I 2 chilometri di MAC MAHON, la via che attraversa mondi diversi

Via Mac Mahon è un'arteria alberata percorsa dal tram 12. Inizia in piazza Diocleziano e termina in piazza Castelli: è lunga quasi 2 km e per percorrerla dall’inizio alla fine si impiegano circa 20 minuti

via mac mahon
Via Arimondi | Credits: flickr.com

Via Mac Mahon è un’arteria alberata percorsa dal tram 12. Inizia in piazza Diocleziano e termina in piazza Castelli: è lunga quasi 2 km e per percorrerla dall’inizio alla fine si impiegano circa 20 minuti. La via fa parte del Municipio 8 e in pratica collega zona Sempione, una dei quartieri più chic di Milano, al rione di Villapizzone che, fino a poco tempo fa era un quartiere dormitorio della periferia milanese, in cui regnavano l’abbandono e il degrado, passando attraverso la Ghisolfa.

Il viaggio ha inizio: la zona in grande fermento

La parte elegante della via va da Diocleziano fino a poco dopo la traversa di Principe Eugenio. Qui si vedono bei palazzi di recente costruzione con ampi spazi verdi all’interno. Un tempo cornice di diverse boutique di lusso, oggi questa parte di Mac Mahon gode della vicinanza con le nuove aree commerciali come il Portello e City Life. Appena prima di Principe Eugenio ha sede il Teatro Out-Off e fino a pochi anni fa c’era la Pasticceria Excelsia, un locale elegante con i tavolini dove fermarsi per l’aperitivo. A pochi passi da qui c’è Villa Simonetta con il suo parco, che oggi è sede della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado”. Quasi di fronte alla Villa c’è la galleria di Lia Rumma, la più importante gallerista italiana di arte contemporanea, per intenderci colei che espone le opere di Marina Abramovich.

L’area post industriale verso Monte Ceneri

Proseguendo verso viale Monte Ceneri, Mac Mahon diventa un po’ più anonima. Le case risalgono al primo Novecento e gli originari abitanti della zona iniziano a condividere gli spazi con famiglie cinesi, arabe e anche sudamericane. I negozi sono più radi, con una grande concentrazione di sale giochi, centri massaggi, qualche piccola bottega alimentare etnica e un kebabbaro. Appena prima dell’incrocio con la circonvallazione, si trova la sede storica di Radio Popolare mentre dall’altra parte di Mac Mahon c’è Via Arimondi, dall’aria decisamente postindustriale, con i suoi vivaci graffiti.

via mac mahon
Il Tram 12 | Credits: flickr.com

Edilizia popolare e immigrazione sudamericana

L’ultimo tratto della via fino a Piazza Castelli, caratterizzato dall’edilizia popolare tipica del dopoguerra, è popolato perloppiù da famiglie arabe e cinesi ma è la comunità sudamericanala più numerosa. Alcuni degli anziani proprietari vivono ancora qui e ultimamente hanno preso casa in questa zona giovani attirati dai prezzi convenienti e dal fatto che la zona è ben servita dai mezzi pubblici. Oltre allo storico tram 12 che porta in centro, ci sono gli autobus della circonvallazione e il passante alla stazione di Villapizzone.

All’altezza di piazza Castelli sorgeva il quartiere popolare di Campo dei Fiori. Ora c’è un parco intitolato a Giovanni Testori, che proprio qui ha ambientato qui uno dei suoi racconti più popolari, La Gilda del Mac Mahon.

Il senso di comunità ritrovato

Fra il 2015 e il 2016 la via è stata alla ribalta delle cronache cittadine: gli abitanti si sono coalizzati per difendere i 180 olmi che rischiavano di venire abbattuti a causa dei lavori di rifacimento della sede tranviaria. In quella occasione, forse per la prima volta, i residenti si sono uniti intorno ai binari del tram, forse l’unica nota di continuità di tutti quei due chilometri di strada dalle molte facce. Da questa esperienza è nata l’associazione Vivi la Mac Mahon e Dintorni che ogni anno organizza la festa del quartiere.

 

SOFIA MARI

 

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Sofia Maria Bernadette Mari
Ho studiato Scienze Politiche qui a Milano e Lingua Cinese a Pechino, dove ho vissuto fra il 1995 e il 1999. I miei interessi ruotano intorno alle scienze sociali, le lingue, le scritture, i segni, la pittura. Il prossimo febbraio mi laureo all'Accademia di Brera. Oggi la mia curiosità è stimolata dalla progettazione sociale. È una disciplina cha sta rapidamente prendendo piede, una combinazione fra sociologia, architettura e immaginazione. Ma per me è una fusion di visioni collettive, arte e sogno. Milano è la mia città. Apparentemente grigia e indifferente, negli ultimi anni è diventata sempre più vivibile e amabile: mostra i suoi colori senza chiasso. Come me ha diverse anime: ha ispirato i miei interessi e ha sempre reso facile coltivarli. Con Milano Città Stato, Milano mi ha conquistato un'altra volta.

1 COMMENTO

  1. Sono nato nel 1960 a Villapizzone e non sono d’accordo con lei con la descrizione che lei si è permessa di fare della zona dove vivo e dove vivevano i miei nonni e bisnonni, ho dimenticato tantissime cose e soprattutto si è permessa di definire Villapizzone un quartiere dormitorio, solo con questa affermazione i veri abitanti della zona hanno capito che lei ha descritto una zona molto piacevole di Milano con macroscopiche inesattezze, dimenticavo tutta la zona denominata Goccia dove c’erano i gasometri, dove mio papà ha lavorato per 40 anni è adesso la nuova sede del Politecnico e del Mario Negri centro di eccellenza per la ricerca medica , cordialmente la saluto
    Fulvio Rassetti

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