Il “SOTTO-QUARTIERE” FABIO FILZI: il “punto di rottura” del razionalismo di Milano

Un micro quartiere con uno stile inconfondibile

Credits: ordinearchitetti.mi.it quartiere Fabio Filzi

In tutte le città del mondo esistono quartieri e zone che si caratterizzano per qualcosa. A Londra c’è Notting Hill, a Parigi Montmartre, a Berlino il Mitte, a Madrid La Latina. A Milano ci sono Brera, Isola, NoLO, San Siro e Città Studi. Insomma ogni quartiere, che sia italiano o estero, ha le sue caratteristiche che lo rendono unico e affascinante. A Milano c’è anche un “sotto-quartiere” che forse dovrebbe avere una maggiore fama. Andiamo a scoprirlo

Il “SOTTO-QUARTIERE” FABIO FILZI: il “punto di rottura” del razionalismo di Milano

E’ raro che all’interno di un quartiere ci sia un sotto quartiere. Una porzione di terra che in passato era stato oggetto di studio e di riqualificazione, una zona su cui si puntava molto, dove si è anche riuscito a realizzare qualcosa, ma che col tempo non ha mantenuto salde le proprie aspettative.


 # La nascita: un “Punto di rottura” negli anni venti

Credits: pinterest.com
quartiere fabio filzi Milano

Siamo in pieno ventennio, l’Istituto Fascista Case Popolari (Ifacp) promulga un progetto allo scopo di provvedere alla costruzione di alloggi popolari ed economici da destinare alle categorie operaie e/o alle piccole classi medie. Un progetto che viene espanso a tutto il territorio italiano e a Milano gli architetti Franco Albini, Renato Camus e Giancarlo Palanti presentano tre progetti, tra cui troviamo quello sul Fabio Filzi, che risulterà infine vincitore del bando e che ancora oggi è visibile in via Illirico (Città Studi). Il progetto, all’epoca, venne visto come un punto di rottura con i vecchi schemi edilizi, quasi un superamento dell’arte razionalista tanto in voga in quel periodo.

# Il quartiere? 5 edifici accostati molto simili tra loro

Credits: ordinearchitetti.mi.it
progetto quartiere Fabio Filzi

Gli architetti disegnarono un progetto che prevedeva la costruzione di edifici ordinati in schiere parallele, dove igiene, semplicità geometrica e risparmio sono i principi fondamentali. Il quartiere è costituito dall’accostamento di cinque palazzi molto simili tra di loro, dove all’interno sono previsti alloggi che variano dai 25 ai 55 metri quadri, tutti forniti di blocco bagno-cucinotto aperto sul soggiorno, che può fungere da sala da pranzo e da disimpegno fra le stanze. Un progetto che risultò molto all’avanguardia al tempo. Ovviamente siamo in una dittatura e quindi il regime impone agli architetti di dare ai palazzi un’impronta razionalista (che è la prima cosa che salta all’occhio passando da quelle parti).

# Gli anni successivi

Credits: liminarivista.it
set Rocco e i suoi fratelli

L’Italia, durante la guerra, subisce diversi bombardamenti che la distruggono. Quando il conflitto termina c’è una grande voglia di rinascita: bisogna ricostruire, bisogna tornare a vivere e piano piano si torna alla normalità e si arriva agli anni Sessanta, protagonisti di un vero miracolo italiano, protagonisti di una rinascita e di un’identità italiana di cui andare fieri e orgogliosi. Ripartono le attività, le fabbriche, i negozi, l’arte e il milanese Luchino Visconti inizia a girare il celebre film “Rocco e i suoi fratelli” con un immenso Alain Delon, un film che viene girato principalmente a Milano e in particolar modo alcune scene si svolgono proprio nel quartiere Fabio Filzi. A oggi quella pellicola è una testimonianza fondamentale per vedere com’era Milano negli anni Sessanta.



# Il quartiere oggi

Credits: ordinearchitetti.mi.it
quartiere Fabio Filzi

Le case realizzate tra il 1935 e il 1938 e che costituiscono il quartiere Fabio Filzi sono ancora lì, all’apparenza intatte. I suoi ingressi sono rimasti quelli storici in via Birago, viale Argonne e via Illirico e, a parte qualche piccolo intervento di ristrutturazione, non ha subito importanti stravolgimenti. La sua storia è rimasta intatta e continua a mantenere custoditi i suoi ricordi e il suo passato. Diverse critiche sono arrivate dai condomini che si sono lamentati all’ALER e al Comune di aver abbandonato il quartiere e di non averlo valorizzato come “reperto storico”.

Un passato e una storia non devono essere relegati a una semplice targhetta gialla affissa dal lato Illirico.

 

Continua la lettura con: Il QUARTIERE MUSEO che racconta la STORIA di MILANO (FotoGallery)

MICHELE LAROTONDA

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Michele Larotonda
Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Da sempre appassionato al mondo della scrittura partecipa a un corso di scrittura creativa che lo fa avvicinare al mondo del cinema scrivendo sceneggiature per alcuni cortometraggi che hanno avuto visibilità in rassegne specializzate a Milano e a Roma. Scrive e conduce il programma radiofonico I 2 della Stangata andato in onda su Radio 2.0. Nel 2018 esordisce con il romanzo IL SOGNOSCURO (Link edizioni) e il 2020 è la volta di DA UN’ALTRA PARTE (PAV edizioni). Collabora con i portali Sul Romanzo e RockShock.