DECENNIO della CONTROCULTURA a Milano

Il microcosmo dei movimenti a cavallo tra la fine degli anni '60 e dei '70

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Credits culturedeldissenso.com - Mondo Beat

Nei movimenti giovanili degli anni Settanta la componente della cultura underground rimase una costante, come affermava nel 1984 Primo Moroni. Parte tutto dal beat, fenomeno che inizia negli Stati Uniti con la poesia della beat generation già nei primi anni Cinquanta, per poi arrivare al punk. Vediamo il microcosmo di questi movimenti a cavallo tra la fine degli anni ’60 e dei ’70.

Dai Beat ai Punk: il DECENNIO della CONTROCULTURA a Milano

# I “capelloni”: il fenomeno dei beat negli anni ’60

Credits culturedeldissenso.com – Mondo Beat

I primi fenomeni legati alla controcultura si vedono a Milano a partire dalla prima metà degli anni ’60 con i beat, di estrazione sociale in prevalenza più proletaria, legati a quello della beat generation nata nei primi anni ’50 negli Stati Uniti. Alcuni poeti della beat generation, tra cui Burroughs, Ginsberg, Corso e, in seguito, Kerouac, approdano a Parigi per poi spostarsi successivamente anche in altre città europee, compresa Milano.

Lo stile di vita comunicato dalle poesie è fondato “sulla rivendicazione della libertà personale contro i valori condizionanti e autodistruttivi della società consumistica.” Molti giovani, influenzati dal sistema valoriale del beat, portano i capelli lunghi come dissenso dalle norme di comportamento di una società che giudicano borghese e conformista e in Italia si guadagnano l’appellativo di “capelloni”.

Il primo ritrovo ufficiale, dopo quelli di piazzale Brescia e in centro prima presso la stazione di Cordusio e poi sotto il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, è uno scantinato in via Vicenza denominato “la Cava”. Diviene subito punto di riferimento per il movimento beat in Italia anche per la sua rivista “Mondo Beat”. L’iniziativa più importante del gruppo fu la realizzazione di “Barbonia City“, un grande campeggio libero utilizzato dai tanti giovani senza dimora e indigenti e che mostra il lato meno noto del beat italiano e lontano dal mondo più borghese che rappresentava.

# I Provo e gli hippies

All’interno del movimento beat nascono alcune forme di protesta come quelle dei Provo, da cui si origina il più vasto fenomeno conosciuto nell’immaginario collettivo come hippie. A queste si affiancano i movimenti dei situazionisti e degli anarchici.

# Il Re Nudo vuole diventare una vera e propria forza controculturale

Credits martinamaritop IG – Re Nudo

Dal beat milanese germoglia il giornale “Re Nudo” di Andrea Valcarenghi con l’obiettivo di non disperdere il patrimonio ideale e culturale del movimento underground. Nel settembre 1973 venne organizzato a Milano un congresso dal titolo “Oltre l’underground” con l’intenzione di superare una pratica di lotta minoritaria, avanguardistica e divenire una vera e propria forza controculturale in grado di saper incidere nelle dinamiche del movimento.

# Macondo, pensato come un luogo di “incontro, aggregazione, comunicazione del movimento”

Macondo nasce nel 1977 in via Castelfidardo 7 per iniziativa di Mauro Rostagno, allora ex militante di Lotta Continua in seguito ucciso in un agguato mafioso in Sicilia nel settembre 1988, come un locale che si proponeva quale luogo di “incontro, aggregazione, comunicazione del movimento”. L’idea era quella di superare la mera dimensione di rivista e di divenire un più rilevante centro di elaborazione controculturale.

Al suo interno si trovavano “un ristorante, un bar, negozi di artigianato, un cinema, una biblioteca e poi una scuola di danza, collettivi fotografici, grafici, audiovisivi” ed era frequentato “dagli intellettuali, i sottoproletari della cintura, i ragazzini scappati di casa a 15 anni, i radical-chic, i poveri e i ricchi, quelli delle classi alte e quelli delle classi basse e quelli che non avevano classe”.

# I Circoli del proletariato giovanile

La breve esperienza dei Circoli del proletariato giovanile, durata appena un paio d’anni dal 1975 al 1976, era sempre legata a quanto creato da Re Nudo. Si distinguevano come l’ala creativa del movimento e ponendo come imprescindibile momento rivoluzionario il motivo della festa e dell’happening.

# L’arrivo del fenomeno punk alla fine degli anni ’70

Il punk arriva a Milano verso la fine degli anni ’70, per la precisione nel 1977, ma stenta ad affermarsi tra i movimenti giovanili in quanto osteggiato dai movimenti politici di sinistra che lo vedono legato al fascismo per via dell’utilizzo di alcuni simboli e modi di vestire riconducibili a quell’ideologia. Il 9 dicembre 1978 si tiene a Milano il primo festival punk italiano all’interno della Palazzina Liberty nel parco di Largo Marinai d’Italia. Il movimento diverrà strutturato solo agli inizi degli anni ’80 con l’esperienza dello spazio occupato Virus di via Correggio 18.

Fonti: Culturadeldissenso.com, rivista.clionet.it

Continua a leggere: Dagli anni ’70 agli anni DIECI: il SIMBOLO di Milano in OGNI DECENNIO

FABIO MARCOMIN

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Fabio Marcomin
Giornalista pubblicista. Laurea in Strategia e Comunicazione d’Impresa a Reggio Emilia. Il mio background: informatica, marketing e comunicazione. Curioso delle nuove tecnologie dalle criptovalute all'AI. Dal 2012 a Milano, per metà milanese da parte di madre, amante della città e appassionato di trasporti e architettura: ho scelto Milano per vivere e lavorare perché la ritengo la mia città ideale.