Non è solo BRUTTO

The Fuorisalone

Ad aprile Milano diventa il centro del mondo. Dopo l’aperitivo del MiArt arriva il momento clou dell’anno, il Fuorisalone. Centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo vengono ad ammirare la nostra città. E’ un periodo in cui tutti quanto noi vogliamo che la nostra città faccia bella figura e si mostri al mondo in tutto il suo splendore. 

porta venezia: com'era
porta venezia: com’era

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Invece ecco che arriva una sorpresa. Andate a Porta Venezia. Provate a guardare ciò che è stato fatto sui caselli daziari di Porta Venezia, liberate la mente da pregiudizi o ideologie, lasciatevi guidare solo dalle sensazioni fisiche ed estetiche, di piacere o di orrore.

Siamo una delle città che hanno reso gloria al rinascimento, dove si viene da tutto il mondo per imparare la bellezza. E noi cosa facciamo, rivestiamo una delle nostre opere d’arte urbana con un’installazione, neppure originale, che mortifica l’estetica? Ok, si dirà, che occorre capire il messaggio, di coprire di sacchi di cacao i caselli neoclassici, che trasmette l’importanza della migrazione, della globalizzazione e della circolazione di merci e persone attraverso i confini e le nazioni e bla bla bla. Tutto molto interessante, ma la questione è: siamo sicuri che chi guarda una delle nostre bellezze secolari rivestite di sacchi saprà cogliere il significato che questo artista, o chi lo ha voluto, gli ha voluto dare?

Ieri abbiamo pubblicato questo post ed è emerso che la maggior parte delle persone sottolinea la nazionalità dell’artista come elemento da considerare per la valutazione dell’opera. A questo punto mi chiedo: può essere che il significato che si trasmette, o che viene percepito, sia l’opposto di quello desiderato? Ossia lasciare che un artista, che arriva da lontano, copra di sacchi di cacao una bellezza della nostra città, potrebbe creare rigetto, specie in chi non ha la profondità culturale o la voglia di cogliere messaggi sofisticati. Cioé, lasciare che un artista straniero faccia quello che molti giudicano una bruttura nei confronti della propria città, invece di promuovere la tolleranza rischia di generare fastidio nei cittadini e, quindi, ancora più intolleranza. 

Credo che un messaggio realmente inclusivo sarebbe stato quello di chiedere ad uno o più artisti stranieri di valorizzare le nostre bellezze, rispettando la nostra identità, arricchendola con la loro diversità. Questo il messaggio da trasmettere anche con l’arte a chi vuole venire a vivere nella nostra città, una città che accoglie a braccia aperte chiunque rispetti la nostra mentalità e che si dia da fare per renderla migliore.

ANDREA ZOPPOLATO

#DistrictTour
Come In Un Bosco

1 COMMENTO

  1. uno schifo. dal punto di vista paesaggistico e dal punto di vista artististico.
    Concedere le nostre bellezze architettoniche come tavolozza per scempi creati da persone che giustamente hanno la loro cultura, ma non rispettano la nostra, è una delle scelleratezze di una giunta sinistrata mentalmente. Di questo passo vedremo il duomo coperto da un cartonato che riproduce una moschea. Il primo passo per l’integrazione è il rispetto, ma il rispetto va PRETESO innanzi tutto da chi si inserisce. Detto da un italiano che vive in Egitto
    A commento di Andrea qui sopra chiedo solo (per non polemizzare) Miglioramento?? E questo schifo lo vedi come un miglioramento? Ma per l’amor di Dio…. abbiamo un patrimonio artistico invidiato in tutto il mondo, non permettiamo che venga trattato come una discarica di periferia

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