#71 – La “FETTA di TORTA”: il PALAZZO più STRANO di Milano

Girando di poco l'angolo ci si trova di fronte a quella che potrebbe sembrare un'illusione ottica

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Credits Urbanfile - Fetta di Torta

Foto copertina: Urbanfile

Zona nord-ovest di Milano. C’è un piccolo edificio che, se non gli si presta la dovuta attenzione o ci si sta passando vicino in auto, non desterà particolare attenzione. Girando di poco l’angolo però ci si trova di fronte a quella che potrebbe sembrare un’illusione ottica. E invece è tutto reale.

La “FETTA di TORTA”: il PALAZZO più STRANO di Milano

# Il contesto storico

Credits: wikipedia.org – Corpi Santi

La “fetta di torta” è una palazzina di soli due piani costruita circa cento anni fa in uno stile tendente al classico ma lontano anni luce da buona parte dell’architettura storica di Milano. Siamo in via Panfilo Nuvolone 52, strada trasversale alle arterie via Gallarate e via Espinasse, a ovest della Bovisa. 

Quando nel lontano 1869 la frazione di Garegnano fu aggregata a Musocco, famoso per il Cimitero Maggiore a sua volta diventato quartiere di Milano nel 1923, il piccolo lotto di terreno sede della futura Fetta di Torta si trovava nell’estrema periferia della città, nel territorio appartenuto un tempo al comune di Musocco (il cui centro era l’attuale piazza Santorre di Santarosa con tanto di municipio,) dove si trovava la Certosa che poi non lontano da qui diede il nome al famoso viale. La casa venne realizzata con ogni probabilità sul finire del secondo decennio del Novecento, risultando quindi già nel Comune di Milano. E questo cambiò le carte in tavola.

# Le stranezze della Fetta di Torta

Ph. Urbanfile.org– Fetta di Torta

Il motivo per cui questo edificio venne costruito in un modo così originale deriva infatti da un piano regolatore che non era più quello di un comune esterno alla città ma quello del capoluogo stesso: si prevedeva infatti che via Panfilo Nuvolone dovesse incrociare via Ludovico di Breme formando un angolo retto, ma il progetto rimase irrealizzato perché nel frattempo fu ottenuta l’edificabilità da parte del proprietario dell’epoca, che si oppose alla modifica dell’immobile costringendo la via Nuvolone a non piegarsi sul percorso previsto ma a proseguire dritta in direzione di via Gallarate.

Ph. Urbanfile.org

La particolarità di questa costruzione bizzarra è che se viene osservata da un punto di vista di via Ludovico di Breme la palazzina pare composta dalla sola facciata, come fosse una quinta teatrale a causa della sua triangolare planimetria. La “fetta” di terreno è interamente occupata dalla costruzione, uno strettissimo trapezio con un angolo acuto (33 gradi) tanto da indurre a chiederci come abbiano potuto costruirvi sopra una casa. Nel corso del tempo poi sulla parete cieca è stata aperta una porta per il sottotetto e realizzata una scala a chiocciola in ferro battuto che parte da una grande terrazza.

 

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# La cugina sabauda: la Fetta di Polenta

credits: hari_sheldon IG – Casa Scaccabarozzi

Se la Fetta di Torta di via Nuvolone rappresenta il fiore all’occhiello di una platonica e non convenzionale architettura milanese, è bene ricordare che a Torino esiste una cugina che è stata soprannominata Fetta di Polenta.

Casa Scaccabarozzi infatti è uno storico edificio situato nel cuore del quartiere Vanchiglia e la sua particolarità legata a doppio filo al nome è prima di tutto il color giallo ocra che a Milano di certo non manca (la famosa tonalità “Giallo Milano”,) ma soprattutto che a differenza della Fetta di Torta ha una forma trapezoidale e decisamente sottile, con uno degli spessori laterali che misura solo cinquantaquattro centimetri. Qui però abbiamo più certezze sia sulla data (1840) sia sull’origine del nome, in quanto la Fetta di Polenta all’anagrafe è registrata come Scaccabarozzi, dal cognome della nobildonna moglie dell’architetto. A quanto pare i cugini piemontesi sono stati più precisi di noi e meritano un premio. Peccato che la Scaccabarozzi fosse originaria di Cremona.

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CARLO CHIODO

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Carlo Chiodo
Nasco a marzo del 1981. Milanese moderno, ostinato e sognatore, alla costante ricerca di una direzione eclettica di vita. Laurea in Lingue e Comunicazione, sono appassionato di storia contemporanea, amante del cinema e del surf da onda. Dopo il romanzo d'esordio (Testa Vado Croce Rimango, 2016) ho pubblicato con Giovane Holden edizioni una silloge di racconti (Diario di Bordo, 2020).