A 71 anni Radetzky si innamorò di una lavandaia milanese di 29 anni (che gli diede 4 figli)

Una storia d'amore che influenzò anche la storia di Milano

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Un ricordo in chiaroscuro quello per Radetzky a Milano. Per gli amanti del Risorgimento è il diavolo, per i nostalgici della Milano asburgica è invece una grande figura dell’Ottocento, tanto da dedicargli uno dei locali più alla moda. Quello che non tutti sanno è il suo amore per Milano e per le milanesi. 

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A 71 anni Radetzky si innamorò di una lavandaia milanese di 29 anni (che gli diede 4 figli)

Radetzky fu molto attaccato a Milano, dove visse una buona parte della sua vita e dove morì a 91 anni nel 1859.

# Sconfitto alle Cinque Giornate

Nel marzo del 1848 il feldmaresciallo austriaco Joseph Radetzky era a capo delle forze austriache che occupavano Milano, allora parte del Regno Lombardo-Veneto controllato dall’Impero austriaco. Il 18 marzo 1848, scoppiò la celebre rivolta popolare, con gli insorti che si scontrarono con le truppe austriache per cinque giorni. La rivolta culminò nella battaglia finale del 22 marzo, quando i milanesi riuscirono a cacciare da Milano  le truppe austriache. Dopo il “tradimento” dei torinesi, però, gli austriaci e Radetzky fecero ritorno a Milano. Durante l’insurrezione Radetzky scelse il ritiro piuttosto che usare le armi pesanti contro i milanesi. Una decisione su cui sembra aver influito l’amore. Non solo per Milano. 

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# La milanese e la Schnitzel

Credits yara65smile IG – Cotoletta

Si narra infatti che la sua compagna lo indusse a evitare di utilizzare le potenti artiglierie contro gli insorti delle cinque giornate del 1848.

A quasi settant’anni il feldmaresciallo si era invaghito di Giuditta Meregalli, lavandaia di 29 anni di Sesto San Giovanni. Per oltre vent’anni furono amanti e la donna gli diede quattro figli.

Oltre a influenzarlo nelle scelte militari, la Meregalli era anche un’ottima cuoca e riuscì a convincere il generale della superiorità della cotoletta sulla Wiener Schnitzel.

Chissà se il generale avrebbe mai immaginato di restare nell’immaginario dei milanesi come locale culto per gli aperitivi.

Continua la lettura con: 10 cose in cui Milano è rimasta asburgica

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