A MILANO c’è un luogo dove si CENA completamente al BUIO

Una food experience unica nel suo genere che stimola i 4 sensi, ad eccezione della vista

credits: Milano Pocket

Tra i 5 sensi, per l’uomo, quella della vista è il più importante. È il senso al quale noi ci “appoggiamo” maggiormente. In un certo modo, i nostri occhi possono essere definiti come “le telecamere del cervello” che ci permettono di fare quasi ogni cosa, di percepire il mondo attraverso le immagini che il nostro cervello elabora attraverso i nostri occhi. Spesso, tendiamo a darla un po’ per scontata.  “Da quando apriamo gli occhi al mattino fino a quando li richiudiamo alla sera, la vista ci sembra un processo del tutto naturale; eppure, coinvolge strutture e organi complessi – come gli occhi e il cervello – e un’entità ancora parzialmente sconosciuta, la coscienza”.

È il senso dominante che, insieme all’udito, ci permette di cogliere il maggior numero di stimoli esterni così come percepire pericoli con largo anticipo.


C’è però un luogo, a Milano, che permette a chi visita di privarsi di questo senso per qualche ora, affidandosi solamente agli altri 4. Si avrà solo udito, tatto e olfatto a disposizione per orientarsi, oltre ad un bastone.

Foodurist ci racconta i dettagli di questa esperienza così particolare.

A MILANO c’è un luogo dove si cena completamente al BUIO

# Una passeggiata in totale OSCURITÀ

credits: dialogonelbuio.org

Si chiama “Dialogo nel Buio” ed è un percorso sensoriale in completa oscurità che trasforma una semplice passeggiata o una cena con gli amici in un’esplosione di suoni, odori e sapori. Allestita nel 2005 all’Istituto dei Ciechi di Milano in Via Vivaio,7, la mostra-percorso non è una simulazione della cecità, come fa notare il sito dialogonelbuio.org. Bensì, è un invito a sperimentare sé stessi, imparare a fare affidamento su altri sensi non meno importanti e capire “come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce”.



# L’incontro che ha portato alla ricerca di nuove forme di comunicazione

credits: passin.it

Il percorso nasce a Francoforte nel 1988 da Andreas Heinecke. L’incontro con un collega giornalista non vedente sconvolse il suo modo di vedere il mondo e la sua percezione della realtà e della quotidianità, portandolo a ricercare nuove forme di comunicazione altrettanto efficaci, capendo l’importanza dell’uso di tutti gli altri sensi.

Così, nacque l’idea del “Dialogo nel Buio”, un’iniziativa che punta a superare ogni barriera tra persone vedenti e non vedenti. Da Francoforte, Heinecke, si spostò a Milano realizzando il primo allestimento a Palazzo Reale nel 2002 e, successivamente, all’Istituto dei Ciechi nel 2005, ottenendo più di 110mila visitatori.

# Lasciarsi guidare dai propri SENSI

credits: Milano Pocket

L’assenza di visibilità può essere disorientante i primi minuti del percorso, ma una volta abituati, tutti gli altri sensi inizieranno a prendere il sopravvento e lavorare contemporaneamente per sostituire quello mancante. Un gruppo di massimo 8 persone viene guidato attraverso diversi ambienti che richiamano scene di vita quotidiana, svelando altri modi possibili di percepire l’ambiente esterno.

Il bar è la tappa finale dove si avrà la possibilità di sperimentare anche con il cibo, attraverso un’esplosione di odori e sapori da gustare secondo un’altra prospettiva. Senza vedere i piatti, sarà l’olfatto a stuzzicare il palato in maniera estremamente coinvolgente. Successivamente, il gusto prenderà il suo posto. Ogni boccone significa riscoprire gusti e combinazioni di sapori a cui prima, forse, non si prestava grande attenzione.

# Alla riscoperta delle piccole cose

credits: corriere.it

Un’esperienza unica che porta con sé un grande insegnamento: “la vita anche per chi non vede non è vuota né triste. È, per alcuni aspetti, semplicemente diversa.” È un invito a ritornare a godersi le piccole cose, i dettagli della nostra vita, a volte, guardandoli sotto un altro punto di vista, sperimentandoli in maniera differente.

“Prima di questa esperienza, pensavo che non vedere significasse perdersi il bello delle cose. Un po’ come vivere a metà, senza riuscire a godersi appieno la quotidianità o a condividere i momenti più piacevoli della propria vita. Mi sbagliavo. Avevo dimenticato l’importanza dei dettagli, quelli che non si possono vedere con gli occhi, ma soltanto attraverso tutti gli altri sensi.”

Fonte: Foodurist

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SELENE MANGIAROTTI

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