l luoghi FISICAMENTE più CURIOSI di Milano

7 luoghi fuori dal comune di cui forse non conoscevi l’esistenza, ma che ora dovrai per forza visitare

credits: milano da vedere

Milano è una continua scoperta, bellezze nascoste e particolari insoliti si possono ritrovare in ogni angolo della città, spesso però qualche dettaglio può sfuggire all’occhio non allenato. Ecco che per essere pronto per la prossima passeggiata esplorativa ti svelo 7 dei luoghi più curiosi di Milano di cui probabilmente non sapevi l’esistenza, ma che ora dovrai per forza visitare.

l luoghi FISICAMENTE più CURIOSI di Milano

#1 Il castello di carte più solido di sempre

credits: @lotusgreen
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Quante volte da bambini ci siamo ritrovati a fantasticare immaginando draghi sui palazzi della città, case fatte di zucchero filato e piccoli gnomi circolare acanto a noi. Come diceva Pascoli bisognerebbe sempre guardare alla vita con gli occhi di un fanciullo e sorprenderci per le piccole cose. In questo caso Milano ci da una mano e per rimanere a bocca aperta ti basta andare all’incrocio tra viale Berengario e via Benedetto Brin, passeggiando tra i suoi edifici residenziali non potrai che sorprenderti vedendo un vero castello di carte!


Si, dico davvero, un castello di carte, ma di quelli che neppure vento e pioggia possono abbattere. Questa piramide dall’apparenza precaria da le spalle a castello Pozzi, edificio costruito nel 1929 dal Cav. del Loro Claudio Tridenti Pozzi, il re della moda milanese dal 1876, e che ospita molte collezioni private. Il significato dell’opera è avvolto nel mistero e forse è proprio in esso che risiede il suo fascino.

Sembrerebbe che l’opera sia nata dal desiderio di celebrare il genio Fiorucci, il suo marchio e quello di Missoni, ma allo stesso tempo unire l’arte e la moda e mostrarla a tutti. Insomma, il castello di carte di via Berengario vuole essere un gioco per l’immaginazione e la creatività, ognuno è libero di immaginarsi ciò che desidera e tornare bambino.

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#2 Villa Invernizzi, l’oasi dei fenicotteri milanesi

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Ci spostiamo, Ora stai passeggiando nel Quadrilatero del Silenzio circondato dalla pace di questo quartiere residenziale, ormai ti sei lasciato alle spalle la frenesia caotica della città e stai ammirando le facciate dei palazzi stile liberty da cui sei circondato. Ad un tratto senti un brusio, come un fischiettare, ti avvicini e districandoti tra le foglie intravedi delle piume rosa, metti a fuoco… –dei fenicotteri a Milano?!

Ebbene si, tua insaputa i flamingos sono arrivati in città, e da ben più di cinquant’anni! Ma in che modo, volando? Gli antenati degli attuali esemplari arrivarono nella City grazie a Romeo Invernizzi, proprietario della villa, che oltre ad essere un abile imprenditore era amante di natura e animali.  Sebbene molto affezionato alla sua vita di campagna, un giorno il Cavalier Invernizzi decise di assecondare la moglie nel trasferirsi in città, ma ad un’unica e ben chiara condizione: l’importazione dal Sud America di una colonia di fenicotteri rosa direttamente nel suo giardino.

Ed è così che in Via dei Cappuccini 7 arrivarono questi esemplari esotici che donarono un tocco di magia e pace alla villa e ai suoi proprietari. Se siete a Milano non potete non passare a sbirciare dalle siepi per ammirarli gironzolare nel loro habitat urbano. Infatti, i discendenti dei fenicotteri degli anni 70 sono presenti tutt’oggi grazie alla Fondazione Invernizzi, attuale proprietaria della villa ereditata direttamente dai signori Invernizzi con la clausola di prendersi cura dei loro stravaganti animali da compagnia.

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#3 M2, la linea che fa le capriole

Credits: moovit

Efficienza, velocità e praticità. Quando si pensa alla metropolitana nell’immaginario collettivo ritroviamo la sua funzionalità pur rimanendo associata ad un semplice mezzo. Un posto oscuro dove scendere con le scale mobili (mi raccomando mantenendo la destra se no si viene caciati da Milano). Insomma, la metro è quel tramite che si usa quotidianamente con il telefono in mano e senza darci troppa attenzione, in fondo si è sottoterra, cosa mai ci potrà essere di così interessante. E invece sei nella City neanche la metro può essere banale.

Infatti, se per caso prendi la metro M2 tra Famagosta e Assago o a nord Est a Cimiano rimarrai stupito nel vedere come si diverta a salire e scendere passando da sottoterra alla luce del sole. Ed è così che, anche dai vetri della metro, potrai dar sfogo alla tua curiosità e godere del panorama di Milano e non più solo quello dello schermo del tuo smartphone.

Ma le capriole della M2 non sono finite: pochi sanno che nel tratto che va da Cascina Gobba a Cologno Nord non è solo in superficie, ma addirittura sopraelevata. L’unico tratto della metropolitana milanese nel quale si è adottata tale soluzione.

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#4 Coloris, un villaggio globale stilizzato

Coloris

E se poi decidi di cambiare e dalla metro verde passi alla lilla arriverai alla fermata Tre Torri e passeggiando troverai lui: Coloris. Forse in pochi lo conoscono per nome, ma se sei stato in City Life è impossibile che non ti sia fatto scattare una foto vicino. Quest’opera dalla forma bizzarra è un’altra curiosità di Milano a cielo aperto.

L’opera è stata realizzata da Pascale Marthine Tayou ed è composta da una pavimentazione in calcestruzzo nella quale sono stati piantati circa cento pali metallici di color pastello dove all’estremità è posizionato un uovo. Il nome lascia poco alla fantasia, ma ciò che forse non immaginavi è il significato sottostante questa scultura contemporanea. Infatti, l’opera desidera chiamare l’attenzione su problemi sociali come le migrazioni con il desiderio di un futuro villaggio globale senza confini precisi.

La base raffigura la terra, i pilastri colorati sono segno di unione tra i popoli, ma le uova? Sono l’enigma della scultura, rifacendosi ai simboli esoterici hanno significato di rinascita. Si può dire che Coloris rispecchi perfettamente l’idea di una Milano slanciata verso il futuro, senza però dimenticare il passato. Allora, hai già aperto la fotocamera?

#5 Le ossa della chiesa San Bernardino, la conosci la leggenda?

Chiesa di San Bernardino alle Ossa. Credits: @lavy.92 IG

Come avrai ben capito Milano racchiude in sé posti davvero sui generis e il luogo che scoprirai ora oltre a farti rimanere a bocca aperta ti metterà i brividi! Decorazioni fatte con teschi e vertebre, stipiti delle porte incorniciati da femori, no non è il set di un film horror, ma l’Ossario della Chiesa di San Bernardino alle Ossa.

Vicinissimo al Duomo, è una delle chiese più insolite e strane di Milano. La cappella contenente tutte le ossa è raggiungibile direttamente dall’ingresso. Procedendo verso destra si apre un piccolo ambiente a pianta quadrata ospitate una nicchia che ospita la statua della Madonna Addolorata inginocchiata presso Gesù morto. Le pareti, quasi interamente ricoperte da crani e ossa umani, creano un’atmosfera lugubre e allo stesso tempo misteriosa. I resti appartengono probabilmente ai morti dell’ospedale del Brolo dedicato alla cura dei lebbrosi e alle salme traslate dai cimiteri seicenteschi soppressi, mentre i teschi sopra la porta d’ingresso appartenevano ai condannati a morte.

Vorresti sapere un’altra macabra curiosità? Una leggenda narra che il 2 novembre, Giorno dei Morti, una bambina, i cui resti si trovano presso l’altare dell’ossario, torna a vivere trascinando gli altri scheletri in una danza spettrale. Visitare questa chiesa non è di certo per chi è debole di stomaco!

#6 L’Oreggia, molto più di un citofono

Credits: @dilyalondon
Citofono orecchio

Milano non smette di stupire ed è così che a due passi dalla villa dei fenicotteri ti aspetta un’altra bizzarra sorpresa: il primo citofono d’Italia! Insomma, mi dirai, dopo aver visto fenicotteri, un castello di carte e una chiesa ricoperta di ossa, cosa potrà mai avere di sorprendente un citofono, certo una bella invenzione. Ma non è finita qui, perché non ti ho ancora raccontato della sua insolita forma ad… orecchio!

Si, hai sentito bene il primo citofono d’Italia è un orecchio ed è anche una prestigiosa opera d’arte. Ci troviamo a Casa Sola Busca, in via Serbelloni 10 (chiamata dagli amici “Cà dell’Oreggia”), pensa a tutti gli ospiti che per entrare dovevano suonare e parlare ad una gigante orecchia di bronzo.

L’ideatore di questa originale scultura è Adolfo Wildt, famoso esponente dell’Art nouveau italiana. La realizzò negli anni Trenta e da all’ora è soprannominato l’oregiàt  (l’orecchiaio) per la sua passione certamente fuori dal comune. Ormai, far visita alla così detta “oreggia” è una meta d’obbligo, non solo per chi ricerca gli artefatti più stravaganti, ma anche per chi crede nella sua leggenda. Si dice che chiunque si avvicini e gli sussurri un desiderio, un giorno lo vedrà realizzarsi, beh tentar non nuoce!

#7 Le case igloo di via Lepanto, Siberia o Milano?

E per finire il nostro tour dei luoghi più curiosi di Milano non potevano mancare le case igloo di via Lepanto. Ci siamo spostati a nord, ma non così a nord come pare, non siamo in Siberia, bensì nel quartiere Maggiolina, a ridosso del villaggio dei Giornalisti.

È qui che tra palazzi stile liberty e ampi parchi possiamo trovare queste insolite costruzioni ideate dall’architetto Mario Cavallè. Costruiti nel 1946, gli otto igloo di cemento, furono una brillante risposta al bisogno di alloggio delle famiglie sfollate a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Essi originariamente erano delle unità abitative provvisorie che grazie alla loro tecnica di costruzione a pianta circolare permettevano la massima libertà nella sistemazione degli spazi. Purtroppo, nonostante la loro efficienza, ebbero vita breve e sei di loro vennero abbattuti negli anni Sessanta.

Ma grazie al pronto intervento dell’architetto Luigi Figini oggi possiamo ancora ammirarne due esemplari e fantasticare su come sarebbe viverci. Insomma, chi se lo aspettava che fosse possibile ritrovare degli igloo anche in mezzo a Milano. E tu, ci abiteresti?

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SARA FERRI

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Laureanda in scienze psicosociali della comunicazione all’università Milano-Bicocca. Nutro da sempre un forte interesse per la psicologia, la filosofia e tutto ciò che riguarda la società. Sento il bisogno costante di comunicare, di scoprire nuove realtà e sono alla continua ricerca della bellezza collaterale. Per questo cerco di sperimentare ogni forma di espressione artistica, suono il basso in una band e amo viaggiare. Credo nella continua evoluzione e nel cambiamento e spero un giorno di poter contribuire a migliorare la vita delle persone anche attraverso la scrittura.