La forza della discriminazione

La discriminazione porta spesso all’effetto opposto, ossia di rinforzare il gruppo che si vuole indebolire o a volte anche eliminare

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Ultime preghiere dei martiri cristiani (1875-1885). Dipinto di Jean-Léon Gérome, collocato presso Walter Art Gallery, Baltimora

La discriminazione porta spesso all’effetto opposto, ossia di rinforzare il gruppo che si vuole indebolire o a volte anche eliminare.
Questo per diversi motivi.

Il primo è che genera un senso di appartenenza e di unione su un tema particolarmente sentito in persone che magari non avevano nulla in comune fino ad allora.
Il secondo motivo è che queste persone che si sentono in pericolo cercano di organizzarsi per difendersi al meglio contro chi le attacca.
Il terzo è che più la discriminazione si fa aggressiva e penalizzante, più si genera una forza contraria. Riuscire a mantenere la propria posizione nonostante attacchi sempre più pesanti allena alla resistenza e finisce con il dare più fiducia agli emarginati.

Queste ragioni spiegano come mai nella storia quasi sempre i gruppi discriminati, che non sono stati eliminati, sono diventati più potenti e spesso hanno sostituito nel comando quelli che li attaccavano.

Si parla in questo periodo di adottare discriminazioni di ogni tipo contro chi non è allineato alla politica dominante. Questo potrebbe far emergere forze nuove e trasversali, con estrazioni sociali ampie e competenze varie, in grado di prendere il potere e di sostituire le attuali forze politiche.

Più forte sarà la discriminazione, più forza avrà il gruppo contro cui la maggioranza indirizza le sue debolezze.

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