Il TOUR dell’ORRORE: i 7 LUOGHI più MACABRI di Milano (mappa)

Scopriamo quali hanno segnato in modo tragico la storia di Milano


Milano nasconde tra vie, piazze e edifici un lato macabro che non tutti conoscono. Scopriamo quali sono i luoghi più inquietanti.

Il TOUR dell’ORRORE: i 7 LUOGHI più MACABRI di Milano (mappa)

#1 Villa Triste, teatro di torture a partigiani e antifascisti 

Villa Triste

Villa Fossati in via Paolo Uccello (MM Lotto), attualmente gestita dalle Suore Immacolate dell’Addolorata, nasconde una storia alquanto macabra. Sede di un reparto speciale della polizia repubblichina guidata da Pietro Koch, nel 1944 venne chiamata “Villa Triste”. Nei suoi sotterranei venivano torturati partigiani e antifascisti e si narra che le loro urla di dolore risuonavano fin sulla strada. Alla fine della guerra la famiglia Fossati rinunciò ad abitarla e la donò alle suore.


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#2 Stretta Bagnera, la strada del primo serial killer italiano

Stretta Bagnera

Via Bagnera è la via più stretta di Milano tristemente famosa per essere stata teatro del primo seriale killer italiano, un tale Antonio Boggia, il quale uccise 4 persone e le nascose in una cantina. Il modus operandi era sempre lo stesso: le vittime venivano avvicinate, uccise a colpi d’ascia e alla fine smembrate o murate. La via si trova in pieno centro storico, nei pressi di Via Torino, e ancora oggi passandoci si respira un’aria inquietante.



 

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#3 L’appartamento di via san Gregorio 40, il massacro di una madre e tre figli a colpi di spranga

Credits streetview google – Via San Gregorio 40

In un appartamento nella zona di porta Venezia al civico 40 di via San Gregorio, il 30 novembre del 1946, fu scoperto un orrendo massacro: una donna e i suoi tre figli, di 7 e 5 anni e un altro di 10 mesi, erano stati trovati ammazzati a colpi di spranga. L’accusa cadde su Caterina Fort, detta Rina, amante di Pippo Ricciardi, proprietario del negozio dove l’assassina lavorava come commessa, marito della moglie ammazzata e padre dei tre figli trucidati. Un evento macabro che sconvolse la città da poco uscita dalla distruzione della Seconda Guerra Mondiale.

 

#4 San Bernardino alle Ossa, con le pareti rivestite da ossa umane

Chiesa di San Bernardino alle Ossa. Credits: @lavy.92 IG

L’Ossario di San Bernardino è senza dubbio uno dei luoghi più macabri di Milano. Risalente al 1210, la cripta che possiede è rivestita interamente da ossa umane. Fu scelto questo luogo per deporre le ossa del vicino cimitero in esubero. Dopo la distruzione dell’ossario e della chiesa di San Bernardino nel 1695, a causa del crollo del campanile di Santo Stefano su di essi, fu ricostruito nel 1776. Da allora tutto è rimasto immutato.

 

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#5 Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, luogo della strage che diede il via agli “anni di piombo”

strage piazza fontana
Strage piazza fontana

Il 12 dicembre 1969 alle ore 16.37 una bomba con 7 chili di tritolo esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana. La sala era piena di clienti, in maggioranza provenienti dalla provincia, 16 persone rimasero uccise e altre 87 ferite. Un’altra bomba inesplosa fu ritrovata nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala, e altre esplosero a Roma senza provocare morti. Tre giorni dopo, con la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelle precipitato da una finestra della questura di Milano, tra i primi fermati per la strage, iniziarono ufficialmente gli “anni di piombo”.

 

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#6 Il Piccolo teatro, caserma di comando della Legione Autonoma Muti dove furono torturati i partigiani

Credits Piccolo Teatro – Piccolo Teatro

Durante la Repubblica di Salò, l’attuale “Piccolo Teatro” di via Rovello era la caserma del comando della famigerata “Legione Autonoma Muti” che aveva altre quattro caserme in città. Lo spazio occupato dal comando era quello dei locali del dopolavoro del comune di Milano, dove gli oppositori venivano torturati. Fu sempre la Muti, insieme alla Guardia Nazionale Repubblicana, a comporre il plotone di esecuzione che fucilò i 15 partigiani in piazzale Loreto.

Lo stato dell’edificio al termine della guerra era così agghiacciante, che i tre futuri fondatori del Piccolo Teatro, Giorgio Strehler che fu partigiano, Paolo Grassi e la moglie Nina Vinchi, esitarono parecchio e furono dubbiosi sino all’ultimo se aprire la loro “avventura teatrale” in luogo così orribile. Oltre al disfacimento generale dell’edificio infatti, i camerini erano stati trasformati in celle, i muri imbrattati di sangue e con i nomi dei partigiani giustiziati. 

#7 Piazzale Loreto, il massacro e la gogna dei partigiani e del Duce Benito Mussolini, con l’amante e i gerarchi fascisti

Credits lefotografiechehannosegnatolastoria.it – Mussolini e gerarchi nazisti appesi, Piazzale Loreto 1945

Piazzale Loreto è tristemente noto per due macabri episodi. Il primo fu la fucilazione di 15 partigiani prelevati dal carcere di San Vittore all’alba del 10 agosto 1944, da un plotone di esecuzione composto da militi fascisti del gruppo Oberdan della legione Ettore Muti guidati dal capitano Pasquale Cardella agli ordini del comando tedesco. In seguito i cadaveri, a scopo intimidatorio, vennero lasciati esposti sotto il sole della calda giornata estiva, coperti di mosche, fino alle ore 20 circa.

Stessa sorte, ancora più brutale, venne riservata il 29 aprile 1945 a Benito Mussolini, alla sua amante Claretta Petacci e a 16 gerarchi fascisti. Dopo essere stati uccisi a colpi di mitra e pistola, i corpi vennero lasciati distesi sul piazzale e riempiti di calci, pugni e sputi dalla folla accorsa. Infine i cadaveri furono appesi a testa in giù alla pompa di benzina che qui si trovava, e sottoposti al pubblico scempio.

 

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FABIO MARCOMIN

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Laurea in Strategia e Comunicazione d’Impresa a Reggio Emilia, ICT & Marketing è il mio background. Curioso del futuro e delle tecnologie più innovative: Bitcoin, cryptovalute e blockchain sono le parole che mi guidano da alcuni anni. Dal 2012 a Milano, per metà milanese da parte di madre, amante della città e appassionato di trasporti e architettura: ho scelto Milano per vivere e lavorare perché la ritengo la mia città ideale.